Nel contesto della higher education italiana, la valutazione formativa emerge come paradigma pedagogico e culturale indispensabile per il rinnovamento della didattica universitaria e per la promozione di una qualità formativa autenticamente orientata all'apprendimento. Alla luce delle più recenti Linee Guida ANVUR (2024), che invitano gli atenei a integrare i processi di autovalutazione, riesame e miglioramento continuo in una prospettiva di corresponsabilità educativa, la riflessione pedagogica è chiamata a ridefinire il senso della valutazione come dispositivo formativo, riflessivo e relazionale. Il contributo assume come punto di partenza l'analisi da noi già proposta (Zannini, 2023) sui per-corsi di faculty development in Italia, con particolare attenzione alle pratiche valutative, mettendo in evidenza come la formazione dei docenti rappresenti oggi la condizione necessaria per un effettivo cambio di paradigma formativo nella higher education. Diversi studi, infatti, richiamano la persistenza nelle università di modelli valutativi tradizionali, centrati sull'esame finale e, dunque, sulla funzione certificativa della valutazione; modelli che non sempre rispondono alla crescente richiesta - espressa anche dal sistema AVA3 - di una valutazione trasparente, equa e coerente con i learning outcomes dichiarati nei syllabi dei corsi. In questo quadro, la valutazione formativa è interpretata come motore di sviluppo della didattica universitaria, capace di coniugare il constructive allignment (Biggs, 2003) con una visione socio-costruttivista dell'apprendimento. Questa visione promuove un'idea di qualità della valutazione che non coincide con la mera misurazione della performance dello studente, ma si fonda su processi dialogici e generativi: il feedback come pratica di accompagnamento, la peer review come strumento di riflessività condivisa, la sostenibilità valutativa come cornice di sfondo (Boud, 2000; Grion & Serbati, 2019). Il contributo discute inoltre il ruolo strategico dei programmi di faculty development, che rappresentano il contesto privilegiato per la costruzione di una nuova assessment literacy accademica, capace di integrare criteri di validità e affidabilità degli strumenti di valutazione con principi di equità, formativa non implica soltanto l'acquisizione di strumenti validi e affidabili, ma il ripensamento delle proprie rappresentazioni pedagogiche sul valore educativo del valutare, in una prospettiva di apprendimento trasformativo e continuo.
Zannini, L., Daniele, K. (2023). Valutazione formativa, faculty development e sviluppo della qualità nella higher education. Intervento presentato a: Convegno nazionale SIPed - 22-24 gennaio 2026 - L’università del futuro, il futuro dell’università. Verso un ecosistema dell’apprendimento per la promozione di una cultura della pace, della non violenza e del dialogo”, Università degli Studi di Torino.
Valutazione formativa, faculty development e sviluppo della qualità nella higher education
Zannini Lucia;Daniele Katia
2023
Abstract
Nel contesto della higher education italiana, la valutazione formativa emerge come paradigma pedagogico e culturale indispensabile per il rinnovamento della didattica universitaria e per la promozione di una qualità formativa autenticamente orientata all'apprendimento. Alla luce delle più recenti Linee Guida ANVUR (2024), che invitano gli atenei a integrare i processi di autovalutazione, riesame e miglioramento continuo in una prospettiva di corresponsabilità educativa, la riflessione pedagogica è chiamata a ridefinire il senso della valutazione come dispositivo formativo, riflessivo e relazionale. Il contributo assume come punto di partenza l'analisi da noi già proposta (Zannini, 2023) sui per-corsi di faculty development in Italia, con particolare attenzione alle pratiche valutative, mettendo in evidenza come la formazione dei docenti rappresenti oggi la condizione necessaria per un effettivo cambio di paradigma formativo nella higher education. Diversi studi, infatti, richiamano la persistenza nelle università di modelli valutativi tradizionali, centrati sull'esame finale e, dunque, sulla funzione certificativa della valutazione; modelli che non sempre rispondono alla crescente richiesta - espressa anche dal sistema AVA3 - di una valutazione trasparente, equa e coerente con i learning outcomes dichiarati nei syllabi dei corsi. In questo quadro, la valutazione formativa è interpretata come motore di sviluppo della didattica universitaria, capace di coniugare il constructive allignment (Biggs, 2003) con una visione socio-costruttivista dell'apprendimento. Questa visione promuove un'idea di qualità della valutazione che non coincide con la mera misurazione della performance dello studente, ma si fonda su processi dialogici e generativi: il feedback come pratica di accompagnamento, la peer review come strumento di riflessività condivisa, la sostenibilità valutativa come cornice di sfondo (Boud, 2000; Grion & Serbati, 2019). Il contributo discute inoltre il ruolo strategico dei programmi di faculty development, che rappresentano il contesto privilegiato per la costruzione di una nuova assessment literacy accademica, capace di integrare criteri di validità e affidabilità degli strumenti di valutazione con principi di equità, formativa non implica soltanto l'acquisizione di strumenti validi e affidabili, ma il ripensamento delle proprie rappresentazioni pedagogiche sul valore educativo del valutare, in una prospettiva di apprendimento trasformativo e continuo.| File | Dimensione | Formato | |
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