L’azione generativa e il medium del lavoro autobiografico è la scrittura. Naturalmente, ci sono molti modi di approcciare l’esperienza di vita, molti linguaggi per raccontarla; ma la scrittura è un’azione irrinunciabile per diverse ragioni, che saranno sviluppate nel testo. I laboratori di scrittura autobiografica che si tengono da 15 anni in Italia (in particolare ad Anghiari, sede della LUA, e a Milano) sono centrati su tre azioni generative - scrivere, leggere, conversare – e sulle relazioni tra esse. Il testo sviluppa una riflessione sui processi di formazione e di ricerca che hanno luogo in un percorso autobiografico. Basta leggere le pubblicazioni degli ultimi 20 anni per comprendere che la ricostruzione del percorso di vita implica obiettivi diversi e stratificati, una molteplicità di sguardi, linguaggi e riferimenti, sia dal punto di vista del soggetto che (ri)pensa il proprio processo di formazione scoprendo, nel farlo, le possibilità e i limiti del suo racconto, della sua prospettiva, delle parole stesse che ha appreso per potersi dire; sia dal punto di vista del ricercatore che mira a comprendere questi processi a partire dal proprio sapere – personale e fortemente marcato dal punto di vista disciplinare – scoprendo, nel farlo, le possibilità e i limiti del proprio sguardo. Sapere/i e identità, relazione con il sapere, con se stessi e con gli altri, coscienza dello sguardo sono gli “oggetti latenti” dei laboratori autobiografici. L’oggetto evidente è la vita in tutta la sua complessità. Tale complessità è alla base dello sguardo composizionale, che nasce da una prospettiva bio-eco-sistemica, grandemente influenzata dai lavori (tra gli altri) di Pineau, Josso, Dominicé, Demetrio, ma anche dalle pratiche filosofiche (Hadot, Madera, Tarca), dalla psicologia junghiana, dalla pedagogia interculturale e dalla pedagogia del corpo (Gamelli). Composizioni plurali, dunque: - delle parole, nella scrittura autobiografica (prosaica, poetica, didascalica, romanzata, razionale…); - dei concetti, valori, azioni, in un sapere biografico e biograficamente fondato; - dei riferimenti teorici che illuminano dimensioni diverse dell’esperienza umana; - dei corpi/menti nell’interazione e nelle conversazioni che avvengono dentro e fuori il labratorio autobiografico; e soprattutto - delle differenze che sono tracciate dall’azione costruttiva stessa della formazione autobiografica. La formazione autobiografica non può, dunque, essere ridotta a una ricostruzione del passato, né a un’impresa soggettiva e solitaria, quasi autistica. Azione (auto/etero)formatrice nel presente, in situazione, di stampo prettamente relazionale, essa guarda al futuro, al cambiamento o meglio al possibile. La scrittura autobiografica diventa generativa a certe condizioni, che non sono date una volta per tutte. Si tratta di condizioni di processo, e come ogni processo umano l’autobiografia è un’impresa concreta, ermeneutica e negoziale (Munari, Fabbri).

Formenti, L. (2008). Escrita autobiografica e zelo: um olhar composicional. In M.C. Passeggi (a cura di), Tendencias da pesquisa (auto)biografica (pp. 51-71). Sao Paulo/Natal : EDUFRN/Paulus.

Escrita autobiografica e zelo: um olhar composicional

FORMENTI, LAURA
2008-09

Abstract

L’azione generativa e il medium del lavoro autobiografico è la scrittura. Naturalmente, ci sono molti modi di approcciare l’esperienza di vita, molti linguaggi per raccontarla; ma la scrittura è un’azione irrinunciabile per diverse ragioni, che saranno sviluppate nel testo. I laboratori di scrittura autobiografica che si tengono da 15 anni in Italia (in particolare ad Anghiari, sede della LUA, e a Milano) sono centrati su tre azioni generative - scrivere, leggere, conversare – e sulle relazioni tra esse. Il testo sviluppa una riflessione sui processi di formazione e di ricerca che hanno luogo in un percorso autobiografico. Basta leggere le pubblicazioni degli ultimi 20 anni per comprendere che la ricostruzione del percorso di vita implica obiettivi diversi e stratificati, una molteplicità di sguardi, linguaggi e riferimenti, sia dal punto di vista del soggetto che (ri)pensa il proprio processo di formazione scoprendo, nel farlo, le possibilità e i limiti del suo racconto, della sua prospettiva, delle parole stesse che ha appreso per potersi dire; sia dal punto di vista del ricercatore che mira a comprendere questi processi a partire dal proprio sapere – personale e fortemente marcato dal punto di vista disciplinare – scoprendo, nel farlo, le possibilità e i limiti del proprio sguardo. Sapere/i e identità, relazione con il sapere, con se stessi e con gli altri, coscienza dello sguardo sono gli “oggetti latenti” dei laboratori autobiografici. L’oggetto evidente è la vita in tutta la sua complessità. Tale complessità è alla base dello sguardo composizionale, che nasce da una prospettiva bio-eco-sistemica, grandemente influenzata dai lavori (tra gli altri) di Pineau, Josso, Dominicé, Demetrio, ma anche dalle pratiche filosofiche (Hadot, Madera, Tarca), dalla psicologia junghiana, dalla pedagogia interculturale e dalla pedagogia del corpo (Gamelli). Composizioni plurali, dunque: - delle parole, nella scrittura autobiografica (prosaica, poetica, didascalica, romanzata, razionale…); - dei concetti, valori, azioni, in un sapere biografico e biograficamente fondato; - dei riferimenti teorici che illuminano dimensioni diverse dell’esperienza umana; - dei corpi/menti nell’interazione e nelle conversazioni che avvengono dentro e fuori il labratorio autobiografico; e soprattutto - delle differenze che sono tracciate dall’azione costruttiva stessa della formazione autobiografica. La formazione autobiografica non può, dunque, essere ridotta a una ricostruzione del passato, né a un’impresa soggettiva e solitaria, quasi autistica. Azione (auto/etero)formatrice nel presente, in situazione, di stampo prettamente relazionale, essa guarda al futuro, al cambiamento o meglio al possibile. La scrittura autobiografica diventa generativa a certe condizioni, che non sono date una volta per tutte. Si tratta di condizioni di processo, e come ogni processo umano l’autobiografia è un’impresa concreta, ermeneutica e negoziale (Munari, Fabbri).
Capitolo o saggio
Cura, scrittura, composizione, educazione
Portuguese
Tendencias da pesquisa (auto)biografica
978-85-349-2839-7
Formenti, L. (2008). Escrita autobiografica e zelo: um olhar composicional. In M.C. Passeggi (a cura di), Tendencias da pesquisa (auto)biografica (pp. 51-71). Sao Paulo/Natal : EDUFRN/Paulus.
Formenti, L
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/10281/6844
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