The prevailing notion of tradition in modern political thought has been that of a mere repository of beliefs about the good life, a repertoire of narratives and practical articulations of social bonds that is transmitted through history in a static condition. In spite of this prolonged diminished role, we are now seeing relevant attempts of theoretical and practical reprise. In particular, the accounts about the historical evolution of practical rationality and about the transformations of the public sphere have been recently a favorable place for a return of theoretical consideration about the concept of tradition. Such a comeback took different forms, from Neocommunitarianism, to Neo-pragmatism and sociological inquiry. The very notion of a tradition has been widely re-explored by some authors as an evolving rational moral research (A. MacIntyre), as a place for mediation between the dimension of communicative action and the plurality of practices (A. Salvatore), as the epistemic condition for the exercise of democratic practices (J. Stout). Tradition is then placed at the crossroads between the evolution of forms of rational public deliberation about the common goods and the historical construction of norms, institutions and procedures which are typical of public life. The redefinition of a concept of tradition which shifts the attention from the conservation of tokens of past knowledge to the evolution of the forms of cooperative exercise of practical reason allows for a fruitful development of some related notions, like those of exemplarity, symbol and shared imaginary. Moreover, a renewed conception of tradition is a favorable condition to think differently about the ethical and political meaning of religions in the public sphere.

La trattazione del rapporto tra l’evoluzione delle forme della razionalità pratica e le trasformazioni della sfera pubblica è stato in anni recenti un luogo privilegiato per la ripresa dell’attenzione speculativa intorno al concetto di tradizione. Tale ripresa ha avuto matrici divergenti, dal Neocomunitarismo, al Neopragmatismo, ai contributi di origine sociologica. All’interno di tali trattazioni, il concetto di tradizione è stato variamente riformulato a partire da esigenze teoriche analoghe. Pur nella varietà degli approcci disciplinari e degli orientamenti teoretici, si è rilevata infatti come problematica la progressiva svalutazione del ruolo delle tradizioni ai fini della comprensione dei beni comuni e dei fini collettivi. Si considerano dunque tre contributi esemplari nei quali la nozione stessa di tradizione è stata variamente ripercorsa come ricerca morale razionale storicamente in evoluzione da parte di A. MacIntyre, come forma strutturante le pratiche democratiche da parte di J. Stout, come luogo di mediazione fra la dimensione dell’agire comunicativo e l’insieme delle pratiche sociali da parte di A. Salvatore. La tradizione viene dunque collocata al crocevia fra l’evoluzione delle forme della deliberazione razionale pratica sui beni comuni e la costruzione storica delle norme, delle istituzioni e delle procedure proprie della dimensione pubblica del vivere. Su tali premesse suggeriamo dunque la possibilità di intendere le tradizioni come forme storiche di articolazione cooperativa della ragione pratica, necessarie alla definizione e alla realizzazione dei beni comuni. In quanto tali, le tradizioni sono anche condizione epistemica di esercizio delle pratiche democratiche. La ridefinizione di un concetto di tradizione che sposti l’attenzione dal deposito dei contenuti di conoscenza all’evoluzione delle forme di esercizio cooperativo della ragione pratica rende possibile, in prospettiva, una fruttuosa ripresa di altre nozioni collegate, come quelle di esemplarità, di simbolo, di immaginario condiviso, nonché una diversa comprensione del significato etico e politico della dimensione religiosa all’interno dello spazio pubblico.

Monti, P. (2013). Quali beni comuni? La tradizione fra ragione pratica e sfera pubblica. PHILOSOPHICAL NEWS(5), 220-226.

Quali beni comuni? La tradizione fra ragione pratica e sfera pubblica

Monti, P
2013

Abstract

La trattazione del rapporto tra l’evoluzione delle forme della razionalità pratica e le trasformazioni della sfera pubblica è stato in anni recenti un luogo privilegiato per la ripresa dell’attenzione speculativa intorno al concetto di tradizione. Tale ripresa ha avuto matrici divergenti, dal Neocomunitarismo, al Neopragmatismo, ai contributi di origine sociologica. All’interno di tali trattazioni, il concetto di tradizione è stato variamente riformulato a partire da esigenze teoriche analoghe. Pur nella varietà degli approcci disciplinari e degli orientamenti teoretici, si è rilevata infatti come problematica la progressiva svalutazione del ruolo delle tradizioni ai fini della comprensione dei beni comuni e dei fini collettivi. Si considerano dunque tre contributi esemplari nei quali la nozione stessa di tradizione è stata variamente ripercorsa come ricerca morale razionale storicamente in evoluzione da parte di A. MacIntyre, come forma strutturante le pratiche democratiche da parte di J. Stout, come luogo di mediazione fra la dimensione dell’agire comunicativo e l’insieme delle pratiche sociali da parte di A. Salvatore. La tradizione viene dunque collocata al crocevia fra l’evoluzione delle forme della deliberazione razionale pratica sui beni comuni e la costruzione storica delle norme, delle istituzioni e delle procedure proprie della dimensione pubblica del vivere. Su tali premesse suggeriamo dunque la possibilità di intendere le tradizioni come forme storiche di articolazione cooperativa della ragione pratica, necessarie alla definizione e alla realizzazione dei beni comuni. In quanto tali, le tradizioni sono anche condizione epistemica di esercizio delle pratiche democratiche. La ridefinizione di un concetto di tradizione che sposti l’attenzione dal deposito dei contenuti di conoscenza all’evoluzione delle forme di esercizio cooperativo della ragione pratica rende possibile, in prospettiva, una fruttuosa ripresa di altre nozioni collegate, come quelle di esemplarità, di simbolo, di immaginario condiviso, nonché una diversa comprensione del significato etico e politico della dimensione religiosa all’interno dello spazio pubblico.
Articolo in rivista - Articolo scientifico
The prevailing notion of tradition in modern political thought has been that of a mere repository of beliefs about the good life, a repertoire of narratives and practical articulations of social bonds that is transmitted through history in a static condition. In spite of this prolonged diminished role, we are now seeing relevant attempts of theoretical and practical reprise. In particular, the accounts about the historical evolution of practical rationality and about the transformations of the public sphere have been recently a favorable place for a return of theoretical consideration about the concept of tradition. Such a comeback took different forms, from Neocommunitarianism, to Neo-pragmatism and sociological inquiry. The very notion of a tradition has been widely re-explored by some authors as an evolving rational moral research (A. MacIntyre), as a place for mediation between the dimension of communicative action and the plurality of practices (A. Salvatore), as the epistemic condition for the exercise of democratic practices (J. Stout). Tradition is then placed at the crossroads between the evolution of forms of rational public deliberation about the common goods and the historical construction of norms, institutions and procedures which are typical of public life. The redefinition of a concept of tradition which shifts the attention from the conservation of tokens of past knowledge to the evolution of the forms of cooperative exercise of practical reason allows for a fruitful development of some related notions, like those of exemplarity, symbol and shared imaginary. Moreover, a renewed conception of tradition is a favorable condition to think differently about the ethical and political meaning of religions in the public sphere.
Tradition, Social Practices, Public Ethics, Democracy; Ethics of Citizenship
Tradizione; Pratiche sociali; Etica pubblica; Democrazia; Etica della cittadinanza
Italian
220
226
7
Monti, P. (2013). Quali beni comuni? La tradizione fra ragione pratica e sfera pubblica. PHILOSOPHICAL NEWS(5), 220-226.
Monti, P
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