Negli ultimi decenni, molte città europee hanno subito profonde ed evidenti trasformazioni. Esse, in parte, sono il frutto della diffusione sempre più rapida e consistente di sistemi di comunicazione a tecnologia avanzata che rimodellano e danno nuovo significato ad interi centri urbani e a loro sezioni o funzioni. Nuove od ormai consolidate tecnologie di comunicazione (internet, telefonia e videotelefonia mobile) decontestualizzano i rapporti sociali privandoli dei riferimenti rispetto allo spazio e al tempo, sviluppando, cioè, archi spazio-tempo indefiniti. Frutto di tale separazione spazio-temporale è la globalizzazione dei flussi dell’informazione. “Le relazioni sociali mondiali che collegano tra loro località distanti [infatti] fanno sì che le vite venganano modellate da eventi che si verificano a migliaia di chilometri di distanza” (Giddens, 1990, 71). Alcuni luoghi sono stati “prescelti” per diventare dei veri simboli del progresso. Gli aeroporti, per esempio, in un lasso di tempo relativamente breve, sono diventati uno dei simboli della società del disembedding (Giddens, 1990). Compagnie aeree molto economiche offrono l’opportunità di volare in quasi tutto il mondo a costi così ridotti da stravolgere completamente il rapporto distanza-costo; ancora, il proliferare degli spazi muniti di wireless system permette agli individui di essere raggiungibili in qualsiasi luogo e in ogni momento. Le nuove tecnologie della comunicazione, dunque, cambiano l’organizzazione spaziale delle attività. La prossimità spaziale nell’organizzazione economica e sociale perde relativamente di importanza” (Bagnasco, 1999). La citata possibilità di stabilire e cambiare con maggiore facilità reti di relazioni economiche e sociali, potrebbe erroneamente portare alla conclusione che la città possa perdere il suo significato. In realtà, l’evidenza empirica mostra la crescita del fenomeno urbano. Tuttavia, affascinati dai rapidi cambiamenti degli stili di vita e di consumo, spesso ci si dimentica che questo sviluppo non é uniformemente diffuso. Ad esempio, nella vicinanze degli aeroporti – collegati al cuore della città attraverso treni super veloci – nella maggior parte dei casi si trovano quartieri degradati circondati da aree verdi abbandonate e poco sicure. Da un punto di vista sociale, infatti, le nuove città presentano un caratteristico dualismo. Il nuovo terziario avanzato sviluppa posti di lavoro qualificati e ben remunerati, mentre i servizi alla persona vengono svolti da lavoratori precari e dallo scarso potere economico (Castells, 1998). In questa prospettiva, diventa sempre più pressante chiedersi come i processi di globalizzazione abbiano avuto delle ripercussioni sui modi di vivere, interagire e abitare le città o parti di queste. In particolare, come sottolineano Kearns e Parkinson (2001), è importante domandarsi se la dimensione di quartiere continui ad essere rilevante in un mondo globalizzato. In accordo con Forrest, in un sistema urbano composto da città allargate, la risposta è certamente positiva, anche se il grado di rilevanza della dimensione locale varia a seconda di “chi abita e dove si trova” il quartiere (2001, 2013). Conseguentemente, si può ipotizzare che gli abitanti di quartieri di edilizia residenziale pubblica vivano le trasformazioni della globalizzazione in modi e sotto forme diverse.

Mugnano, S. (2009). Gli abitanti di aree degradate perdono la fluidità e l’interconnessione spaziali e sociali? Il caso studio di quartieri di edilizia pubblica milanesi. In M. Bergamaschi, M. Colleoni, F. Martinelli (a cura di), La città: dimensioni, desideri, diritti. Dimensioni spazio-temporali dell'esclusione urbana. Milano : Franco Angeli.

Gli abitanti di aree degradate perdono la fluidità e l’interconnessione spaziali e sociali? Il caso studio di quartieri di edilizia pubblica milanesi

MUGNANO, SILVIA
2009

Abstract

Negli ultimi decenni, molte città europee hanno subito profonde ed evidenti trasformazioni. Esse, in parte, sono il frutto della diffusione sempre più rapida e consistente di sistemi di comunicazione a tecnologia avanzata che rimodellano e danno nuovo significato ad interi centri urbani e a loro sezioni o funzioni. Nuove od ormai consolidate tecnologie di comunicazione (internet, telefonia e videotelefonia mobile) decontestualizzano i rapporti sociali privandoli dei riferimenti rispetto allo spazio e al tempo, sviluppando, cioè, archi spazio-tempo indefiniti. Frutto di tale separazione spazio-temporale è la globalizzazione dei flussi dell’informazione. “Le relazioni sociali mondiali che collegano tra loro località distanti [infatti] fanno sì che le vite venganano modellate da eventi che si verificano a migliaia di chilometri di distanza” (Giddens, 1990, 71). Alcuni luoghi sono stati “prescelti” per diventare dei veri simboli del progresso. Gli aeroporti, per esempio, in un lasso di tempo relativamente breve, sono diventati uno dei simboli della società del disembedding (Giddens, 1990). Compagnie aeree molto economiche offrono l’opportunità di volare in quasi tutto il mondo a costi così ridotti da stravolgere completamente il rapporto distanza-costo; ancora, il proliferare degli spazi muniti di wireless system permette agli individui di essere raggiungibili in qualsiasi luogo e in ogni momento. Le nuove tecnologie della comunicazione, dunque, cambiano l’organizzazione spaziale delle attività. La prossimità spaziale nell’organizzazione economica e sociale perde relativamente di importanza” (Bagnasco, 1999). La citata possibilità di stabilire e cambiare con maggiore facilità reti di relazioni economiche e sociali, potrebbe erroneamente portare alla conclusione che la città possa perdere il suo significato. In realtà, l’evidenza empirica mostra la crescita del fenomeno urbano. Tuttavia, affascinati dai rapidi cambiamenti degli stili di vita e di consumo, spesso ci si dimentica che questo sviluppo non é uniformemente diffuso. Ad esempio, nella vicinanze degli aeroporti – collegati al cuore della città attraverso treni super veloci – nella maggior parte dei casi si trovano quartieri degradati circondati da aree verdi abbandonate e poco sicure. Da un punto di vista sociale, infatti, le nuove città presentano un caratteristico dualismo. Il nuovo terziario avanzato sviluppa posti di lavoro qualificati e ben remunerati, mentre i servizi alla persona vengono svolti da lavoratori precari e dallo scarso potere economico (Castells, 1998). In questa prospettiva, diventa sempre più pressante chiedersi come i processi di globalizzazione abbiano avuto delle ripercussioni sui modi di vivere, interagire e abitare le città o parti di queste. In particolare, come sottolineano Kearns e Parkinson (2001), è importante domandarsi se la dimensione di quartiere continui ad essere rilevante in un mondo globalizzato. In accordo con Forrest, in un sistema urbano composto da città allargate, la risposta è certamente positiva, anche se il grado di rilevanza della dimensione locale varia a seconda di “chi abita e dove si trova” il quartiere (2001, 2013). Conseguentemente, si può ipotizzare che gli abitanti di quartieri di edilizia residenziale pubblica vivano le trasformazioni della globalizzazione in modi e sotto forme diverse.
Capitolo o saggio
Housing, quartieri, Milano
Italian
La città: dimensioni, desideri, diritti. Dimensioni spazio-temporali dell'esclusione urbana
9788856815030
Mugnano, S. (2009). Gli abitanti di aree degradate perdono la fluidità e l’interconnessione spaziali e sociali? Il caso studio di quartieri di edilizia pubblica milanesi. In M. Bergamaschi, M. Colleoni, F. Martinelli (a cura di), La città: dimensioni, desideri, diritti. Dimensioni spazio-temporali dell'esclusione urbana. Milano : Franco Angeli.
Mugnano, S
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10281/22724
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