Le relazioni tra l’Unione europea, prima Comunità, e Israele, non sono mai state idilliache. Il rapporto, che avrebbe potuto avere tutti i requisiti per essere “speciale”, visto il ruolo delle potenze europee nella nascita dello Stato ebraico, è sempre stato troppo influenzato dal conflitto, nei confronti del quale l’Europa si è per lo più avvicinata alla parte araba piuttosto che a quella israeliana. D’altronde, la difficoltà stessa di delineare, ma soprattutto mettere in pratica e quindi mantenere nel tempo una politica estera che conciliasse le visioni, spesso antitetiche, dei singoli attori europei ha contribuito a restringere quel margine di azione indipendente che, in una regione in cui gli Stati Uniti hanno giocato e giocano ancora il ruolo da protagonisti, l’Europa ha tentato in più occasioni di ritagliarsi. La scelta della Comunità europea di assumere una posizione critica nei confronti dell’occupazione israeliana (vista come una specie di retaggio di un’ormai superata era coloniale) e a favore dei diritti dei palestinesi è stata mantenuta, anche se non sempre coerentemente, dalla guerra del Kippur in poi. Tuttavia, la mancanza di volontà di andare fino in fondo, ovvero la “non scelta” di far seguire a dichiarazioni, condanne e prese di posizione dei fatti concreti – come sanzioni, blocchi dei cospicui interessi economico-finanziari in Israele o strategie politico-diplomatiche di lunga durata – ha impedito una reale influenza europea nella promozione della pace. Il dibattito sul conflitto e sulla questione israelo-arabo-palestinese tra gli Stati membri dell’istituzione europea si è focalizzato, dagli anni Settanta in poi, attorno ad alcuni dossier o grossi eventi: il riconoscimento dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) come interlocutore nel Dialogo euro-arabo (e di riflesso nei negoziati); la Dichiarazione di Venezia; il Processo di Barcellona appesantito dallo stallo di Oslo, ma soprattutto dalla partecipazione di Israele; il tentativo di mediazione multilaterale del Quartetto.

Roggero, C. (2015). L'Unione Europea tra scelte e non scelte [The European Union between choices and no choices]. IL PONTE, 71(11-12), 116-125.

L'Unione Europea tra scelte e non scelte [The European Union between choices and no choices]

Roggero, C
2015

Abstract

Le relazioni tra l’Unione europea, prima Comunità, e Israele, non sono mai state idilliache. Il rapporto, che avrebbe potuto avere tutti i requisiti per essere “speciale”, visto il ruolo delle potenze europee nella nascita dello Stato ebraico, è sempre stato troppo influenzato dal conflitto, nei confronti del quale l’Europa si è per lo più avvicinata alla parte araba piuttosto che a quella israeliana. D’altronde, la difficoltà stessa di delineare, ma soprattutto mettere in pratica e quindi mantenere nel tempo una politica estera che conciliasse le visioni, spesso antitetiche, dei singoli attori europei ha contribuito a restringere quel margine di azione indipendente che, in una regione in cui gli Stati Uniti hanno giocato e giocano ancora il ruolo da protagonisti, l’Europa ha tentato in più occasioni di ritagliarsi. La scelta della Comunità europea di assumere una posizione critica nei confronti dell’occupazione israeliana (vista come una specie di retaggio di un’ormai superata era coloniale) e a favore dei diritti dei palestinesi è stata mantenuta, anche se non sempre coerentemente, dalla guerra del Kippur in poi. Tuttavia, la mancanza di volontà di andare fino in fondo, ovvero la “non scelta” di far seguire a dichiarazioni, condanne e prese di posizione dei fatti concreti – come sanzioni, blocchi dei cospicui interessi economico-finanziari in Israele o strategie politico-diplomatiche di lunga durata – ha impedito una reale influenza europea nella promozione della pace. Il dibattito sul conflitto e sulla questione israelo-arabo-palestinese tra gli Stati membri dell’istituzione europea si è focalizzato, dagli anni Settanta in poi, attorno ad alcuni dossier o grossi eventi: il riconoscimento dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) come interlocutore nel Dialogo euro-arabo (e di riflesso nei negoziati); la Dichiarazione di Venezia; il Processo di Barcellona appesantito dallo stallo di Oslo, ma soprattutto dalla partecipazione di Israele; il tentativo di mediazione multilaterale del Quartetto.
Articolo in rivista - Articolo scientifico
Europa-conflitto israelo-palestinese; relazioni euro-mediterranee
Italian
116
125
10
Roggero, C. (2015). L'Unione Europea tra scelte e non scelte [The European Union between choices and no choices]. IL PONTE, 71(11-12), 116-125.
Roggero, C
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