Un tema poco esplorato dalla letteratura pedagogica, che apre interrogativi di non facile soluzione, specie per la condizione femminile, riguarda l’esercizio del diritto alla genitorialità per soggetti in regime di detenzione. Le donne rappresentano oggi circa il 5% della popolazione carceraria italiana e sono per la maggior parte straniere; si tratta spesso di identità fragili, segnate da precarietà sociale ed economica. Sull’essere madre incidono più fattori, la cultura di appartenenza, il senso di colpa, il vivere recluse in contesti deresponsabilizzanti. Al di là delle disposizioni di legge che tutelano il diritto alla maternità, come, dunque, essere madri nel tempo della detenzione? Il presente contributo che è parte di una ricerca più ampia del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma TRE, muove dalla riflessione teorica sul difficile rapporto tra le esigenze di empowerment del soggetto e quelle giudiziarie, per individuare, anche con il ricorso ad alcune teorie feconde dal punto di vista pedagogico, come quella di Martha C. Nussbaum sulle capacità umane, percorsi educativi in grado di rafforzare l’identità materna, con particolare riguardo alla dimensione interculturale, perché i luoghi di detenzione siano luoghi dell’essere, spazi per una progettazione partecipata.

Zizioli, E. (2015). Donne recluse: tornare bambine, diventare madri. Un’analisi pedagogica. In M. Tomarchio, S. Ulivieri (a cura di), Pedagogia militante. Diritti, culture, territori (pp. 511-516). ETS.

Donne recluse: tornare bambine, diventare madri. Un’analisi pedagogica

Zizioli, E
2015

Abstract

Un tema poco esplorato dalla letteratura pedagogica, che apre interrogativi di non facile soluzione, specie per la condizione femminile, riguarda l’esercizio del diritto alla genitorialità per soggetti in regime di detenzione. Le donne rappresentano oggi circa il 5% della popolazione carceraria italiana e sono per la maggior parte straniere; si tratta spesso di identità fragili, segnate da precarietà sociale ed economica. Sull’essere madre incidono più fattori, la cultura di appartenenza, il senso di colpa, il vivere recluse in contesti deresponsabilizzanti. Al di là delle disposizioni di legge che tutelano il diritto alla maternità, come, dunque, essere madri nel tempo della detenzione? Il presente contributo che è parte di una ricerca più ampia del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma TRE, muove dalla riflessione teorica sul difficile rapporto tra le esigenze di empowerment del soggetto e quelle giudiziarie, per individuare, anche con il ricorso ad alcune teorie feconde dal punto di vista pedagogico, come quella di Martha C. Nussbaum sulle capacità umane, percorsi educativi in grado di rafforzare l’identità materna, con particolare riguardo alla dimensione interculturale, perché i luoghi di detenzione siano luoghi dell’essere, spazi per una progettazione partecipata.
Capitolo o saggio
identità; maternità; carcere; educazione; intercultura
Italian
Pedagogia militante. Diritti, culture, territori
Tomarchio, M; Ulivieri, S
2015
9788846743725
ETS
511
516
Zizioli, E. (2015). Donne recluse: tornare bambine, diventare madri. Un’analisi pedagogica. In M. Tomarchio, S. Ulivieri (a cura di), Pedagogia militante. Diritti, culture, territori (pp. 511-516). ETS.
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