This article reflects on the contribution that cultural anthropology brings to the interdisciplinary debate on the smart city, and the analytical frameworks through which we can investigate through ethnography the dissemination of information and communication technologies within urban spaces. The essay retraces the debate on new urban policies, and highlights the dichotomy between those for whom the smart city is an instrument of social inclusion, environmental sustainability and economic development, and those who see its potential forms of control and exclusion. We argue that both tendencies share an analytical approach mainly focused on the moment of planning, which is unable to escape from the self-representation of the new urban paradigm as a globalizing and homogenizing force. Drawing from ethnographic cases, the article argues for a “non smart-centered” approach to investigate urban smartization in the context of long-term processes of place-making. This would shed light on the imaginaries produced by smart policies, ICT’s informal and unpredictable uses and the ways these (re-)shape senses of locality

Questo articolo riflette sul contributo che lo sguardo antropologico può apportare al dibattito interdisciplinare attorno alla smart city e sui quadri interpretativi attraverso i quali approcciarsi etnograficamente all’integrazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nel tessuto cittadino. Il testo ricostruisce il dibattito attorno alla nuova policy urbana, mettendo in luce la contrapposizione tra coloro che vedono nella smart city una risposta ai bisogni di inclusione sociale, sostenibilità ambientale e sviluppo economico, e quegli studi critici che ne mettono in luce le potenziali forme di controllo ed esclusione. Il saggio sottolinea come entrambe le posizioni si fondino su uno sguardo in gran parte interno al momento della progettazione e suggerisce di non restare abbagliati dall’autorappresentazione del nuovo paradigma urbano come forza omogeneizzante e globalizzante. Attraverso l’analisi di alcuni lavori etnografici, il testo sottolinea l’importanza di sviluppare un approccio teorico e metodologico “non-smart-centrico” che possa (ri)comprendere le dinamiche di smartizzazione all’interno di più lunghi e sedimentati processi di costruzione della località, facendo emergere gli immaginari prodotti dalle politiche smart, gli usi informali e imprevisti delle tecnologie e il modo in cui questi contribuiscono a ridefinire il senso dei luoghi.

D'Orsi, L., Rimoldi, L. (2021). Antropologia e smart city: dal modello astratto agli usi indisciplinati. L'UOMO, 11(2), 89-114.

Antropologia e smart city: dal modello astratto agli usi indisciplinati

Rimoldi L.
2021

Abstract

Questo articolo riflette sul contributo che lo sguardo antropologico può apportare al dibattito interdisciplinare attorno alla smart city e sui quadri interpretativi attraverso i quali approcciarsi etnograficamente all’integrazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nel tessuto cittadino. Il testo ricostruisce il dibattito attorno alla nuova policy urbana, mettendo in luce la contrapposizione tra coloro che vedono nella smart city una risposta ai bisogni di inclusione sociale, sostenibilità ambientale e sviluppo economico, e quegli studi critici che ne mettono in luce le potenziali forme di controllo ed esclusione. Il saggio sottolinea come entrambe le posizioni si fondino su uno sguardo in gran parte interno al momento della progettazione e suggerisce di non restare abbagliati dall’autorappresentazione del nuovo paradigma urbano come forza omogeneizzante e globalizzante. Attraverso l’analisi di alcuni lavori etnografici, il testo sottolinea l’importanza di sviluppare un approccio teorico e metodologico “non-smart-centrico” che possa (ri)comprendere le dinamiche di smartizzazione all’interno di più lunghi e sedimentati processi di costruzione della località, facendo emergere gli immaginari prodotti dalle politiche smart, gli usi informali e imprevisti delle tecnologie e il modo in cui questi contribuiscono a ridefinire il senso dei luoghi.
Articolo in rivista - Articolo scientifico
This article reflects on the contribution that cultural anthropology brings to the interdisciplinary debate on the smart city, and the analytical frameworks through which we can investigate through ethnography the dissemination of information and communication technologies within urban spaces. The essay retraces the debate on new urban policies, and highlights the dichotomy between those for whom the smart city is an instrument of social inclusion, environmental sustainability and economic development, and those who see its potential forms of control and exclusion. We argue that both tendencies share an analytical approach mainly focused on the moment of planning, which is unable to escape from the self-representation of the new urban paradigm as a globalizing and homogenizing force. Drawing from ethnographic cases, the article argues for a “non smart-centered” approach to investigate urban smartization in the context of long-term processes of place-making. This would shed light on the imaginaries produced by smart policies, ICT’s informal and unpredictable uses and the ways these (re-)shape senses of locality
urban anthropology, smart city, ethnography, smart policy, ICT;
antropologia urbana, smart city, etnografia, politiche smart, ICT;
Italian
89
114
26
D'Orsi, L., Rimoldi, L. (2021). Antropologia e smart city: dal modello astratto agli usi indisciplinati. L'UOMO, 11(2), 89-114.
D'Orsi, L; Rimoldi, L
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