I processi educativi e formativi sono fenomeni altamente complessi frutto dell’intreccio di una molteplicità di dimensioni (individuali, sociali, materiali, ecc.) che si giocano in situazione assumendo forme variabili e non standardizzabili. Questa multiformità dell’educativo sfugge ad approcci di ricerca di tipo lineare e tecnocratico e invita ad avventurarsi lungo itinerari di pensiero inediti per individuare nuove categorie interpretative all’altezza dell’originalità delle esperienze. In quest’ottica, la qualità della ricerca pedagogica e la sua responsabilità sociale si declinano nel rispetto del carattere contestuale del fenomeno, attraverso il riconoscimento e il coinvolgimento di tutti gli attori che prendono parte a esso, l’ascolto e problematizzazione dei differenti saperi formali e informali di cui sono portatori, l’elaborazione di interpretazioni che parlino ai contesti coinvolti a partire dalle quali immaginare insieme pratiche trasformative. Si tratta, dunque, di una modalità di fare ricerca in connessione con le pratiche, secondo una logica di ricorsività, in linea con il carattere teorico-pratico della pedagogia. Ma attraverso quali traiettorie teorico-metodologiche è possibile orientarsi verso questo approccio alla ricerca? Il presente contributo intende approfondire l’Inclusive Approach come prospettiva promettente in tal senso, analizzandone punti di forza e questioni aperte avvalendosi anche di un caso di studio. Questo approccio, teorizzato da Jan Fook in relazione alla ricerca nel social work, pare particolarmente interessante in quanto riposiziona il processo di ricerca in un contesto caratterizzato da un’eterogeneità di teorie, a diverso gradiente di complessità, trasferibilità e rilevanza, che coesistono e si contaminano tra loro, invitando così i ricercatori a superare la rigidità di singoli paradigmi in favore di una logica plurale che valorizzi il contributo di tutti gli attori coinvolti. Tra gli aspetti più affascinanti dell’approccio vi è la libertà di sperimentazione dei ricercatori che, al fine di accedere alla complessità dell’esperienza, possono scegliere di intrecciare sguardi e metodologie differenti, superando protocolli prestabiliti e procedure standardizzate. Quella stessa sperimentazione e flessibilità che caratterizzano i principali punti di forza di questo approccio, tuttavia rischiano di entrare in tensione con i criteri e le procedure convalidate dalla comunità scientifica di riferimento rispetto alla validità del disegno di ricerca, all’analisi dei dati e alla trasferibilità dei risultati. Tali aspetti si traducono in altrettante questioni aperte per chi vuole avventurarsi in questo tipo di indagine, nella consapevolezza che solo attraverso costanti sperimentazioni e mantenendo aperto il dibattito su di esse, sarà possibile individuare strategie di ricerca rigorose e creative, in grado di rispettare la complessità dell’educativo e di innescare dinamiche trasformative a beneficio di individui e comunità.
Cucuzza, G. (2025). L’Inclusive Approach come orizzonte teorico-metodologico per una ricerca pedagogica di qualità. In Siped Parma 2025 Book of Abstracts La Qualità della formazione come responsabilità sociale (pp.57-57).
L’Inclusive Approach come orizzonte teorico-metodologico per una ricerca pedagogica di qualità
Cucuzza, G
2025
Abstract
I processi educativi e formativi sono fenomeni altamente complessi frutto dell’intreccio di una molteplicità di dimensioni (individuali, sociali, materiali, ecc.) che si giocano in situazione assumendo forme variabili e non standardizzabili. Questa multiformità dell’educativo sfugge ad approcci di ricerca di tipo lineare e tecnocratico e invita ad avventurarsi lungo itinerari di pensiero inediti per individuare nuove categorie interpretative all’altezza dell’originalità delle esperienze. In quest’ottica, la qualità della ricerca pedagogica e la sua responsabilità sociale si declinano nel rispetto del carattere contestuale del fenomeno, attraverso il riconoscimento e il coinvolgimento di tutti gli attori che prendono parte a esso, l’ascolto e problematizzazione dei differenti saperi formali e informali di cui sono portatori, l’elaborazione di interpretazioni che parlino ai contesti coinvolti a partire dalle quali immaginare insieme pratiche trasformative. Si tratta, dunque, di una modalità di fare ricerca in connessione con le pratiche, secondo una logica di ricorsività, in linea con il carattere teorico-pratico della pedagogia. Ma attraverso quali traiettorie teorico-metodologiche è possibile orientarsi verso questo approccio alla ricerca? Il presente contributo intende approfondire l’Inclusive Approach come prospettiva promettente in tal senso, analizzandone punti di forza e questioni aperte avvalendosi anche di un caso di studio. Questo approccio, teorizzato da Jan Fook in relazione alla ricerca nel social work, pare particolarmente interessante in quanto riposiziona il processo di ricerca in un contesto caratterizzato da un’eterogeneità di teorie, a diverso gradiente di complessità, trasferibilità e rilevanza, che coesistono e si contaminano tra loro, invitando così i ricercatori a superare la rigidità di singoli paradigmi in favore di una logica plurale che valorizzi il contributo di tutti gli attori coinvolti. Tra gli aspetti più affascinanti dell’approccio vi è la libertà di sperimentazione dei ricercatori che, al fine di accedere alla complessità dell’esperienza, possono scegliere di intrecciare sguardi e metodologie differenti, superando protocolli prestabiliti e procedure standardizzate. Quella stessa sperimentazione e flessibilità che caratterizzano i principali punti di forza di questo approccio, tuttavia rischiano di entrare in tensione con i criteri e le procedure convalidate dalla comunità scientifica di riferimento rispetto alla validità del disegno di ricerca, all’analisi dei dati e alla trasferibilità dei risultati. Tali aspetti si traducono in altrettante questioni aperte per chi vuole avventurarsi in questo tipo di indagine, nella consapevolezza che solo attraverso costanti sperimentazioni e mantenendo aperto il dibattito su di esse, sarà possibile individuare strategie di ricerca rigorose e creative, in grado di rispettare la complessità dell’educativo e di innescare dinamiche trasformative a beneficio di individui e comunità.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


