Tra i fenomeni indagati dagli studi urbani che si concentrano sulle disuguaglianze, i limiti all’accesso alle opportunità urbane sono ampiamente studiati e dibattuti. Secondo la defini-zione di Jones e Lucas, l’accessibilità è la «misura del livello cui le persone possono rag-giungere i beni e i servizi che la società considera necessari per la vita quotidiana, con un’enfasi sul potenziale/sulla capacità anziché sul comportamento effettivo» (Jones & Lu-cas, 2012, p. 6). Con riferimento al legame tra accessibilità ed esclusione sociale, Cass, Sho-ve e Urry sottolineano la natura multidimensionale del concetto di accesso, definito come «l’abilità di negoziare lo spazio e il tempo al fine di compiere pratiche e mantenere relazioni che le persone considerano necessarie per una normale partecipazione sociale», ossia per ga-rantire l’inclusione sociale (Cass, Shove & Urry, 2005, p. 543). I vincoli all’accessibilità emergono quindi da processi sia spaziali sia temporali. Da un la-to, i cambiamenti morfologici della città connessi alla diffusione urbana hanno ridotto la prossimità spaziale delle opportunities (legate al lavoro, al consumo, allo svago) e delle resi-denze, conducendo a mobilità più intense favorite dagli sviluppi tecnologici e dalla de-contestualizzazione delle reti sociali. Dall’altro lato, le dinamiche temporali legate ai cam-biamenti del sistema produttivo hanno creato una città poliritmica, in cui le attività di popo-lazioni urbane dai ritmi sempre più desincronizzati ed estesi nell’arco delle 24 ore rendono problematica la coordinazione socio-temporale. Questo impone il possesso di maggiori risor-se (finanziarie, fisiche, cognitive, temporali) per l‘accesso alle opportunità urbane e per la partecipazione sociale. La capacità di essere mobili diviene una risorsa per l’azione e una condizione per l’inclusione sociale urbana. Gli studi sul legame fra accessibilità e disuguaglianze si sono finora concentrati pressoché esclusivamente sulla dimensione spaziale (e quindi sulla presenza/assenza di servizi e oppor-tunità e sulla loro distanza), trascurando quella temporale. Dagli anni Sessanta, i radicali cambiamenti inerenti il lavoro (in primis, i processi di de-industrializzazione e terziarizza-zione), le emergenti difficoltà nella conciliazione dei tempi di lavoro e di vita (connessi all’ingresso delle donne nel mercato del lavoro, alla diffusione di orari di lavoro atipici, alla flessibilità), la diffusione di nuove tecnologie per l’esecuzione delle attività quotidiane, per la mobilità e per la comunicazione, l’acuirsi dei conflitti fra differenti ritmi della città e l’implementazione di politiche pubbliche dedicate portano la dimensione spazio-temporale al centro degli studi urbani. Sebbene «la topografia temporale delle città non [sia] una linea di ricerca molto affermata» (Henckel & Herkommer, 2008), è evidente come i cambiamenti che interessano le città contemporanee riguardino sempre più il modo in cui i suoi ritmi si ar-ticolano, si intersecano ed entrano in conflitto all’interno dello spazio urbano. Questi ritmi generano vincoli e risorse per l’accesso alle opportunità urbane. L’individuazione e l’analisi delle disuguaglianze temporali si rivela determinante per comprendere le caratteristiche della «città dai tempi flessibili», in cui «la dislocazione delle rigidità temporali riflette oggi le nuove geografie del privilegio e della marginalità sociale» (Borlini & Memo, 2009, p. 17). Gli studi sui ritmi urbani permettono quindi di cogliere la complessità e i vincoli propri del movimento nella città e comprenderne la relazione con l’ineguale distribuzione delle risorse di accesso. Tuttavia, gli strumenti per l’analisi dei ritmi urbani sono ancora molto limitati, a causa della mancanza di dati e di tecniche consolidate. Lo studio dei ritmi urbani può offrire elementi cruciali per la comprensione della qualità della vita nella città. Sulla base di questa tesi, l’articolo intende proporre uno strumento per la visualizzazione dei tempi urbani che, valorizzando i dati disponibili, possa risultare utile nel corso della progettazione delle politiche temporali urbane. Tale strumento sarà in questa sede utilizzato per individuare i quartieri di Milano maggiormente esposti a un potenziale ri-schio di svantaggio temporale o di conflitti temporali tra popolazioni urbane. Il paper si articola in tre paragrafi: il primo include una rassegna della letteratura sui ritmi urbani e sul loro legame con le disuguaglianze, che approfondisce, in particolar modo, i con-cetti di svantaggio e conflitto temporale. Il secondo paragrafo descrive le fonti di dati alla base dello strumento (in elaborazione) per l’analisi e la visualizzazione dei potenziali ambiti di svantaggio e conflitto temporale, presentato nel terzo paragrafo.

Colleoni, M., Vitrano, C. (2019). Lo spazio temporizzato. Svantaggio e conflitti temporali nella città notturna. In P. De Salvo, A. Pochini (a cura di), La città in trasformazione. Flussi, ritmi urbani e politiche (pp. 135-148). Roma : Aracne.

Lo spazio temporizzato. Svantaggio e conflitti temporali nella città notturna

Colleoni, M
Primo
;
2019

Abstract

Tra i fenomeni indagati dagli studi urbani che si concentrano sulle disuguaglianze, i limiti all’accesso alle opportunità urbane sono ampiamente studiati e dibattuti. Secondo la defini-zione di Jones e Lucas, l’accessibilità è la «misura del livello cui le persone possono rag-giungere i beni e i servizi che la società considera necessari per la vita quotidiana, con un’enfasi sul potenziale/sulla capacità anziché sul comportamento effettivo» (Jones & Lu-cas, 2012, p. 6). Con riferimento al legame tra accessibilità ed esclusione sociale, Cass, Sho-ve e Urry sottolineano la natura multidimensionale del concetto di accesso, definito come «l’abilità di negoziare lo spazio e il tempo al fine di compiere pratiche e mantenere relazioni che le persone considerano necessarie per una normale partecipazione sociale», ossia per ga-rantire l’inclusione sociale (Cass, Shove & Urry, 2005, p. 543). I vincoli all’accessibilità emergono quindi da processi sia spaziali sia temporali. Da un la-to, i cambiamenti morfologici della città connessi alla diffusione urbana hanno ridotto la prossimità spaziale delle opportunities (legate al lavoro, al consumo, allo svago) e delle resi-denze, conducendo a mobilità più intense favorite dagli sviluppi tecnologici e dalla de-contestualizzazione delle reti sociali. Dall’altro lato, le dinamiche temporali legate ai cam-biamenti del sistema produttivo hanno creato una città poliritmica, in cui le attività di popo-lazioni urbane dai ritmi sempre più desincronizzati ed estesi nell’arco delle 24 ore rendono problematica la coordinazione socio-temporale. Questo impone il possesso di maggiori risor-se (finanziarie, fisiche, cognitive, temporali) per l‘accesso alle opportunità urbane e per la partecipazione sociale. La capacità di essere mobili diviene una risorsa per l’azione e una condizione per l’inclusione sociale urbana. Gli studi sul legame fra accessibilità e disuguaglianze si sono finora concentrati pressoché esclusivamente sulla dimensione spaziale (e quindi sulla presenza/assenza di servizi e oppor-tunità e sulla loro distanza), trascurando quella temporale. Dagli anni Sessanta, i radicali cambiamenti inerenti il lavoro (in primis, i processi di de-industrializzazione e terziarizza-zione), le emergenti difficoltà nella conciliazione dei tempi di lavoro e di vita (connessi all’ingresso delle donne nel mercato del lavoro, alla diffusione di orari di lavoro atipici, alla flessibilità), la diffusione di nuove tecnologie per l’esecuzione delle attività quotidiane, per la mobilità e per la comunicazione, l’acuirsi dei conflitti fra differenti ritmi della città e l’implementazione di politiche pubbliche dedicate portano la dimensione spazio-temporale al centro degli studi urbani. Sebbene «la topografia temporale delle città non [sia] una linea di ricerca molto affermata» (Henckel & Herkommer, 2008), è evidente come i cambiamenti che interessano le città contemporanee riguardino sempre più il modo in cui i suoi ritmi si ar-ticolano, si intersecano ed entrano in conflitto all’interno dello spazio urbano. Questi ritmi generano vincoli e risorse per l’accesso alle opportunità urbane. L’individuazione e l’analisi delle disuguaglianze temporali si rivela determinante per comprendere le caratteristiche della «città dai tempi flessibili», in cui «la dislocazione delle rigidità temporali riflette oggi le nuove geografie del privilegio e della marginalità sociale» (Borlini & Memo, 2009, p. 17). Gli studi sui ritmi urbani permettono quindi di cogliere la complessità e i vincoli propri del movimento nella città e comprenderne la relazione con l’ineguale distribuzione delle risorse di accesso. Tuttavia, gli strumenti per l’analisi dei ritmi urbani sono ancora molto limitati, a causa della mancanza di dati e di tecniche consolidate. Lo studio dei ritmi urbani può offrire elementi cruciali per la comprensione della qualità della vita nella città. Sulla base di questa tesi, l’articolo intende proporre uno strumento per la visualizzazione dei tempi urbani che, valorizzando i dati disponibili, possa risultare utile nel corso della progettazione delle politiche temporali urbane. Tale strumento sarà in questa sede utilizzato per individuare i quartieri di Milano maggiormente esposti a un potenziale ri-schio di svantaggio temporale o di conflitti temporali tra popolazioni urbane. Il paper si articola in tre paragrafi: il primo include una rassegna della letteratura sui ritmi urbani e sul loro legame con le disuguaglianze, che approfondisce, in particolar modo, i con-cetti di svantaggio e conflitto temporale. Il secondo paragrafo descrive le fonti di dati alla base dello strumento (in elaborazione) per l’analisi e la visualizzazione dei potenziali ambiti di svantaggio e conflitto temporale, presentato nel terzo paragrafo.
Capitolo o saggio
città, tempi, spazio, ritmi, notte
Italian
La città in trasformazione. Flussi, ritmi urbani e politiche
De Salvo, P; Pochini, A
2019
978-88-255-1689-0
Aracne
135
148
Colleoni, M., Vitrano, C. (2019). Lo spazio temporizzato. Svantaggio e conflitti temporali nella città notturna. In P. De Salvo, A. Pochini (a cura di), La città in trasformazione. Flussi, ritmi urbani e politiche (pp. 135-148). Roma : Aracne.
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