These pages focus on the iconic-representative dimension of public life and political arrangements, beyond the mainstream focus of contemporary political philosophy over the argumentative dimension and the quest for public reasons. The fixation of public justification has too often marginalized the philosophical consideration for the issue of "visibility" in the "public sphere"; an issue that is however crucial if we look at the reality of political life and its theatrical features, populated by narratives, slogans, symbols and "icons" more than by arguments and reasons. Political representation and iconic representation are mutually connected, with a huge role played by "comical" codes that confer to images a distinct performative impact on the citizens and their relationship with the political institutions. The ethics of political representation cannot focus exclusively on the argumentative dimension of the democratic debate, but needs to take into account its visual, narrative and iconic dimensions.

Queste pagine mettono al centro il “teatro pubblico”, in quanto si concentrano non solo – come è consuetudine diffusa in molti dei lavori di filosofica politica contemporanea soprattutto a partire dai fondamentali studi di Habermas – sulla dimensione argomentativa e sullo spazio delle “buone ragioni”, ma anche e soprattutto sulla dimensione più propriamente iconico-rappresentativa della vita pubblica e con ciò proprio sulla sua dimensione teatrale-rappresentativa. L’idea è dunque che le tante critiche a cui è stato ed è sottoposto il concetto di “sfera pubblica” siano da vedere in connessione con l’insufficienza intrinseca di un modello epistemico imperniato sulla validazione normativa che ha troppo presto espunto la questione della “visibilità” pur dovendo fare i conti con uno scenario popolato da narrazioni, leader, slogan e appunto “icone”, ben più di quanto non sia abitato da argomenti e confutazioni. È la questione della rappresentanza a essere fatta esplicitamente giocare con quella della rappresentazione, dell’immagine presentata in particolare (in riferimento all’opera di Szakolczai) lungo il registro del comico e della tematizzazione della sua peculiare performatività pubblica: la performatività-relazionalità dell’immagine si traduce qui nella rappresentazione comica che genera una particolare forma di narrazione sociale, qualificando tanto il rapporto tra soggetti quanto quello tra il singolo soggetto e l’insieme delle rappresentazioni condivise. La correzione del modello formale-discorsivo di ragione pubblica comporta l’intersezione tra spazio argomentativo e spazio “visivo”, tra discorsività e visibilità, la quale implica non soltanto il rapporto soggetto-oggetto bensì quello tripartito soggetto-soggetto-oggetto, dunque quello tra soggetti. Questa lettura ha immediate conseguenze sul modo di intendere la rappresentanza: se infatti si pensa che spettatore e oggetto siano separabili e coincidano con rappresentato e rappresentante, cancellando del tutto il legame tra diversi spettatori e l’oggetto e con esso quello tra gli spettatori stessi, si produce quel modello di rappresentanza per cui lo spettatore/rappresentato si pone da un punto di vista “esterno” e “disimpegnato” rispetto all’oggetto/rappresentante, che se certo va giudicato, non può esserlo a partire da una radicale deresponsabilizzazione personale: la propria corresponsabilità rispetto alle scelte operate viene altrimenti meno in senso individualistico, in quanto non si considera come il proprio atteggiamento di osservatore-valutatore costituisca – stante il legame tra spettatori – una rappresentazione che altri spettatori osservano e a cui a loro volta reagiscono e così via. Salvare le “buone ragioni” della rappresentanza (di contro peraltro alle letture “rispecchianti” della non-mediazione offerta dalla Rete) significa salvare ciò che va oltre le buone ragioni in senso stretto, recuperando quel processo di co-implicazione e mediazione rappresentato/rappresentante tale per cui la rappresentanza “trasforma” entrambi i poli che mette in relazione. In ultima istanza, tale salvataggio si accompagna alla proposta di un’etica della rappresentanza politica che, non limitandosi a inseguire le correttezza e legittimità procedurali, sappia – in ottica dichiaratamente “ricostruttiva” – “recuperare” le risorse simboliche degli immaginari e costituirsi come laboratorio di mediazioni in grado di definire modalità di identificazione del bene comune e della giustizia nelle attività cooperative proprie delle componenti “civile” e “religiosa” del vivere sociale.

Monti, P. (2013). Rappresentazioni, rappresentanza, rappresentati: dimensioni etiche e politiche dello sguardo democratico. In G. Pezzano, D. Sisto (a cura di), Immagini, immaginari e politica. Orizzonti simbolici del legame sociale (pp. 89-112). Pisa : ETS.

Rappresentazioni, rappresentanza, rappresentati: dimensioni etiche e politiche dello sguardo democratico

Monti, P
2013

Abstract

Queste pagine mettono al centro il “teatro pubblico”, in quanto si concentrano non solo – come è consuetudine diffusa in molti dei lavori di filosofica politica contemporanea soprattutto a partire dai fondamentali studi di Habermas – sulla dimensione argomentativa e sullo spazio delle “buone ragioni”, ma anche e soprattutto sulla dimensione più propriamente iconico-rappresentativa della vita pubblica e con ciò proprio sulla sua dimensione teatrale-rappresentativa. L’idea è dunque che le tante critiche a cui è stato ed è sottoposto il concetto di “sfera pubblica” siano da vedere in connessione con l’insufficienza intrinseca di un modello epistemico imperniato sulla validazione normativa che ha troppo presto espunto la questione della “visibilità” pur dovendo fare i conti con uno scenario popolato da narrazioni, leader, slogan e appunto “icone”, ben più di quanto non sia abitato da argomenti e confutazioni. È la questione della rappresentanza a essere fatta esplicitamente giocare con quella della rappresentazione, dell’immagine presentata in particolare (in riferimento all’opera di Szakolczai) lungo il registro del comico e della tematizzazione della sua peculiare performatività pubblica: la performatività-relazionalità dell’immagine si traduce qui nella rappresentazione comica che genera una particolare forma di narrazione sociale, qualificando tanto il rapporto tra soggetti quanto quello tra il singolo soggetto e l’insieme delle rappresentazioni condivise. La correzione del modello formale-discorsivo di ragione pubblica comporta l’intersezione tra spazio argomentativo e spazio “visivo”, tra discorsività e visibilità, la quale implica non soltanto il rapporto soggetto-oggetto bensì quello tripartito soggetto-soggetto-oggetto, dunque quello tra soggetti. Questa lettura ha immediate conseguenze sul modo di intendere la rappresentanza: se infatti si pensa che spettatore e oggetto siano separabili e coincidano con rappresentato e rappresentante, cancellando del tutto il legame tra diversi spettatori e l’oggetto e con esso quello tra gli spettatori stessi, si produce quel modello di rappresentanza per cui lo spettatore/rappresentato si pone da un punto di vista “esterno” e “disimpegnato” rispetto all’oggetto/rappresentante, che se certo va giudicato, non può esserlo a partire da una radicale deresponsabilizzazione personale: la propria corresponsabilità rispetto alle scelte operate viene altrimenti meno in senso individualistico, in quanto non si considera come il proprio atteggiamento di osservatore-valutatore costituisca – stante il legame tra spettatori – una rappresentazione che altri spettatori osservano e a cui a loro volta reagiscono e così via. Salvare le “buone ragioni” della rappresentanza (di contro peraltro alle letture “rispecchianti” della non-mediazione offerta dalla Rete) significa salvare ciò che va oltre le buone ragioni in senso stretto, recuperando quel processo di co-implicazione e mediazione rappresentato/rappresentante tale per cui la rappresentanza “trasforma” entrambi i poli che mette in relazione. In ultima istanza, tale salvataggio si accompagna alla proposta di un’etica della rappresentanza politica che, non limitandosi a inseguire le correttezza e legittimità procedurali, sappia – in ottica dichiaratamente “ricostruttiva” – “recuperare” le risorse simboliche degli immaginari e costituirsi come laboratorio di mediazioni in grado di definire modalità di identificazione del bene comune e della giustizia nelle attività cooperative proprie delle componenti “civile” e “religiosa” del vivere sociale.
Capitolo o saggio
These pages focus on the iconic-representative dimension of public life and political arrangements, beyond the mainstream focus of contemporary political philosophy over the argumentative dimension and the quest for public reasons. The fixation of public justification has too often marginalized the philosophical consideration for the issue of "visibility" in the "public sphere"; an issue that is however crucial if we look at the reality of political life and its theatrical features, populated by narratives, slogans, symbols and "icons" more than by arguments and reasons. Political representation and iconic representation are mutually connected, with a huge role played by "comical" codes that confer to images a distinct performative impact on the citizens and their relationship with the political institutions. The ethics of political representation cannot focus exclusively on the argumentative dimension of the democratic debate, but needs to take into account its visual, narrative and iconic dimensions.
Representation; Political Representation; Imaginaries; Public Ethics
Rappresentazione; Rappresentanza; Immaginari; Etica pubblica
Italian
Immagini, immaginari e politica. Orizzonti simbolici del legame sociale
9788846737915
Monti, P. (2013). Rappresentazioni, rappresentanza, rappresentati: dimensioni etiche e politiche dello sguardo democratico. In G. Pezzano, D. Sisto (a cura di), Immagini, immaginari e politica. Orizzonti simbolici del legame sociale (pp. 89-112). Pisa : ETS.
Monti, P
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