Le alterazioni delle proprietà visco-elastiche della parete vasale modificano le capacità e le funzioni di quest’ultima; è inoltre ormai accettato che l’irrigidimento della parete costituisca un parametro precoce per definire il grado di rischio di patologie cardio e cerebrovascolari. La sindrome delle apnee ostruttive (OSA) è riconosciuta come fattore di rischio indipendente per la patologia cardiovascolare: ipertensione arteriosa sistemica, scompenso cardiaco, coronaropatie, aritmie, mortalità e morbidità cardiovascolare oltre che per eventi acuti cerebrovascolari. E’ stato dimostrato che soggetti con OSA presentano segni precoci di aterosclerosi quali alterazioni della distensibilità vascolare, incremento della rigidità arteriosa e dello spessore miointimale indipendentemente dalla presenza di altri fattori di rischio cardiovascolari. Le alterazioni vascolari sono inoltre correlate alla severità dell’OSA. La rigidità arteriosa, in particolare, è al momento ritenuta indicatore predittivo di rischio cardiovascolare migliore della pressione arteriosa. Nel nostro studio ci siamo posti l’obiettivo di misurare se esiste una correlazione tra disturbo del sonno e le alterazioni strutturali e funzionali della parete arteriosa. Sono stati pertanto arruolati 39 soggetti di cui 11 femmine e 28 maschi che riferivano disturbi del sonno (russamento, risvegli notturni ripetuti, sonnolenza nelle ore diurne). L’età media era di 59 anni; di questi 25 erano in sovrappeso (BMI>25) e 14 erano normopeso (BMI<25), 12 avevano una anamnesi positiva per tabagismo, 16 erano moderatamente dislipidemici e 16 erano ipertesi in terapia medica con buon controllo dei valori pressori. Nel grafico potete vedere indicate le medie della PA sistolica e diastolica misurata con sfigmomanometro, con metodica semiautomatica e tonometrica. I pazienti sono stati sottoposti a polisonnografia, alla valutazione morfologica e funzionale dell’arteria carotide, alla tonometria arteriosa transcutanea e alla pulse wave velocity carotido-femorale e carotido-radiale. Le tracce polisonnografiche sono state soddisfacenti per tutti i soggetti esaminati. Per ogni paziente sono stati analizzati i minuti complessivi di apnea indipendentemente dalla tipologia della stessa (apnea ostruttiva, centrale o mista), la loro valutazione ha permesso di documentare che 18 pazienti erano affetti da OSAs. Da una prima analisi si vede come nel gruppo di pazienti con OSA la PAS risultani aumentata in modo significativo. In questa tabella sono indicati i dati dei pazienti divisi secondo l'indice di massa corporea. 25 pazienti erano in sovrappeso e 14 pazienti erano normopeso. Inoltre prendendo in considerazione la velocità dell'onda di polso carotido-femorale, 20 pazienti risultavano avere una PWV aumentata e 19 una PWV nella norma. I dati che emergono dal nostro studio sono la significativa correlazione dell’età dei pazienti con la PWV carotido-femorale e con lo spessore miointimale. Per quanto riguarda la pressione arteriosa sistolica misurata in maniera semiautomatica, tale parametro correla significativamente sia con la PWV carotido-femorale che con l'IMT. I dati ottenuti hanno permesso di dimostrare una correlazione significativa tra durata delle apnee (indipendentemente dalla tipologia della stessa – apnea ostruttiva, centrale o mista) e le variabili vascolari esaminate, ovvero con l’IMTe con la velocità dell’onda sfigmica carotido-femorale. I nostri dati oltre a confermare quanto già proposto da altri Autori circa l’impatto negativo tra OSA e IMT, evidenziano una relazione tra tempo di apnea e PWV, metodo considerato il “gold standard” nella misura della distensibilità arteriosa; pertanto si può affermare che il disturbo del sonno contribuisca ad una alterazione sia strutturale che funzionale della parete arteriosa e che quindi possa predisporre ad uno sviluppo più rapido di aterosclerosi. In secondo luogo si può si può notare come la PWV carotido-femorale sia correlata a diversi markers di rischio cardiovascolare, in particolare con i valori pressori e con l’età, confermando, come già noto in letteratura come l’irrigidimento di parete incrementi con l’aumentare della pressione arteriosa e dell’età, fattore di rischio non modificabile nel determinare le alterazioni strutturali della parete arteriosa. I nostri dati permettono di fare un’ulteriore osservazione: lo spessore mio intimale dell’arteria carotide correla, oltre che con l’età, anche con i secondi di apnea. Questo suggerisce che le alterazioni strutturali della anatomia della parete vasale si sviluppano indipendentemente dalla presenza di altri fattori di rischio nei pazienti con disturbi del sonno . Tuttavia, malgrado la significatività statistica, il limite principali del nostro studio è risultato essere la bassa casistica. Sarebbe interessante valutare se tali dati possano trovare conferma in uno studio con una più ampia popolazione.

(2009). Distensibilità arteriosa in pazienti con disturbi del sonno. (Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano-Bicocca, 2009).

Distensibilità arteriosa in pazienti con disturbi del sonno

WHISSTOCK, CHRISTINE
2009-12-10

Abstract

Le alterazioni delle proprietà visco-elastiche della parete vasale modificano le capacità e le funzioni di quest’ultima; è inoltre ormai accettato che l’irrigidimento della parete costituisca un parametro precoce per definire il grado di rischio di patologie cardio e cerebrovascolari. La sindrome delle apnee ostruttive (OSA) è riconosciuta come fattore di rischio indipendente per la patologia cardiovascolare: ipertensione arteriosa sistemica, scompenso cardiaco, coronaropatie, aritmie, mortalità e morbidità cardiovascolare oltre che per eventi acuti cerebrovascolari. E’ stato dimostrato che soggetti con OSA presentano segni precoci di aterosclerosi quali alterazioni della distensibilità vascolare, incremento della rigidità arteriosa e dello spessore miointimale indipendentemente dalla presenza di altri fattori di rischio cardiovascolari. Le alterazioni vascolari sono inoltre correlate alla severità dell’OSA. La rigidità arteriosa, in particolare, è al momento ritenuta indicatore predittivo di rischio cardiovascolare migliore della pressione arteriosa. Nel nostro studio ci siamo posti l’obiettivo di misurare se esiste una correlazione tra disturbo del sonno e le alterazioni strutturali e funzionali della parete arteriosa. Sono stati pertanto arruolati 39 soggetti di cui 11 femmine e 28 maschi che riferivano disturbi del sonno (russamento, risvegli notturni ripetuti, sonnolenza nelle ore diurne). L’età media era di 59 anni; di questi 25 erano in sovrappeso (BMI>25) e 14 erano normopeso (BMI<25), 12 avevano una anamnesi positiva per tabagismo, 16 erano moderatamente dislipidemici e 16 erano ipertesi in terapia medica con buon controllo dei valori pressori. Nel grafico potete vedere indicate le medie della PA sistolica e diastolica misurata con sfigmomanometro, con metodica semiautomatica e tonometrica. I pazienti sono stati sottoposti a polisonnografia, alla valutazione morfologica e funzionale dell’arteria carotide, alla tonometria arteriosa transcutanea e alla pulse wave velocity carotido-femorale e carotido-radiale. Le tracce polisonnografiche sono state soddisfacenti per tutti i soggetti esaminati. Per ogni paziente sono stati analizzati i minuti complessivi di apnea indipendentemente dalla tipologia della stessa (apnea ostruttiva, centrale o mista), la loro valutazione ha permesso di documentare che 18 pazienti erano affetti da OSAs. Da una prima analisi si vede come nel gruppo di pazienti con OSA la PAS risultani aumentata in modo significativo. In questa tabella sono indicati i dati dei pazienti divisi secondo l'indice di massa corporea. 25 pazienti erano in sovrappeso e 14 pazienti erano normopeso. Inoltre prendendo in considerazione la velocità dell'onda di polso carotido-femorale, 20 pazienti risultavano avere una PWV aumentata e 19 una PWV nella norma. I dati che emergono dal nostro studio sono la significativa correlazione dell’età dei pazienti con la PWV carotido-femorale e con lo spessore miointimale. Per quanto riguarda la pressione arteriosa sistolica misurata in maniera semiautomatica, tale parametro correla significativamente sia con la PWV carotido-femorale che con l'IMT. I dati ottenuti hanno permesso di dimostrare una correlazione significativa tra durata delle apnee (indipendentemente dalla tipologia della stessa – apnea ostruttiva, centrale o mista) e le variabili vascolari esaminate, ovvero con l’IMTe con la velocità dell’onda sfigmica carotido-femorale. I nostri dati oltre a confermare quanto già proposto da altri Autori circa l’impatto negativo tra OSA e IMT, evidenziano una relazione tra tempo di apnea e PWV, metodo considerato il “gold standard” nella misura della distensibilità arteriosa; pertanto si può affermare che il disturbo del sonno contribuisca ad una alterazione sia strutturale che funzionale della parete arteriosa e che quindi possa predisporre ad uno sviluppo più rapido di aterosclerosi. In secondo luogo si può si può notare come la PWV carotido-femorale sia correlata a diversi markers di rischio cardiovascolare, in particolare con i valori pressori e con l’età, confermando, come già noto in letteratura come l’irrigidimento di parete incrementi con l’aumentare della pressione arteriosa e dell’età, fattore di rischio non modificabile nel determinare le alterazioni strutturali della parete arteriosa. I nostri dati permettono di fare un’ulteriore osservazione: lo spessore mio intimale dell’arteria carotide correla, oltre che con l’età, anche con i secondi di apnea. Questo suggerisce che le alterazioni strutturali della anatomia della parete vasale si sviluppano indipendentemente dalla presenza di altri fattori di rischio nei pazienti con disturbi del sonno . Tuttavia, malgrado la significatività statistica, il limite principali del nostro studio è risultato essere la bassa casistica. Sarebbe interessante valutare se tali dati possano trovare conferma in uno studio con una più ampia popolazione.
GIANNATTASIO, CRISTINA
distensibilità arteriosa, disturbi del sonno, apnee notturne
MED/09 - MEDICINA INTERNA
Italian
Scuola di Dottorato in Scienze Mediche Sperimentali e Cliniche
IPERTENSIONE E PREVENZIONE DEL RISCHIO CARDIOVASCOLARE - 50R
22
2008/2009
(2009). Distensibilità arteriosa in pazienti con disturbi del sonno. (Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano-Bicocca, 2009).
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