Le osservazioni conclusive del volume restituiscono il percorso svolto come un processo ancora aperto, nel quale i risultati della ricerca e della sperimentazione formativa diventano il punto di partenza per nuove azioni. L’approccio integrato e multidisciplinare adottato ha consentito di mettere in relazione ricerca scientifica, formazione, scuola, istituzioni e società civile, facendo emergere sia le criticità del contesto italiano sia le possibilità concrete di cambiamento. In particolare, l’analisi comparativa evidenzia come le recenti scelte politiche italiane in materia di educazione sessuo-affettiva si collochino in controtendenza rispetto a numerosi Paesi europei e agli obblighi derivanti dalle convenzioni e dagli accordi internazionali sottoscritti dall’Italia. Parallelamente, l’esperienza del corso di alta formazione realizzato dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca, in collaborazione con la Fondazione Una Nessuna Centomila, dimostra la possibilità di costruire alleanze efficaci tra università, scuola e associazionismo e di rispondere a un bisogno formativo ampiamente diffuso. I risultati raccolti confermano che l’educazione sessuo-affettiva non può essere considerata una scelta pedagogica opzionale, ma deve essere riconosciuta come un diritto delle persone di minore età, collegato alla salute sessuale e riproduttiva, alla costruzione dell’identità, al rispetto di sé e degli altri e alla prevenzione della violenza. Il riferimento è rappresentato dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e dal paradigma della Comprehensive Sexuality Education, che propone un approccio educativo organico e multidimensionale. La comparazione tra diversi Paesi europei mostra inoltre come l’efficacia dell’educazione sessuo-affettiva sia strettamente legata alla presenza di una formazione del corpo docente strutturata, obbligatoria e adeguatamente finanziata. Quando, invece, tale formazione viene affidata esclusivamente all’iniziativa individuale degli insegnanti, gli interventi risultano frammentari e discontinui, come avviene prevalentemente nel contesto italiano. Particolarmente rilevante è il rapporto individuato tra carenza educativa e vulnerabilità delle giovani generazioni. I dati analizzati mostrano una crescita delle diverse forme di violenza che coinvolgono le persone di minore età, dalla violenza familiare e sessuale a quella tra pari e digitale, mentre una parte consistente del corpo docente dichiara di non possedere strumenti adeguati per affrontare tali problematiche. Questa impreparazione può tradursi nell’evitamento dei temi legati all’affettività e alla sessualità, contribuendo a perpetuare una situazione di disuguaglianza: ad avere maggiori possibilità di accedere a conoscenze e strumenti educativi sono spesso i giovani che dispongono già di maggiori risorse familiari, sociali e culturali, mentre rischiano di rimanerne esclusi proprio coloro che si trovano nelle condizioni di maggiore vulnerabilità. La proposta curricolare elaborata nel volume intende rispondere a questa criticità attraverso un modello formativo articolato per aree tematiche, valutabile nei suoi risultati e soprattutto replicabile in contesti differenti. L’esperienza realizzata dimostra infatti che è possibile costruire percorsi capaci di rispondere alle esigenze degli insegnanti, delle famiglie e delle persone di minore età. In questo quadro emerge però una contraddizione centrale del caso italiano: da una parte, l’Italia ha ratificato convenzioni internazionali, tra cui la Convenzione di Istanbul, e assunto impegni coerenti con i principi della Comprehensive Sexuality Education; dall’altra, vengono adottate misure che limitano o ostacolano l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Tale contraddizione assume particolare rilevanza alla luce dei dati sulla condizione giovanile e produce conseguenze che riguardano non soltanto la tutela individuale, ma anche la qualità delle relazioni sociali e della convivenza democratica. A partire da queste evidenze, le autrici individuano un’agenda futura fondata su tre ambiti strettamente connessi: ricerca, formazione e politiche pubbliche. Sul piano della ricerca è necessario continuare a raccogliere e aggiornare dati, includendo le esperienze delle persone maggiormente esposte a discriminazioni e violenze; sul piano della formazione occorre consolidare il modello sperimentato, verificarne ulteriormente l’efficacia e favorirne la diffusione in altri contesti; sul piano politico è necessario tradurre le evidenze scientifiche in interventi coerenti con i principi costituzionali, europei e internazionali di giustizia sociale, uguaglianza e tutela dei diritti. Le conclusioni configurano quindi l’educazione all’affettività e alla sessualità come una responsabilità collettiva che richiede la partecipazione coordinata di università, scuola, istituzioni, famiglie e associazionismo. Il volume non si propone come conclusione definitiva di un progetto, ma come avvio di un processo più ampio di co-progettazione del cambiamento, fondato sulla costruzione di alleanze plurali e intersezionali. Rendere strutturale l’educazione sessuo-affettiva significa, in questa prospettiva, investire nella prevenzione della violenza, nella capacità delle nuove generazioni di costruire relazioni basate sul rispetto e sul consenso e, più in generale, nella qualità della vita democratica. Perché tale trasformazione sia possibile sono necessari continuità nella ricerca e nella formazione, investimento pubblico, responsabilità istituzionale e volontà politica, insieme alla capacità dei diversi soggetti coinvolti di progettare e agire in modo condiviso.
Calloni, M., Biffi, E. (2026). Osservazioni conclusive. Co-progettare il cambiamento: risultati, implicazioni e prospettive I. In M. Calloni, E. Biffi, C. Costantino (a cura di), Educare all’affettività e alla sessualità. Percorsi e proposte (pp. 275-278). Castelvecchi.
Osservazioni conclusive. Co-progettare il cambiamento: risultati, implicazioni e prospettive I
Calloni, M
;Biffi, E
2026
Abstract
Le osservazioni conclusive del volume restituiscono il percorso svolto come un processo ancora aperto, nel quale i risultati della ricerca e della sperimentazione formativa diventano il punto di partenza per nuove azioni. L’approccio integrato e multidisciplinare adottato ha consentito di mettere in relazione ricerca scientifica, formazione, scuola, istituzioni e società civile, facendo emergere sia le criticità del contesto italiano sia le possibilità concrete di cambiamento. In particolare, l’analisi comparativa evidenzia come le recenti scelte politiche italiane in materia di educazione sessuo-affettiva si collochino in controtendenza rispetto a numerosi Paesi europei e agli obblighi derivanti dalle convenzioni e dagli accordi internazionali sottoscritti dall’Italia. Parallelamente, l’esperienza del corso di alta formazione realizzato dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca, in collaborazione con la Fondazione Una Nessuna Centomila, dimostra la possibilità di costruire alleanze efficaci tra università, scuola e associazionismo e di rispondere a un bisogno formativo ampiamente diffuso. I risultati raccolti confermano che l’educazione sessuo-affettiva non può essere considerata una scelta pedagogica opzionale, ma deve essere riconosciuta come un diritto delle persone di minore età, collegato alla salute sessuale e riproduttiva, alla costruzione dell’identità, al rispetto di sé e degli altri e alla prevenzione della violenza. Il riferimento è rappresentato dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e dal paradigma della Comprehensive Sexuality Education, che propone un approccio educativo organico e multidimensionale. La comparazione tra diversi Paesi europei mostra inoltre come l’efficacia dell’educazione sessuo-affettiva sia strettamente legata alla presenza di una formazione del corpo docente strutturata, obbligatoria e adeguatamente finanziata. Quando, invece, tale formazione viene affidata esclusivamente all’iniziativa individuale degli insegnanti, gli interventi risultano frammentari e discontinui, come avviene prevalentemente nel contesto italiano. Particolarmente rilevante è il rapporto individuato tra carenza educativa e vulnerabilità delle giovani generazioni. I dati analizzati mostrano una crescita delle diverse forme di violenza che coinvolgono le persone di minore età, dalla violenza familiare e sessuale a quella tra pari e digitale, mentre una parte consistente del corpo docente dichiara di non possedere strumenti adeguati per affrontare tali problematiche. Questa impreparazione può tradursi nell’evitamento dei temi legati all’affettività e alla sessualità, contribuendo a perpetuare una situazione di disuguaglianza: ad avere maggiori possibilità di accedere a conoscenze e strumenti educativi sono spesso i giovani che dispongono già di maggiori risorse familiari, sociali e culturali, mentre rischiano di rimanerne esclusi proprio coloro che si trovano nelle condizioni di maggiore vulnerabilità. La proposta curricolare elaborata nel volume intende rispondere a questa criticità attraverso un modello formativo articolato per aree tematiche, valutabile nei suoi risultati e soprattutto replicabile in contesti differenti. L’esperienza realizzata dimostra infatti che è possibile costruire percorsi capaci di rispondere alle esigenze degli insegnanti, delle famiglie e delle persone di minore età. In questo quadro emerge però una contraddizione centrale del caso italiano: da una parte, l’Italia ha ratificato convenzioni internazionali, tra cui la Convenzione di Istanbul, e assunto impegni coerenti con i principi della Comprehensive Sexuality Education; dall’altra, vengono adottate misure che limitano o ostacolano l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Tale contraddizione assume particolare rilevanza alla luce dei dati sulla condizione giovanile e produce conseguenze che riguardano non soltanto la tutela individuale, ma anche la qualità delle relazioni sociali e della convivenza democratica. A partire da queste evidenze, le autrici individuano un’agenda futura fondata su tre ambiti strettamente connessi: ricerca, formazione e politiche pubbliche. Sul piano della ricerca è necessario continuare a raccogliere e aggiornare dati, includendo le esperienze delle persone maggiormente esposte a discriminazioni e violenze; sul piano della formazione occorre consolidare il modello sperimentato, verificarne ulteriormente l’efficacia e favorirne la diffusione in altri contesti; sul piano politico è necessario tradurre le evidenze scientifiche in interventi coerenti con i principi costituzionali, europei e internazionali di giustizia sociale, uguaglianza e tutela dei diritti. Le conclusioni configurano quindi l’educazione all’affettività e alla sessualità come una responsabilità collettiva che richiede la partecipazione coordinata di università, scuola, istituzioni, famiglie e associazionismo. Il volume non si propone come conclusione definitiva di un progetto, ma come avvio di un processo più ampio di co-progettazione del cambiamento, fondato sulla costruzione di alleanze plurali e intersezionali. Rendere strutturale l’educazione sessuo-affettiva significa, in questa prospettiva, investire nella prevenzione della violenza, nella capacità delle nuove generazioni di costruire relazioni basate sul rispetto e sul consenso e, più in generale, nella qualità della vita democratica. Perché tale trasformazione sia possibile sono necessari continuità nella ricerca e nella formazione, investimento pubblico, responsabilità istituzionale e volontà politica, insieme alla capacità dei diversi soggetti coinvolti di progettare e agire in modo condiviso.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


