Negli ultimi anni, in Italia, piattaforme digitali e social media hanno assunto un ruolo sempre più centrale nella visibilizzazione pubblico-politica e nella progressiva destigmatizzazione di condizioni caratterizzate da dolore pelvico e vulvare (e non solo) come vulvodinia, endometriosi, adenomiosi, neuropatia del pudendo e cistite interstiziale. Nonostante la loro diffusione, persistono rilevanti difficoltà diagnostiche strettamente connesse alla storica carenza di conoscenze scientifiche sulle condizioni vulvari e pelviche. Tale carenza è radicata in una costruzione androcentrica del sapere medico, che ha contribuito a normalizzare il “dolore genitale femminile” e a minimizzare irregolarità e sofferenze legate al ciclo mestruale. Anche quando si riesce a ottenere una diagnosi, mancano percorsi strutturati di accompagnamento continuativo e multidisciplinare che vadano oltre l’ambito strettamente ginecologico, così come adeguate esenzioni o sostegni economici per affrontare i costi farmacologici, terapeutici e psicologici necessari per una gestione olistica della salute. A queste carenze del sistema sanitario si accompagnano frequentemente esperienze di delegittimazione dei sintomi, trivializzazione del dolore e pratiche di violenza medico-ginecologica. In questo contesto, gli ambienti online sono diventati centrali per donne, persone trans*, nonbinarie e, più in generale, persone con vulva, che condividono esperienze, costruiscono reti di supporto e rivendicano riconoscimento medico, sociale e politico. Il presente contributo esplora tali dinamiche attraverso una duo-etnografia digitale collaborativa, basata su osservazione non partecipante condotta su TikTok e Instagram. L’analisi si concentra in particolare su come le persone utenti raccontano il proprio rapporto con il sapere e i servizi medici, evidenziando da un lato i processi neoliberali che influenzano la gestione della salute - come pratiche di autoresponsabilizzazione e autocontrollo, il crescente ricorso ad app a pagamento e a profili divulgativi di medici privati - e dall’altro la costruzione di forme di solidarietà e mutuo-aiuto dal basso che valorizzano l’esperienza incorporata nella produzione di conoscenza medica. In questa prospettiva, il contributo sottolinea la necessità di un approccio metodologico e teorico situato e transfemminista alla produzione di conoscenza, fondamentale per comprendere le relazioni tra corpo, potere e sistemi di oppressione nella medicina contemporanea.
Buonaguidi, A., Perin, C. (2026). Platformizzare le Esperienze di Dolore Pelvico e Vulvare: Tra Processi Neoliberali di Autoresponsabilizzazione e Costruzione di Saperi dal Basso. In BOOK OF ABSTRACTS Convegno di fine mandato AIS- Sociologia del la salute e del la medicina SALUTE E CURE: INTERSEZIONI , VECCHIE E NUOVE DISUGUAGLIANZE Torino, 18-19 giugno 2026 Università degli Studi di Torino.
Platformizzare le Esperienze di Dolore Pelvico e Vulvare: Tra Processi Neoliberali di Autoresponsabilizzazione e Costruzione di Saperi dal Basso
Buonaguidi, A.;
2026
Abstract
Negli ultimi anni, in Italia, piattaforme digitali e social media hanno assunto un ruolo sempre più centrale nella visibilizzazione pubblico-politica e nella progressiva destigmatizzazione di condizioni caratterizzate da dolore pelvico e vulvare (e non solo) come vulvodinia, endometriosi, adenomiosi, neuropatia del pudendo e cistite interstiziale. Nonostante la loro diffusione, persistono rilevanti difficoltà diagnostiche strettamente connesse alla storica carenza di conoscenze scientifiche sulle condizioni vulvari e pelviche. Tale carenza è radicata in una costruzione androcentrica del sapere medico, che ha contribuito a normalizzare il “dolore genitale femminile” e a minimizzare irregolarità e sofferenze legate al ciclo mestruale. Anche quando si riesce a ottenere una diagnosi, mancano percorsi strutturati di accompagnamento continuativo e multidisciplinare che vadano oltre l’ambito strettamente ginecologico, così come adeguate esenzioni o sostegni economici per affrontare i costi farmacologici, terapeutici e psicologici necessari per una gestione olistica della salute. A queste carenze del sistema sanitario si accompagnano frequentemente esperienze di delegittimazione dei sintomi, trivializzazione del dolore e pratiche di violenza medico-ginecologica. In questo contesto, gli ambienti online sono diventati centrali per donne, persone trans*, nonbinarie e, più in generale, persone con vulva, che condividono esperienze, costruiscono reti di supporto e rivendicano riconoscimento medico, sociale e politico. Il presente contributo esplora tali dinamiche attraverso una duo-etnografia digitale collaborativa, basata su osservazione non partecipante condotta su TikTok e Instagram. L’analisi si concentra in particolare su come le persone utenti raccontano il proprio rapporto con il sapere e i servizi medici, evidenziando da un lato i processi neoliberali che influenzano la gestione della salute - come pratiche di autoresponsabilizzazione e autocontrollo, il crescente ricorso ad app a pagamento e a profili divulgativi di medici privati - e dall’altro la costruzione di forme di solidarietà e mutuo-aiuto dal basso che valorizzano l’esperienza incorporata nella produzione di conoscenza medica. In questa prospettiva, il contributo sottolinea la necessità di un approccio metodologico e teorico situato e transfemminista alla produzione di conoscenza, fondamentale per comprendere le relazioni tra corpo, potere e sistemi di oppressione nella medicina contemporanea.| File | Dimensione | Formato | |
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