Il contributo riporta alcune riflessioni emerse da una ricerca qualitativa condotta nei primi mesi del 2009 con la collaborazione di trenta ragazze e donne provenienti da diversi paesi dell’Europa dell’Est, immigrate in Italia da poco tempo per svolgere il lavoro di badanti o di addette ai servizi alla persona. La ricerca costituisce un successivo approfondimento di un lavoro ampio condotto nel Nord Italia dal 2006 al 2007 (Giusti 2008a; Giusti 2008b). Le immigrate dall’Europa dell’Est frequentano parchi e giardini dei tessuti urbani delle città dove vivono e lavorano. Vi sono modalità consolidate che prevedono di riunirsi in gruppi dello stesso paese di provenienza (spesso Ucraina e Moldavia) e di altri paesi dell’Europa orientale (Polonia, Albania, Bielorussia, Romania, ecc.) Alcuni spazi dei tessuti urbani delle città grandi e mediograndi rappresentano luoghi di aggregazione, dove parlare la propria lingua, scambiarsi notizie, sperimentare la solidarietà col gruppo delle connazionali. Inevitabilmente quegli spazi rappresentano anche i primi luoghi dell’intercultura, dello scambio, della conoscenza fra persone di diverse provenienze e gli autoctoni. Il riconoscimento reciproco fra chi arriva da lontano e chi vive stabilmente in un luogo non avviene in astratto né al chiuso delle abitazioni dove esse lavorano, ma nei tessuti urbani, negli spazi fisici e nei luoghi aperti della città. I tessuti urbani delle città grandi e mediograndi mettono a disposizione luoghi di transito, di sosta, di riposo, di conoscenza; luoghi che diventano, col tempo, di progressivo insediamento per questa tipologia di immigrate. Il tessuto urbano rappresenta la complessità, la ricchezza, le contraddizioni di una società (quella italiana) che sempre più si è venuta definendo come multiculturale. Alcuni luoghi (strade, piazze, giardini urbani, piccoli parchi recintati, sagrati delle chiese, ecc…) diventano col tempo anche spazi per la formazione, per lo scambio attivo di comunicazione, per la rappresentazione della propria identità e l’osservazione delle identità altrui, dove sperimentare nuovi stili di vita e dove rendere palesi i propri valori, quelli che appartengono al paese d’origine e che s’incontrano (o si scontrano) con quelli del paese d’approdo. Dalle interviste in profondità raccolte emerge che queste ragazze e donne, nei primi tempi dopo il loro arrivo si muovono anche senza mete precise negli spazi del tessuto urbano delle città dove vivono e lavorano. Ma già dopo poco tempo dall’arrivo conoscono i luoghi nei quali possono e vogliono tornare ripetutamente, che diventano i luoghi familiari, sentiti come “propri”, dove ci si sente “attese”; luoghi di reale e vera aggregazione all’aperto che contribuiscono all’ambientamento, al sostegno, al riconoscimento reciproco. Le interviste raccolte ci dicono che il tessuto urbano in molti casi lascia una traccia in loro, lascia una forma sul capitale umano di queste nuove abitatrici delle città. Tuttavia, non è scontato che l’identità e i valori di un tessuto urbano vengano compresi e vissuti allo stesso modo da chi arriva da altrove. Occorre un avvicinamento progressivo che avviene nel corso del tempo, con varie forme di apprendimenti intenzionali. L'affetto per un luogo, il rispetto per una piazza, per un borgo antico, per il poco o tanto che un tessuto urbano conserva in sé del passato e può continuare a dare nel presente, sono tutti tratti che entrano nell’identità di coloro che non vogliono “usare” quegli spazi solamente per soddisfare i bisogni primari, ma anche per osservarli, conoscerli, comprenderne la storia, le caratteristiche, i tratti peculiari La conoscenza, la frequentazione, il rispetto, l’affetto per i tessuti urbani sono competenze cognitive ed emozionali che si possono insegnare e imparare e che possono e devono favorire e facilitare l'integrazione

Giusti, M. (2009). Tessuti urbani e intercultura: riflessioni da una ricerca condotta nel nord Italia con donne immigrate dall'Est Europa. In Atti Il backstage del mosaico paesistico-culturale Invisibile Inaccessibile Inesistente The backstage of the Landscape-Cultural Mosaic: Invisible, Inaccessible, Inexistent (pp.1-15). Gorizia : Università degli studi di Udine e MIUR (Ministero dell'Istruzione Università e Ricerca).

Tessuti urbani e intercultura: riflessioni da una ricerca condotta nel nord Italia con donne immigrate dall'Est Europa

GIUSTI, MARIANGELA
2009

Abstract

Il contributo riporta alcune riflessioni emerse da una ricerca qualitativa condotta nei primi mesi del 2009 con la collaborazione di trenta ragazze e donne provenienti da diversi paesi dell’Europa dell’Est, immigrate in Italia da poco tempo per svolgere il lavoro di badanti o di addette ai servizi alla persona. La ricerca costituisce un successivo approfondimento di un lavoro ampio condotto nel Nord Italia dal 2006 al 2007 (Giusti 2008a; Giusti 2008b). Le immigrate dall’Europa dell’Est frequentano parchi e giardini dei tessuti urbani delle città dove vivono e lavorano. Vi sono modalità consolidate che prevedono di riunirsi in gruppi dello stesso paese di provenienza (spesso Ucraina e Moldavia) e di altri paesi dell’Europa orientale (Polonia, Albania, Bielorussia, Romania, ecc.) Alcuni spazi dei tessuti urbani delle città grandi e mediograndi rappresentano luoghi di aggregazione, dove parlare la propria lingua, scambiarsi notizie, sperimentare la solidarietà col gruppo delle connazionali. Inevitabilmente quegli spazi rappresentano anche i primi luoghi dell’intercultura, dello scambio, della conoscenza fra persone di diverse provenienze e gli autoctoni. Il riconoscimento reciproco fra chi arriva da lontano e chi vive stabilmente in un luogo non avviene in astratto né al chiuso delle abitazioni dove esse lavorano, ma nei tessuti urbani, negli spazi fisici e nei luoghi aperti della città. I tessuti urbani delle città grandi e mediograndi mettono a disposizione luoghi di transito, di sosta, di riposo, di conoscenza; luoghi che diventano, col tempo, di progressivo insediamento per questa tipologia di immigrate. Il tessuto urbano rappresenta la complessità, la ricchezza, le contraddizioni di una società (quella italiana) che sempre più si è venuta definendo come multiculturale. Alcuni luoghi (strade, piazze, giardini urbani, piccoli parchi recintati, sagrati delle chiese, ecc…) diventano col tempo anche spazi per la formazione, per lo scambio attivo di comunicazione, per la rappresentazione della propria identità e l’osservazione delle identità altrui, dove sperimentare nuovi stili di vita e dove rendere palesi i propri valori, quelli che appartengono al paese d’origine e che s’incontrano (o si scontrano) con quelli del paese d’approdo. Dalle interviste in profondità raccolte emerge che queste ragazze e donne, nei primi tempi dopo il loro arrivo si muovono anche senza mete precise negli spazi del tessuto urbano delle città dove vivono e lavorano. Ma già dopo poco tempo dall’arrivo conoscono i luoghi nei quali possono e vogliono tornare ripetutamente, che diventano i luoghi familiari, sentiti come “propri”, dove ci si sente “attese”; luoghi di reale e vera aggregazione all’aperto che contribuiscono all’ambientamento, al sostegno, al riconoscimento reciproco. Le interviste raccolte ci dicono che il tessuto urbano in molti casi lascia una traccia in loro, lascia una forma sul capitale umano di queste nuove abitatrici delle città. Tuttavia, non è scontato che l’identità e i valori di un tessuto urbano vengano compresi e vissuti allo stesso modo da chi arriva da altrove. Occorre un avvicinamento progressivo che avviene nel corso del tempo, con varie forme di apprendimenti intenzionali. L'affetto per un luogo, il rispetto per una piazza, per un borgo antico, per il poco o tanto che un tessuto urbano conserva in sé del passato e può continuare a dare nel presente, sono tutti tratti che entrano nell’identità di coloro che non vogliono “usare” quegli spazi solamente per soddisfare i bisogni primari, ma anche per osservarli, conoscerli, comprenderne la storia, le caratteristiche, i tratti peculiari La conoscenza, la frequentazione, il rispetto, l’affetto per i tessuti urbani sono competenze cognitive ed emozionali che si possono insegnare e imparare e che possono e devono favorire e facilitare l'integrazione
paper
Immigrazione, comunicazione, spazi fisici, territorio
Italian
Il backstage del mosaico paesistico-culturale: invisibile, inaccessibile, inesistente/The Backstage of the Landscape-cultural Mosaic: Invisible, Inaccessible, Inexistent
http://ipsapa.uniud.it/Convegno_2009/Convegno_2009_Relazioni.htm
Giusti, M. (2009). Tessuti urbani e intercultura: riflessioni da una ricerca condotta nel nord Italia con donne immigrate dall'Est Europa. In Atti Il backstage del mosaico paesistico-culturale Invisibile Inaccessibile Inesistente The backstage of the Landscape-Cultural Mosaic: Invisible, Inaccessible, Inexistent (pp.1-15). Gorizia : Università degli studi di Udine e MIUR (Ministero dell'Istruzione Università e Ricerca).
Giusti, M
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