Ogni scelta metodologica incarna una visione del sapere e può contribuire a riprodurre oppure a sovvertire le strutture di potere in atto nelle pratiche educative e nei fenomini che si tenta di conoscere attraverso la ricerca. L’esperienza non è una fonte trasparente, ma si costruisce e si rende narrabile attraverso codici culturalmente situati, spesso modellati dalle rappresentazioni di chi fa ricerca (Sità, 2023). In tal senso, il presente contributo intende interrogare le implicazioni epistemologiche, metodologiche, politiche e pedagogiche che emergono da una critica queer alle metodologie tradizionali e dalla proposta di una metodologia queer, con particolare attenzione allo strumento dell’intervista nella ricerca pedagogica. Riprendendo Halbestam (1998), la metodologia queer può essere definita come spazzina, indisciplinata e profondamente sovversiva, e si avvale di metodi differenti e molteplici per co-costruire sapere sui corpi e sulle soggettività che sono state – volontariamente o meno – escluse dagli studi condotti con metodologie tradizionali che spesso adottano un approccio essenzialista, non tenendo conto della natura diversificata e fluida delle identità sessuali e di genere. La metodologia queer rifiuta la neutralità epistemica e rivendica parzialità, vulnerabilità e contingenza come condizioni generative del sapere, aprendo così a forme di ricerca radicate, incarnate e relazionali (Amigo Ventureira, 2023). La metodologia queer invita, quindi, chi fa ricerca, in particoalre con persone LGBTQIA+, ad interrogarsi sul proprio posizionamento in quanto ricercatorә, perché questo non è un elemento accessorio, bensì costitutivo del processo di ricerca: le traiettorie identitarie, affettive e politiche modellano profondamente ogni fase dell’indagine, dalle parole scelte per formulare le domande, alla relazione con le persone partecipanti, fino all’interpretazione dei dati (Grace et al., 2006). In particolare, l’intervista – dispositivo centrale in molte ricerche educative – può essere queerizzata a partire dalle implicazioni affettive, erotiche, linguistiche e politiche che la caratterizzano (Kong, Mahoney e Plummer, 2011). A partire da tale prospettiva, l’intervista si configura come uno spazio di co-narrazione in cui possano emergere soggettività ibride, dissonanti e non normative e dove la negoziazione intersoggettiva può trasformare la ricerca stessa in uno spazio pedagogico, trasformativo ed etico-politico. In tal senso, queerizzare le pratiche di ricerca significa decostruire le strutture che costituiscono i presupposti della ricerca e rendere visibili le implicazioni politiche di ogni dispositivo conoscitivo.

Colli Vignarelli, S. (2025). Metodologia queer o queerizzare la ricerca? Riflessioni per la ricerca pedagogica. In La qualità della formazione come responsabilità sociale. Prospettive di ricerca, modelli pedagogici, pratiche educative e didattiche tra tradizione e innovazione (pp.570-573). Pensa MultiMedia.

Metodologia queer o queerizzare la ricerca? Riflessioni per la ricerca pedagogica

Colli Vignarelli, S
2025

Abstract

Ogni scelta metodologica incarna una visione del sapere e può contribuire a riprodurre oppure a sovvertire le strutture di potere in atto nelle pratiche educative e nei fenomini che si tenta di conoscere attraverso la ricerca. L’esperienza non è una fonte trasparente, ma si costruisce e si rende narrabile attraverso codici culturalmente situati, spesso modellati dalle rappresentazioni di chi fa ricerca (Sità, 2023). In tal senso, il presente contributo intende interrogare le implicazioni epistemologiche, metodologiche, politiche e pedagogiche che emergono da una critica queer alle metodologie tradizionali e dalla proposta di una metodologia queer, con particolare attenzione allo strumento dell’intervista nella ricerca pedagogica. Riprendendo Halbestam (1998), la metodologia queer può essere definita come spazzina, indisciplinata e profondamente sovversiva, e si avvale di metodi differenti e molteplici per co-costruire sapere sui corpi e sulle soggettività che sono state – volontariamente o meno – escluse dagli studi condotti con metodologie tradizionali che spesso adottano un approccio essenzialista, non tenendo conto della natura diversificata e fluida delle identità sessuali e di genere. La metodologia queer rifiuta la neutralità epistemica e rivendica parzialità, vulnerabilità e contingenza come condizioni generative del sapere, aprendo così a forme di ricerca radicate, incarnate e relazionali (Amigo Ventureira, 2023). La metodologia queer invita, quindi, chi fa ricerca, in particoalre con persone LGBTQIA+, ad interrogarsi sul proprio posizionamento in quanto ricercatorә, perché questo non è un elemento accessorio, bensì costitutivo del processo di ricerca: le traiettorie identitarie, affettive e politiche modellano profondamente ogni fase dell’indagine, dalle parole scelte per formulare le domande, alla relazione con le persone partecipanti, fino all’interpretazione dei dati (Grace et al., 2006). In particolare, l’intervista – dispositivo centrale in molte ricerche educative – può essere queerizzata a partire dalle implicazioni affettive, erotiche, linguistiche e politiche che la caratterizzano (Kong, Mahoney e Plummer, 2011). A partire da tale prospettiva, l’intervista si configura come uno spazio di co-narrazione in cui possano emergere soggettività ibride, dissonanti e non normative e dove la negoziazione intersoggettiva può trasformare la ricerca stessa in uno spazio pedagogico, trasformativo ed etico-politico. In tal senso, queerizzare le pratiche di ricerca significa decostruire le strutture che costituiscono i presupposti della ricerca e rendere visibili le implicazioni politiche di ogni dispositivo conoscitivo.
abstract + slide
metodologia queer; posizionamento; epistemologia situata; intervista;
Italian
Convegno Nazionale SIPED 2025 La qualità della formazione come responsabilità sociale. Prospettive di ricerca, modelli pedagogici, pratiche educative e didattiche tra tradizione e innovazione - 19­21 giugno 2025
2025
Antonietti, M; Maggiarra, I.; Mambriani, S; Salvarani L
La qualità della formazione come responsabilità sociale. Prospettive di ricerca, modelli pedagogici, pratiche educative e didattiche tra tradizione e innovazione
9791255684718
2025
19
570
573
https://www.pensamultimedia.it/libro/9791255684718
open
Colli Vignarelli, S. (2025). Metodologia queer o queerizzare la ricerca? Riflessioni per la ricerca pedagogica. In La qualità della formazione come responsabilità sociale. Prospettive di ricerca, modelli pedagogici, pratiche educative e didattiche tra tradizione e innovazione (pp.570-573). Pensa MultiMedia.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10281/612621
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