Ripensare l’università come ecosistema dell’apprendimento significa interrogarsi su come la conoscenza si formi e si trasformi nei processi formativi. Nel contesto della formazione delle educatrici e degli educatori ciò può declinarsi nell’esplorare il sapere non come patrimonio da trasmettere, ma come esperienza di ricerca condivisa. In tale orizzonte, la promozione di competenze epistemologiche si configura come esercizio di consapevolezza e di posizionamento deliberato: un modo per riconoscere le lenti attraverso cui pensiamo, interpretiamo e agiamo in educazione, interrogando ciò che appare evidente per generare saperi altri e plurali. Il percorso formativo diventa così un laboratorio di riflessività epistemica (Bourdieu & Wacquant, 1992), in cui teorie pedagogiche, prassi educative e conoscenze di senso comune possono essere esposte, interrogate criticamente e messe in dialogo nella costruzione del copione identitario del professionista educativo. La proposta di una pedagogia non-nomotetica si alimenta di una postura che non ricerca leggi universali né procedure standardizzabili, ma coltiva forme di comprensione situata che permettono di orientarsi nella complessità dei fenomeni educativi (Morin, 2000). In continuità con la tradizione critica in educazione (Fleming, 2016; Galimberti, 2025), essa accoglie l’incertezza come condizione costitutiva del conoscere, trasformando la formazione universitaria in un campo di sperimentazione riflessiva (Mortari, 2005). In questo contributo diamo concretezza a tali riflessioni a partire dall’esperienza di un insegnamento universitario di Pedagogia della Famiglia fondato sull’approccio ecosistemico-critico (Formenti & Cino, 2023). In questo contesto, studentesse e studenti – future e futuri educatrici ed educatori – sono invitati a porsi “in ricerca”, intraprendendo un percorso di trasformazione dello sguardo e di confronto con sé stessi, con gli altri e con i propri pregiudizi. La famiglia diventa così espediente epistemico, come oggetto di studio e di intervento e, al tempo stesso, campo emblematico attraversato da rappresentazioni sociali, retoriche e luoghi comuni. Un oggetto che sollecita facilmente posture nomotetiche e normative – rispetto a cosa “è”, come “dovrebbe funzionare” o come si possa “correggerla” – e che, proprio per questo, diventa terreno nel quale poter esercitare riflessività e autoriflessività, mettendo alla prova una pedagogia capace di sospendere le certezze date per scontate. Nel quadro dell’apprendimento trasformativo (Finnegan, 2019), la formazione universitaria viene qui interpretata come uno spazio dialogico in cui studenti e docenti co-costruiscono saperi interrogando le proprie cornici. In questa prospettiva, formare significa promuovere la capacità di pensare con la complessità, intrecciando rigore e immaginazione per restituire all’università la sua vocazione più profonda: essere un luogo di pensiero presente, cosciente del passato e capace di generare futuro.

Cino, D., Formenti, L. (2026). Per una pedagogia non-nomotetica. La formazione universitaria come terreno di competenza epistemologica .. Intervento presentato a: Convegno SiPed 2026 – L’Università del futuro, il futuro dell’Università, Università degli Studi di Torino Gennaio 22-24, Torino.

Per una pedagogia non-nomotetica. La formazione universitaria come terreno di competenza epistemologica .

Cino, D;Formenti, L
2026

Abstract

Ripensare l’università come ecosistema dell’apprendimento significa interrogarsi su come la conoscenza si formi e si trasformi nei processi formativi. Nel contesto della formazione delle educatrici e degli educatori ciò può declinarsi nell’esplorare il sapere non come patrimonio da trasmettere, ma come esperienza di ricerca condivisa. In tale orizzonte, la promozione di competenze epistemologiche si configura come esercizio di consapevolezza e di posizionamento deliberato: un modo per riconoscere le lenti attraverso cui pensiamo, interpretiamo e agiamo in educazione, interrogando ciò che appare evidente per generare saperi altri e plurali. Il percorso formativo diventa così un laboratorio di riflessività epistemica (Bourdieu & Wacquant, 1992), in cui teorie pedagogiche, prassi educative e conoscenze di senso comune possono essere esposte, interrogate criticamente e messe in dialogo nella costruzione del copione identitario del professionista educativo. La proposta di una pedagogia non-nomotetica si alimenta di una postura che non ricerca leggi universali né procedure standardizzabili, ma coltiva forme di comprensione situata che permettono di orientarsi nella complessità dei fenomeni educativi (Morin, 2000). In continuità con la tradizione critica in educazione (Fleming, 2016; Galimberti, 2025), essa accoglie l’incertezza come condizione costitutiva del conoscere, trasformando la formazione universitaria in un campo di sperimentazione riflessiva (Mortari, 2005). In questo contributo diamo concretezza a tali riflessioni a partire dall’esperienza di un insegnamento universitario di Pedagogia della Famiglia fondato sull’approccio ecosistemico-critico (Formenti & Cino, 2023). In questo contesto, studentesse e studenti – future e futuri educatrici ed educatori – sono invitati a porsi “in ricerca”, intraprendendo un percorso di trasformazione dello sguardo e di confronto con sé stessi, con gli altri e con i propri pregiudizi. La famiglia diventa così espediente epistemico, come oggetto di studio e di intervento e, al tempo stesso, campo emblematico attraversato da rappresentazioni sociali, retoriche e luoghi comuni. Un oggetto che sollecita facilmente posture nomotetiche e normative – rispetto a cosa “è”, come “dovrebbe funzionare” o come si possa “correggerla” – e che, proprio per questo, diventa terreno nel quale poter esercitare riflessività e autoriflessività, mettendo alla prova una pedagogia capace di sospendere le certezze date per scontate. Nel quadro dell’apprendimento trasformativo (Finnegan, 2019), la formazione universitaria viene qui interpretata come uno spazio dialogico in cui studenti e docenti co-costruiscono saperi interrogando le proprie cornici. In questa prospettiva, formare significa promuovere la capacità di pensare con la complessità, intrecciando rigore e immaginazione per restituire all’università la sua vocazione più profonda: essere un luogo di pensiero presente, cosciente del passato e capace di generare futuro.
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competenza epistemologica; formazione universitaria; riflessività epistemica; pedagogia non-nomotetica; sistemica
Italian
Convegno SiPed 2026 – L’Università del futuro, il futuro dell’Università, Università degli Studi di Torino Gennaio 22-24
2026
2026
https://www.siped.it/wp-content/uploads/2026/01/2026-01-21-Siped-Convegno-Nazionale-Torino-Programma-V7-Originale.pdf
none
Cino, D., Formenti, L. (2026). Per una pedagogia non-nomotetica. La formazione universitaria come terreno di competenza epistemologica .. Intervento presentato a: Convegno SiPed 2026 – L’Università del futuro, il futuro dell’Università, Università degli Studi di Torino Gennaio 22-24, Torino.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10281/587141
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