Gli immaginari sul futuro di bambine e bambini non sono mere fantasie individuali, ma rappresentazioni sociali che incorporano e rielaborano norme, disuguaglianze e contraddizioni del contesto adulto. Questo articolo presenta i risultati di una ricerca qualitativa condotta in due piccoli comuni lombardi, volta ad analizzare come si strutturano gli immaginari professionali, familiari e di sé in bambini e bambine della scuola primaria. Attraverso l’analisi di disegni, racconti brevi, interviste con insegnanti e focus group, lo studio evidenzia una persistente rigidità degli stereotipi di genere. I risultati mostrano un’asimmetria fondamentale: le bambine, pur esplorando parzialmente professioni tradizionalmente maschili (agentic), interiorizzano precocemente il dilemma della conciliazione come problema femminile e concepiscono il corpo come oggetto di cura e riconoscimento sociale. Al contrario, l’immaginario maschile rimane rigidamente confinato entro canoni di maschilità tradizionale, con assenza di professioni di cura (communal) e di qualsiasi consapevolezza delle responsabilità domestiche. Le narrazioni infantili rivelano anche l’interiorizzazione di un senso di precarietà e di timore per il futuro. La discussione colloca questi risultati nel quadro teorico delle “trasformazioni incompiute” dei ruoli di genere, argomentando come gli immaginari infantili riflettano le frizioni di una società in cui le spinte al cambiamento convivono con resistenze profonde. L’articolo conclude, sottolineando l’urgenza di interventi educativi che amplino deliberatamente i repertori culturali a disposizione dell’infanzia, per favorire l’emergere di soggettività meno vincolate dagli stereotipi.
Gambardella, M., Magaraggia, S. (2026). La rivoluzione di genere incompiuta nei sogni e nelle paure di bambine e bambini. CAMBIO [10.36253/cambio-18863].
La rivoluzione di genere incompiuta nei sogni e nelle paure di bambine e bambini.
Gambardella, MG;Magaraggia, SM
2026
Abstract
Gli immaginari sul futuro di bambine e bambini non sono mere fantasie individuali, ma rappresentazioni sociali che incorporano e rielaborano norme, disuguaglianze e contraddizioni del contesto adulto. Questo articolo presenta i risultati di una ricerca qualitativa condotta in due piccoli comuni lombardi, volta ad analizzare come si strutturano gli immaginari professionali, familiari e di sé in bambini e bambine della scuola primaria. Attraverso l’analisi di disegni, racconti brevi, interviste con insegnanti e focus group, lo studio evidenzia una persistente rigidità degli stereotipi di genere. I risultati mostrano un’asimmetria fondamentale: le bambine, pur esplorando parzialmente professioni tradizionalmente maschili (agentic), interiorizzano precocemente il dilemma della conciliazione come problema femminile e concepiscono il corpo come oggetto di cura e riconoscimento sociale. Al contrario, l’immaginario maschile rimane rigidamente confinato entro canoni di maschilità tradizionale, con assenza di professioni di cura (communal) e di qualsiasi consapevolezza delle responsabilità domestiche. Le narrazioni infantili rivelano anche l’interiorizzazione di un senso di precarietà e di timore per il futuro. La discussione colloca questi risultati nel quadro teorico delle “trasformazioni incompiute” dei ruoli di genere, argomentando come gli immaginari infantili riflettano le frizioni di una società in cui le spinte al cambiamento convivono con resistenze profonde. L’articolo conclude, sottolineando l’urgenza di interventi educativi che amplino deliberatamente i repertori culturali a disposizione dell’infanzia, per favorire l’emergere di soggettività meno vincolate dagli stereotipi.| File | Dimensione | Formato | |
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