In our contemporary society, imagination plays a pivotal role in the education of the subjects, particularly thanks to the widespread use of technologies in the field of communication. From a pedagogical point of view, this means that the imagination stimulated by the media has an educational function. It influences learning processes, socialization, and education, thus mediating the relationship between people and social realities. Moving from these assumptions, the article adopts the category of the obscene in order to galvanize a critic reflection of the media’s imagination. More specifically, thanks to this category, the article wishes to give a theoretical recognition of the questions underlying the phenomenon of the spectacularization of sorrow, with the intent of showing some of its relevant ethical, cultural, and pedagogical implications. The notion of the obscene, in fact, helps to understand the reasons why the spreading of images related to tragic events produces moral annihilation, rather than the awakening of individual and collective consciences. This article is divided into four parts. The first part explores and problematizes some of the contemporary moral and educational drifts of the imagination. In particular, the connection between the exhibition of death and sorrow by the media and the moral attitude of the audience are the major concerns here. In the second part, a broad definition of the category of the obscene is provided in alliance with the notion of modesty. It is inevitable to call modesty in question, in order to understand the obscene: in fact, any discourse on the obscene immediately evokes modesty and vice versa. This is the hypotheses that underlies this analysis. Two historical and theoretical contexts of particular significance related to the conceptual clarification of the relationship between modesty and the obscene are therefore identified. In the third part, the theoretical framework mentioned above is adopted in order to focus on the question of the obscene in the contemporary imagination. How this imagination creates a progressive symbolical impoverishment in the outlook of the subject and how this impoverishment is connected to moral indifference towards the tragic events reproduced by the media are the focal points of this section. In the fourth part, the necessity to formulate pedagogical strategies aiming at re-educating the outlook of the subjects is explored. This is a necessary step towards a renovated ethics in the subject’s relationship with images, as well as with the texture of symbolical, social, and material relationships that such images evoke.

Nella società contemporanea, specialmente grazie alla pervasività delle tecnologie della comunicazione, l’immaginario ha assunto un ruolo di rilievo nella formazione dei soggetti. Dal punto di vista pedagogico, ciò significa che l’immaginario prodotto dai media svolge una funzione educativa. Esso influenza i processi di apprendimento, socializzazione e inculturazione, mediando il rapporto tra gli individui e la realtà sociale. Muovendo da queste premesse, nell’articolo si impiega la categoria di osceno al fine di avviare una riflessione critica sull’immaginario mediatico. In particolare, ci si pone l’obiettivo di sviluppare grazie a tale categoria una ricognizione teorica sulle questioni che sottostanno al fenomeno della spettacolarizzazione del dolore, cogliendone alcune delle più rilevanti implicazioni etiche, culturali e pedagogiche. La nozione di osceno, difatti, può aiutare a comprendere le ragioni per cui la diffusione di immagini relative a eventi tragici produce un annichilimento morale piuttosto che una presa di coscienza individuale e collettiva. Il contributo è diviso in quattro parti. Nella prima si individuano e si problematizzano alcune delle attuali derive morali e formative dell’immaginario. In essa ci si concentra specialmente sul nesso tra l’esibizione mediatica della morte e del dolore e l’atteggiamento morale dei fruitori. Nella seconda parte si definisce in termini generali la categoria di osceno, leggendola in relazione alla nozione di pudore. L’ipotesi sottesa a questo modo di procedere è che per comprendere l’osceno non ci si possa esimere dal chiamare in causa il pudore, nel senso che qualsiasi discorso sull’osceno rinvia immediatamente al sentimento del pudore e viceversa. Si identificano quindi due contesti storici e teorici che risultano particolarmente significativi rispetto alla chiarificazione concettuale del rapporto tra pudore e osceno. Nella terza parte, si utilizza il quadro teorico in precedenza delineato per soffermarsi sulla questione dell’oscenità nell’immaginario contemporaneo. In essa si mostra come tale immaginario generi un progressivo impoverimento simbolico dello sguardo dei soggetti, connesso a un atteggiamento di indifferenza morale nei confronti degli eventi tragici rappresentati dai media. Nella quarta parte, infine, si fa riferimento alla necessità di elaborare delle strategie pedagogiche finalizzate a rieducare lo sguardo dei soggetti, così da pervenire a una rinnovata eticità nel rapporto con le immagini e soprattutto con il tessuto di relazioni simboliche, sociali, materiali a cui queste rimandano.

Ferrante, A. (2015). L’oscenità dell’immaginario mediatico: riflessioni critiche e contromisure pedagogiche. METIS, 5(2), 120-132 [10.30557/MT00111].

L’oscenità dell’immaginario mediatico: riflessioni critiche e contromisure pedagogiche

FERRANTE, ALESSANDRO PETER
2015

Abstract

Nella società contemporanea, specialmente grazie alla pervasività delle tecnologie della comunicazione, l’immaginario ha assunto un ruolo di rilievo nella formazione dei soggetti. Dal punto di vista pedagogico, ciò significa che l’immaginario prodotto dai media svolge una funzione educativa. Esso influenza i processi di apprendimento, socializzazione e inculturazione, mediando il rapporto tra gli individui e la realtà sociale. Muovendo da queste premesse, nell’articolo si impiega la categoria di osceno al fine di avviare una riflessione critica sull’immaginario mediatico. In particolare, ci si pone l’obiettivo di sviluppare grazie a tale categoria una ricognizione teorica sulle questioni che sottostanno al fenomeno della spettacolarizzazione del dolore, cogliendone alcune delle più rilevanti implicazioni etiche, culturali e pedagogiche. La nozione di osceno, difatti, può aiutare a comprendere le ragioni per cui la diffusione di immagini relative a eventi tragici produce un annichilimento morale piuttosto che una presa di coscienza individuale e collettiva. Il contributo è diviso in quattro parti. Nella prima si individuano e si problematizzano alcune delle attuali derive morali e formative dell’immaginario. In essa ci si concentra specialmente sul nesso tra l’esibizione mediatica della morte e del dolore e l’atteggiamento morale dei fruitori. Nella seconda parte si definisce in termini generali la categoria di osceno, leggendola in relazione alla nozione di pudore. L’ipotesi sottesa a questo modo di procedere è che per comprendere l’osceno non ci si possa esimere dal chiamare in causa il pudore, nel senso che qualsiasi discorso sull’osceno rinvia immediatamente al sentimento del pudore e viceversa. Si identificano quindi due contesti storici e teorici che risultano particolarmente significativi rispetto alla chiarificazione concettuale del rapporto tra pudore e osceno. Nella terza parte, si utilizza il quadro teorico in precedenza delineato per soffermarsi sulla questione dell’oscenità nell’immaginario contemporaneo. In essa si mostra come tale immaginario generi un progressivo impoverimento simbolico dello sguardo dei soggetti, connesso a un atteggiamento di indifferenza morale nei confronti degli eventi tragici rappresentati dai media. Nella quarta parte, infine, si fa riferimento alla necessità di elaborare delle strategie pedagogiche finalizzate a rieducare lo sguardo dei soggetti, così da pervenire a una rinnovata eticità nel rapporto con le immagini e soprattutto con il tessuto di relazioni simboliche, sociali, materiali a cui queste rimandano.
Articolo in rivista - Articolo scientifico
In our contemporary society, imagination plays a pivotal role in the education of the subjects, particularly thanks to the widespread use of technologies in the field of communication. From a pedagogical point of view, this means that the imagination stimulated by the media has an educational function. It influences learning processes, socialization, and education, thus mediating the relationship between people and social realities. Moving from these assumptions, the article adopts the category of the obscene in order to galvanize a critic reflection of the media’s imagination. More specifically, thanks to this category, the article wishes to give a theoretical recognition of the questions underlying the phenomenon of the spectacularization of sorrow, with the intent of showing some of its relevant ethical, cultural, and pedagogical implications. The notion of the obscene, in fact, helps to understand the reasons why the spreading of images related to tragic events produces moral annihilation, rather than the awakening of individual and collective consciences. This article is divided into four parts. The first part explores and problematizes some of the contemporary moral and educational drifts of the imagination. In particular, the connection between the exhibition of death and sorrow by the media and the moral attitude of the audience are the major concerns here. In the second part, a broad definition of the category of the obscene is provided in alliance with the notion of modesty. It is inevitable to call modesty in question, in order to understand the obscene: in fact, any discourse on the obscene immediately evokes modesty and vice versa. This is the hypotheses that underlies this analysis. Two historical and theoretical contexts of particular significance related to the conceptual clarification of the relationship between modesty and the obscene are therefore identified. In the third part, the theoretical framework mentioned above is adopted in order to focus on the question of the obscene in the contemporary imagination. How this imagination creates a progressive symbolical impoverishment in the outlook of the subject and how this impoverishment is connected to moral indifference towards the tragic events reproduced by the media are the focal points of this section. In the fourth part, the necessity to formulate pedagogical strategies aiming at re-educating the outlook of the subjects is explored. This is a necessary step towards a renovated ethics in the subject’s relationship with images, as well as with the texture of symbolical, social, and material relationships that such images evoke.
Obscene, Modesty, Imagination, Media, Jean Baudrillard
Osceno, Pudore, Immaginario, Media, Jean Baudrillard
Italian
120
132
13
Ferrante, A. (2015). L’oscenità dell’immaginario mediatico: riflessioni critiche e contromisure pedagogiche. METIS, 5(2), 120-132 [10.30557/MT00111].
Ferrante, A
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10281/99279
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