Il reinserimento sociale dei detenuti è essenziale per costruire una società più inclusiva, equa e sicura. In questo contesto, il lavoro - dignitoso e volontario – rappresenta un elemento centrale del trattamento rieducativo, così come previsto dall’articolo 27 della Costituzione. Tuttavia, in Italia alla fine del 2024 solo il 34,3% dei detenuti risultava impiegato in attività lavorative e di questi l’85% era assunto alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, svolgendo attività scarsamente qualificate, che raramente offrono competenze utili per una reale integrazione nel mercato del lavoro. Questo contributo si basa su una ricerca qualitativa condotta presso la Casa di Reclusione di Milano Bollate, che ha combinato interviste e osservazione partecipante, con l’obiettivo di analizzare le condizioni e le dinamiche che consentono a molti detenuti presso questo istituto, noto per le sue prassi virtuose, di lavorare alle dipendenze di soggetti privati esterni al carcere. I risultati hanno messo in evidenza il ruolo cruciale delle collaborazioni tra carcere e diversi attori sociali del territorio, come il Comune di Milano, centri per l’impiego, agenzie per il lavoro, cooperative sociali e imprese del territorio – nel creare opportunità di lavoro penitenziario. È emersa altresì l’importanza di una flessibilità organizzativa da parte di tutti i soggetti coinvolti, per poter mediare tra le esigenze di sicurezza dell’istituto penitenziario e quelle operative delle realtà economiche coinvolte. Infine, la ricerca segnala la necessità di un’attenta supervisione da parte del personale penitenziario e delle organizzazioni sindacali per garantire condizioni di lavoro eque e dignitose. Questo studio mira a valorizzare le buone prassi esistenti nel contesto del lavoro penitenziario e aprire un dibattito più ampio sul dialogo tra pubblico e privato ai fini della promozione di una maggiore giustizia sociale.
Anastasi, S. (2026). Il lavoro penitenziario come strumento di transizione inclusiva: sinergie tra pubblico e privato nel modello della Casa di Reclusione di Milano-Bollate. Intervento presentato a: Costruire la transizione sostenibile in Italia - 14–16 JANUARY 2026, Firenze.
Il lavoro penitenziario come strumento di transizione inclusiva: sinergie tra pubblico e privato nel modello della Casa di Reclusione di Milano-Bollate
Anastasi, S
2026
Abstract
Il reinserimento sociale dei detenuti è essenziale per costruire una società più inclusiva, equa e sicura. In questo contesto, il lavoro - dignitoso e volontario – rappresenta un elemento centrale del trattamento rieducativo, così come previsto dall’articolo 27 della Costituzione. Tuttavia, in Italia alla fine del 2024 solo il 34,3% dei detenuti risultava impiegato in attività lavorative e di questi l’85% era assunto alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, svolgendo attività scarsamente qualificate, che raramente offrono competenze utili per una reale integrazione nel mercato del lavoro. Questo contributo si basa su una ricerca qualitativa condotta presso la Casa di Reclusione di Milano Bollate, che ha combinato interviste e osservazione partecipante, con l’obiettivo di analizzare le condizioni e le dinamiche che consentono a molti detenuti presso questo istituto, noto per le sue prassi virtuose, di lavorare alle dipendenze di soggetti privati esterni al carcere. I risultati hanno messo in evidenza il ruolo cruciale delle collaborazioni tra carcere e diversi attori sociali del territorio, come il Comune di Milano, centri per l’impiego, agenzie per il lavoro, cooperative sociali e imprese del territorio – nel creare opportunità di lavoro penitenziario. È emersa altresì l’importanza di una flessibilità organizzativa da parte di tutti i soggetti coinvolti, per poter mediare tra le esigenze di sicurezza dell’istituto penitenziario e quelle operative delle realtà economiche coinvolte. Infine, la ricerca segnala la necessità di un’attenta supervisione da parte del personale penitenziario e delle organizzazioni sindacali per garantire condizioni di lavoro eque e dignitose. Questo studio mira a valorizzare le buone prassi esistenti nel contesto del lavoro penitenziario e aprire un dibattito più ampio sul dialogo tra pubblico e privato ai fini della promozione di una maggiore giustizia sociale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


