Introduzione. I tumori della vescica rappresentano una delle neoplasie più frequenti dell’apparato urinario, con una predominanza del carcinoma uroteliale, una prevalenza maschile e nelle fasce d’età più avanzata. L’origine occupazionale, responsabile di circa il 7% di casi negli uomini e il 2% nelle donne, è associata al contatto prolungato con sostanze chimiche cancerogene, tra cui ammine aromatiche, idrocarburi policiclici aromatici, arsenico e tetracloroetilene. I settori maggiormente coinvolti sono l’industria tessile, della gomma, del pellame, della produzione dei coloranti, di alluminio, oltre a specifiche mansioni come parrucchieri, verniciatori e lavoratori esposti a fumi di combustione. In questo contesto, la sottostima dei tumori vescicali di origine professionale è un fenomeno noto e significativo. Obiettivi. Il presente studio è finalizzato alla ricerca attiva di casi di neoplasia vescicale di sospetta origine professionale in una coorte di pazienti afferenti agli ambulatori di cistoscopia di un ospedale lombardo. L’obiettivo è valutare l’efficacia della ricerca attiva nell’identificazione di tali casi, completando gli adempimenti medico-legali previsti in caso di sospetta malattia professionale. Metodi. Il reclutamento dei casi avviene mediante un primo questionario filtro somministrato in sede di visita. Il questionario, sviluppato in collaborazione con il COR Lombardia, ha lo scopo di individuare esposizioni in settori lavorativi associati a un aumentato rischio di tumore vescicale. I soggetti con possibile esposizione vengono successivamente sottoposti a intervista telefonica strutturata, finalizzata alla ricostruzione dell’anamnesi lavorativa e alla valutazione di esposizioni a cancerogeni noti. Risultati e conclusione. Sono stati inizialmente selezionati 31 soggetti con possibile esposizione lavorativa a sostanze cancerogene note per neoplasia vescicale, di cui 30 soggetti di sesso maschile e 1 soggetto di sesso femminile con età compresa tra 44 e 80 anni, età mediana 71,5 anni. Dei 31 soggetti selezionati tramite questionario filtro 8 hanno rifiutato di proseguire l’iter con l’intervista telefonica strutturata. Dei 23 soggetti per cui è stata approfondita l’anamnesi lavorativa in maniera dettagliata, in 18 non è emerso un nesso causale tra neoplasia ed attività lavorativa. Per 5 soggetti è stato riconosciuto il probabile nesso causale e sono in corso le procedure medico legali (primo certificato, denuncia e referto). Un soggetto, per cui è stato riconosciuto il nesso causale, ha rifiutato di procedere con la certificazione di malattia professionale a fini assicurativi. I settori lavorativi maggiormente coinvolti sono verniciatura/imbiancatura (7), produzione di alluminio (5), industria dei coloranti (3). Secondariamente, attività esponenti a fumi esausti, azienda chimica, e azienda tessile (2); industria della gomma e attività esponenti a radiazioni ionizzanti (1). I soggetti per cui è stata identificata una probabile esposizione professionale a cancerogeni svolgevano attività di verniciatura/imbiancatura (3), attività nell’industria dei coloranti (1) e nell’industria tessile (1). In conclusione, la ricerca attiva promossa ha evidenziato 5 nuovi casi di neoplasia di probabile origine professionale pari al 21,7 % della popolazione sottoposta a intervista telefonica strutturata.
Colombo, D., Tridico, M., Mensi, C., Calò, F., Belingheri, M., Paladino, M., et al. (2026). Neoplasia vescicale e origine professionale: esperienza di ricerca attiva in ambito ospedaliero. GIORNALE ITALIANO DI MEDICINA DEL LAVORO ED ERGONOMIA, 48(s2) [10.4081/gimle.996].
Neoplasia vescicale e origine professionale: esperienza di ricerca attiva in ambito ospedaliero
Belingheri M;Paladino ME;Riva MA
Ultimo
2026
Abstract
Introduzione. I tumori della vescica rappresentano una delle neoplasie più frequenti dell’apparato urinario, con una predominanza del carcinoma uroteliale, una prevalenza maschile e nelle fasce d’età più avanzata. L’origine occupazionale, responsabile di circa il 7% di casi negli uomini e il 2% nelle donne, è associata al contatto prolungato con sostanze chimiche cancerogene, tra cui ammine aromatiche, idrocarburi policiclici aromatici, arsenico e tetracloroetilene. I settori maggiormente coinvolti sono l’industria tessile, della gomma, del pellame, della produzione dei coloranti, di alluminio, oltre a specifiche mansioni come parrucchieri, verniciatori e lavoratori esposti a fumi di combustione. In questo contesto, la sottostima dei tumori vescicali di origine professionale è un fenomeno noto e significativo. Obiettivi. Il presente studio è finalizzato alla ricerca attiva di casi di neoplasia vescicale di sospetta origine professionale in una coorte di pazienti afferenti agli ambulatori di cistoscopia di un ospedale lombardo. L’obiettivo è valutare l’efficacia della ricerca attiva nell’identificazione di tali casi, completando gli adempimenti medico-legali previsti in caso di sospetta malattia professionale. Metodi. Il reclutamento dei casi avviene mediante un primo questionario filtro somministrato in sede di visita. Il questionario, sviluppato in collaborazione con il COR Lombardia, ha lo scopo di individuare esposizioni in settori lavorativi associati a un aumentato rischio di tumore vescicale. I soggetti con possibile esposizione vengono successivamente sottoposti a intervista telefonica strutturata, finalizzata alla ricostruzione dell’anamnesi lavorativa e alla valutazione di esposizioni a cancerogeni noti. Risultati e conclusione. Sono stati inizialmente selezionati 31 soggetti con possibile esposizione lavorativa a sostanze cancerogene note per neoplasia vescicale, di cui 30 soggetti di sesso maschile e 1 soggetto di sesso femminile con età compresa tra 44 e 80 anni, età mediana 71,5 anni. Dei 31 soggetti selezionati tramite questionario filtro 8 hanno rifiutato di proseguire l’iter con l’intervista telefonica strutturata. Dei 23 soggetti per cui è stata approfondita l’anamnesi lavorativa in maniera dettagliata, in 18 non è emerso un nesso causale tra neoplasia ed attività lavorativa. Per 5 soggetti è stato riconosciuto il probabile nesso causale e sono in corso le procedure medico legali (primo certificato, denuncia e referto). Un soggetto, per cui è stato riconosciuto il nesso causale, ha rifiutato di procedere con la certificazione di malattia professionale a fini assicurativi. I settori lavorativi maggiormente coinvolti sono verniciatura/imbiancatura (7), produzione di alluminio (5), industria dei coloranti (3). Secondariamente, attività esponenti a fumi esausti, azienda chimica, e azienda tessile (2); industria della gomma e attività esponenti a radiazioni ionizzanti (1). I soggetti per cui è stata identificata una probabile esposizione professionale a cancerogeni svolgevano attività di verniciatura/imbiancatura (3), attività nell’industria dei coloranti (1) e nell’industria tessile (1). In conclusione, la ricerca attiva promossa ha evidenziato 5 nuovi casi di neoplasia di probabile origine professionale pari al 21,7 % della popolazione sottoposta a intervista telefonica strutturata.| File | Dimensione | Formato | |
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