Nonostante il pensiero di Derrida incontri a più riprese questioni pedagogiche (1967, 1990), il panorama filosofico ed educativo non ha ancora esplorato in modo sufficiente il rapporto tra la decostruzione e l’educazione. I contributi esistenti, spesso datati e di taglio applicativo, non sembrano esaurire le possibilità aperte dalla decostruzione per ripensare la questione educativa. A partire da questo contesto prende avvio la ricerca di dottorato che si intende presentare. In particolare, nel contributo qui proposto si mira a porre in risalto il rapporto tra educazione e decostruzione attraverso i concetti di dériver – nel duplice significato di “trarre da” e “andare alla deriva” (Derrida, 2005) – e di destinerrance (Derrida, 1980), di cui si intende mostrare la rilevanza sia sul piano metodologico sia in quello teoretico. L’obiettivo è dare prova di come questi termini possano, da un lato, orientare la metodologia della presente ricerca e, dall’altro lato, inaugurare una riflessione educativa capace di sottrarsi a finalità funzionalistiche, pur mantenendo aperta la dimensione dell’intenzionalità. Per quanto riguarda il piano metodologico, si dimostrerà perché, ponendosi al seguito della decostruzione, l’intenzione della ricerca consiste nel derivare da essa tracce teoriche in grado di avviare un pensiero sull’educazione ancora a venire (destinerrance) e che non ricada precipitosamente sull’indagine applicativa. Sul piano teoretico si evidenzierà come questi termini consentano di affrontare in modo originale il problema educativo. In primo luogo, si osserverà come l’ambivalenza del termine dèriver, rifletta la complessità dell’educazione, la quale implica contemporaneamente sia una dimensione di eredità (trarre da) sia di incertezza (andare alla deriva). In questo modo sarà possibile fare emergere sotto una nuova luce l’irrisolvibile tensione tra passato e futuro che caratterizza l’esperienza educativa. In secondo luogo si illustrerà come il concetto di destinerrance permetta di rispondere all’esigenza contemporanea di pensare ad un’intenzionalità educativa che sfugga alla logica della produttività (Biesta, 2022). Per articolare questa idea, il contributo porrà in dialogo il concetto di destinerrance con quello di attenzione elaborato da Stiegler (2008) e con quello di plasticità di Malabou (2004, 2009), i quali, a partire dall’eredità della decostruzione, possono consentire di ripensare ad un’intenzionalità educativa aperta e in attesa dell’imprevisto.
Marexiano, M. (2025). Pensare l’educazione dopo la decostruzione. Derivazioni e intenzioni. Intervento presentato a: XXXIV edizione del Convegno nazionale dei dottorati di ricerca in filosofia, Reggio Emilia, Italia.
Pensare l’educazione dopo la decostruzione. Derivazioni e intenzioni
Marexiano, M.
2025
Abstract
Nonostante il pensiero di Derrida incontri a più riprese questioni pedagogiche (1967, 1990), il panorama filosofico ed educativo non ha ancora esplorato in modo sufficiente il rapporto tra la decostruzione e l’educazione. I contributi esistenti, spesso datati e di taglio applicativo, non sembrano esaurire le possibilità aperte dalla decostruzione per ripensare la questione educativa. A partire da questo contesto prende avvio la ricerca di dottorato che si intende presentare. In particolare, nel contributo qui proposto si mira a porre in risalto il rapporto tra educazione e decostruzione attraverso i concetti di dériver – nel duplice significato di “trarre da” e “andare alla deriva” (Derrida, 2005) – e di destinerrance (Derrida, 1980), di cui si intende mostrare la rilevanza sia sul piano metodologico sia in quello teoretico. L’obiettivo è dare prova di come questi termini possano, da un lato, orientare la metodologia della presente ricerca e, dall’altro lato, inaugurare una riflessione educativa capace di sottrarsi a finalità funzionalistiche, pur mantenendo aperta la dimensione dell’intenzionalità. Per quanto riguarda il piano metodologico, si dimostrerà perché, ponendosi al seguito della decostruzione, l’intenzione della ricerca consiste nel derivare da essa tracce teoriche in grado di avviare un pensiero sull’educazione ancora a venire (destinerrance) e che non ricada precipitosamente sull’indagine applicativa. Sul piano teoretico si evidenzierà come questi termini consentano di affrontare in modo originale il problema educativo. In primo luogo, si osserverà come l’ambivalenza del termine dèriver, rifletta la complessità dell’educazione, la quale implica contemporaneamente sia una dimensione di eredità (trarre da) sia di incertezza (andare alla deriva). In questo modo sarà possibile fare emergere sotto una nuova luce l’irrisolvibile tensione tra passato e futuro che caratterizza l’esperienza educativa. In secondo luogo si illustrerà come il concetto di destinerrance permetta di rispondere all’esigenza contemporanea di pensare ad un’intenzionalità educativa che sfugga alla logica della produttività (Biesta, 2022). Per articolare questa idea, il contributo porrà in dialogo il concetto di destinerrance con quello di attenzione elaborato da Stiegler (2008) e con quello di plasticità di Malabou (2004, 2009), i quali, a partire dall’eredità della decostruzione, possono consentire di ripensare ad un’intenzionalità educativa aperta e in attesa dell’imprevisto.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


