The Italian Code of Criminal Procedure of 1865, slavishly following the French model, had reserved the monopoly of criminal prosecution to the State, through the public prosecutor. Furthermore, the legislator had not provided for any form of private control over the possible decision to close a case, to avoid the risk of abuse and ministerial interference with the king's procurators. The debate on the introduction of private criminal prosecution of crime victims in liberal Italy at the end of the nineteenth century therefore took on a strong constitutional dimension. In the eyes of civil criminal law, private action as an alternative or in competition with popular action represented a suitable tool to balance the authoritarism of the code, together with other measures. There was therefore an intense discussion, which resulted in the definition of two alternative archetypes, by Luigi Lucchini and Francesco Carrara, the former in favor of popular action, the latter of private action by the victims. The partisans of the monopoly remained a minority, even if the reformist front, which developed around the proposals of the two pioneers, did not arrive at a shared solution. The divisions, however, did not stop the planning of Italian jurists, who had a strong impact on the preparation of the new code of 1913, with original paths that in the end, however, did not have the desired outcome. The rhetoric of the malicious, vexatious, and biased victim prevailed, and the push of the more progressive strands of doctrine clashed with the conservatism of political forces and other jurists.

Il codice di procedura penale italiano del 1865, seguendo pedissequamente il modello francese, aveva riservato il monopolio dell’azione penale allo Stato, attraverso il pubblico ministero. Il legislatore, inoltre, non aveva previsto alcuna forma di controllo dei privati sulla eventuale decisione di archiviare un caso, a scongiurare il rischio di abusi e di ingerenze ministeriali sui procuratori del re. Il dibattito sull’introduzione dell’azione penale privata delle vittime del reato nell’Italia liberale di fine Ottocento assunse perciò una forte dimensione costituzionale. Agli occhi della penalistica civile, l’azione privata in alternativa o in concorrenza con l’azione popolare rappresentava uno strumento idoneo a bilanciare l’autoritarismo del codice, insieme ad altre misure. Vi fu perciò un’intensa discussione, che sfociò nella definizione di due archetipi alternativi, da parte di Luigi Lucchini e Francesco Carrara, favorevole il primo all’azione popolare, il secondo all’azione privata delle vittime. I partigiani del monopolio restarono una minoranza, anche se il fronte riformista, sviluppatosi intorno alle proposte dei due pionieri, non arrivò ad una soluzione condivisa. Le divisioni non fermarono tuttavia la progettualità dei giuristi italiani, che ebbero un forte impatto sulla preparazione del nuovo codice del 1913, con percorsi originali che alla fine non ebbero però l’esito sperato. Vinse la retorica della vittima maliziosa, vessatoria e parziale, e la spinta dei filoni più progressisti della dottrina si scontrò con il conservatorismo delle forze politiche e di altri giuristi.

Chiodi, G. (2025). Ascesa e caduta dell’azione penale privata e popolare nell’Italia liberale: breve storia di una riforma mancata. In A. Cappuccio, S. Ruggeri (a cura di), Antichi e nuovi modelli di giustizia partecipata e cultura della giurisdizione. Verso una tutela penale più umana ed egualitaria (pp. 3-30). Milano : Wolters Kluwer-Cedam.

Ascesa e caduta dell’azione penale privata e popolare nell’Italia liberale: breve storia di una riforma mancata

Chiodi, Giovanni
2025

Abstract

The Italian Code of Criminal Procedure of 1865, slavishly following the French model, had reserved the monopoly of criminal prosecution to the State, through the public prosecutor. Furthermore, the legislator had not provided for any form of private control over the possible decision to close a case, to avoid the risk of abuse and ministerial interference with the king's procurators. The debate on the introduction of private criminal prosecution of crime victims in liberal Italy at the end of the nineteenth century therefore took on a strong constitutional dimension. In the eyes of civil criminal law, private action as an alternative or in competition with popular action represented a suitable tool to balance the authoritarism of the code, together with other measures. There was therefore an intense discussion, which resulted in the definition of two alternative archetypes, by Luigi Lucchini and Francesco Carrara, the former in favor of popular action, the latter of private action by the victims. The partisans of the monopoly remained a minority, even if the reformist front, which developed around the proposals of the two pioneers, did not arrive at a shared solution. The divisions, however, did not stop the planning of Italian jurists, who had a strong impact on the preparation of the new code of 1913, with original paths that in the end, however, did not have the desired outcome. The rhetoric of the malicious, vexatious, and biased victim prevailed, and the push of the more progressive strands of doctrine clashed with the conservatism of political forces and other jurists.
Capitolo o saggio
Criminal Procedure; Private prosecution; Dismissal of the case
Processo penale; Azione penale privata; Archiviazione
Italian
Antichi e nuovi modelli di giustizia partecipata e cultura della giurisdizione. Verso una tutela penale più umana ed egualitaria
Cappuccio, A; Ruggeri, S
2025
9788813390778
Wolters Kluwer-Cedam
3
30
Chiodi, G. (2025). Ascesa e caduta dell’azione penale privata e popolare nell’Italia liberale: breve storia di una riforma mancata. In A. Cappuccio, S. Ruggeri (a cura di), Antichi e nuovi modelli di giustizia partecipata e cultura della giurisdizione. Verso una tutela penale più umana ed egualitaria (pp. 3-30). Milano : Wolters Kluwer-Cedam.
none
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