L’articolo presenta i risultati di una ricerca qualitativa condotta nel quartiere San Siro a Milano, un contesto emblematico di “periferia interna” caratterizzato da segregazione urbana, alta densità abitativa e forte presenza migratoria. Attraverso un approccio fenomenologico-ermeneutico, lo studio si concentra sulle narrazioni di madri di origine straniera e di giovani del quartiere, emerse da focus group e interviste biografiche con il supporto di una mediatrice culturale. L’analisi evidenzia come l’esclusione si manifesti in modo pervasivo: la scuola, pur essendo il principale veicolo di inclusione, diventa spesso fonte di discriminazione sistemica attraverso barriere linguistiche, micro-aggressioni quotidiane e la medicalizzazione delle difficoltà. Parallelamente, lo stigma territoriale attribuisce ai giovani un destino sociale predeterminato, intrappolandoli in identità stigmatizzate. Nonostante ciò, emergono strategie di resistenza e agency: reti informali di mutuo aiuto tra madri, investimenti educativi e partecipazione a spazi comunitari come il centro educativo polifunzionalee dell’ABC di quartiere. Il contributo propone un approccio pedagogico intersezionale e laico che, a partire dal riconoscimento della complessità identitaria, sappia trasformare i confini da barriere a ponti, restituendo voce a chi è marginalizzato.
Zecca, L. (2026). Nuove luci a San Siro. PEDAGOGIKA.IT, 30(2), 78-83.
Nuove luci a San Siro
Zecca,L
2026
Abstract
L’articolo presenta i risultati di una ricerca qualitativa condotta nel quartiere San Siro a Milano, un contesto emblematico di “periferia interna” caratterizzato da segregazione urbana, alta densità abitativa e forte presenza migratoria. Attraverso un approccio fenomenologico-ermeneutico, lo studio si concentra sulle narrazioni di madri di origine straniera e di giovani del quartiere, emerse da focus group e interviste biografiche con il supporto di una mediatrice culturale. L’analisi evidenzia come l’esclusione si manifesti in modo pervasivo: la scuola, pur essendo il principale veicolo di inclusione, diventa spesso fonte di discriminazione sistemica attraverso barriere linguistiche, micro-aggressioni quotidiane e la medicalizzazione delle difficoltà. Parallelamente, lo stigma territoriale attribuisce ai giovani un destino sociale predeterminato, intrappolandoli in identità stigmatizzate. Nonostante ciò, emergono strategie di resistenza e agency: reti informali di mutuo aiuto tra madri, investimenti educativi e partecipazione a spazi comunitari come il centro educativo polifunzionalee dell’ABC di quartiere. Il contributo propone un approccio pedagogico intersezionale e laico che, a partire dal riconoscimento della complessità identitaria, sappia trasformare i confini da barriere a ponti, restituendo voce a chi è marginalizzato.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


