Stando ai più recenti rapporti di ISPRA, i rifiuti derivati delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati) costituiscono quasi il 50% dei rifiuti speciali prodotti in Italia ogni anno; le sole terre e rocce (non pericolose) prodotte tra il 2020 e 2021 superno le diciassette milioni di tonnellate. In questo contesto, il biorisanamento rappresenta un’avanguardia per il recupero dei terreni contaminati. Le tecniche di risanamento biologico sono meno costose ed invasive delle chimico-fisiche e si basano sullo sfruttamento delle capacità degradative di organismi quali piante, funghi e batteri per ridurre la concentrazione di contaminati organici, come gli idrocarburi. In relazione alle tecniche di biorisanamento che si basano sulla stimolazione di processi di degradazione mediati dai microorganismi, esistono alcuni fattori limitanti: come la disponibilità di nutrienti, la concentrazione di ossigeno e l’abbondanza dei microorganismi stessi. Le tecniche di risanamento biologico hanno anche l’ulteriore vantaggio di mantenere e, in alcuni casi, migliorare le caratteristiche biologiche e agronomiche del terreno trattato. Queste caratteristiche, quando il trattamento biologico è condotto in modalità ex situ, aumentano la fertilità del materiale rendendolo particolarmente adatto per un riutilizzo come terreno da coltivo per ripristini ed opere di ingegneria naturalistica. Una problematica non trascurabile per questo tipo di riutilizzo è la presenza di semi di piante infestanti presenti nel materiale di partenza o che si accumulano nel terreno durante il trattamento. L’alta densità di semi e l’incremento di fertilità del terreno bio-risanato porta alla repentina crescita di piante infestanti dopo la messa in opera del terreno, limitando tale riutilizzo per problemi di tipo fitosanitario. Obiettivi di questo studio sono l’individuazione di ammendanti organici termogenici da utilizzare in un processo di co-compostaggio con il terreno da bio-risanato mediante biopila dinamica al fine di aumentare la fase termofila del cumulo in termini di temperatura massima e durata, per inattivare i semi delle piante infestanti e incrementare la degradazione di inquinanti organici allo stesso tempo. Nei tradizionali processi di compostaggio è possibile identificare almeno tre fasi principali; una fase iniziale di latenza, la fase termofila (in cui l’attività di degradazione è al suo apice e si raggiunge il picco di temperatura) e la fase mesofila o matura (lenta diminuzione che tende ad un plateau). Applicando un processo di co-compostaggio di ammendanti organici e terreno contaminato ci si pone l’obiettivo di prolungare la fase termofila portando la temperatura a circa 50°C per almeno 14 giorni per garantire una parziale inattivazione dei semi di piante infestanti. Una fase termofila più prolungata può inoltre mantenere per più tempo la massima attività degradativa dei batteri; quindi, potrebbe diminuire il tempo necessario per la bonifica e ridurre la eventuale presenza di batteri patogeni.

Rossi, D., Franzetti, A., Renella, G., Righini, L. (2024). Ammendanti termogenici per favorire il recupero di terreni biorisanati come terre da coltivo. In L'innovazione per la transizione giusta. RemTech Expo 2024. Libro degli abstract.

Ammendanti termogenici per favorire il recupero di terreni biorisanati come terre da coltivo

Rossi, D
Primo
;
Franzetti, A;
2024

Abstract

Stando ai più recenti rapporti di ISPRA, i rifiuti derivati delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati) costituiscono quasi il 50% dei rifiuti speciali prodotti in Italia ogni anno; le sole terre e rocce (non pericolose) prodotte tra il 2020 e 2021 superno le diciassette milioni di tonnellate. In questo contesto, il biorisanamento rappresenta un’avanguardia per il recupero dei terreni contaminati. Le tecniche di risanamento biologico sono meno costose ed invasive delle chimico-fisiche e si basano sullo sfruttamento delle capacità degradative di organismi quali piante, funghi e batteri per ridurre la concentrazione di contaminati organici, come gli idrocarburi. In relazione alle tecniche di biorisanamento che si basano sulla stimolazione di processi di degradazione mediati dai microorganismi, esistono alcuni fattori limitanti: come la disponibilità di nutrienti, la concentrazione di ossigeno e l’abbondanza dei microorganismi stessi. Le tecniche di risanamento biologico hanno anche l’ulteriore vantaggio di mantenere e, in alcuni casi, migliorare le caratteristiche biologiche e agronomiche del terreno trattato. Queste caratteristiche, quando il trattamento biologico è condotto in modalità ex situ, aumentano la fertilità del materiale rendendolo particolarmente adatto per un riutilizzo come terreno da coltivo per ripristini ed opere di ingegneria naturalistica. Una problematica non trascurabile per questo tipo di riutilizzo è la presenza di semi di piante infestanti presenti nel materiale di partenza o che si accumulano nel terreno durante il trattamento. L’alta densità di semi e l’incremento di fertilità del terreno bio-risanato porta alla repentina crescita di piante infestanti dopo la messa in opera del terreno, limitando tale riutilizzo per problemi di tipo fitosanitario. Obiettivi di questo studio sono l’individuazione di ammendanti organici termogenici da utilizzare in un processo di co-compostaggio con il terreno da bio-risanato mediante biopila dinamica al fine di aumentare la fase termofila del cumulo in termini di temperatura massima e durata, per inattivare i semi delle piante infestanti e incrementare la degradazione di inquinanti organici allo stesso tempo. Nei tradizionali processi di compostaggio è possibile identificare almeno tre fasi principali; una fase iniziale di latenza, la fase termofila (in cui l’attività di degradazione è al suo apice e si raggiunge il picco di temperatura) e la fase mesofila o matura (lenta diminuzione che tende ad un plateau). Applicando un processo di co-compostaggio di ammendanti organici e terreno contaminato ci si pone l’obiettivo di prolungare la fase termofila portando la temperatura a circa 50°C per almeno 14 giorni per garantire una parziale inattivazione dei semi di piante infestanti. Una fase termofila più prolungata può inoltre mantenere per più tempo la massima attività degradativa dei batteri; quindi, potrebbe diminuire il tempo necessario per la bonifica e ridurre la eventuale presenza di batteri patogeni.
abstract + poster
Biorisanamento; Ammendanti termogenici; Semi infestati; Fertilità; Ripristino del paesaggio
Italian
RemTech Expo 2024
2024
Uricchio, VF; Paparella, S; Falconi, M
L'innovazione per la transizione giusta. RemTech Expo 2024. Libro degli abstract
978-88-8080-663-9
2024
2024
open
Rossi, D., Franzetti, A., Renella, G., Righini, L. (2024). Ammendanti termogenici per favorire il recupero di terreni biorisanati come terre da coltivo. In L'innovazione per la transizione giusta. RemTech Expo 2024. Libro degli abstract.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10281/546141
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