The article approaches playing as a complex experience, to understand its links with the phenomenon of gambling, thanks to some images, emblems of elements and forces which are investigated with instruments of a hermeneutic type. This interpretation aims to contribute to spreading a pedagogical problematization of gambling, a topic which has important repercussions on the most fragile sectors of the population and which today is almost exclusively the prerogative of psychologists, sociologists and economists. In this direction, in the contexts sensitive to pathological gambling, the possibility is proposed of starting up educational paths which, thanks to operating artistically, contribute to transforming the imagery of play, not simply by opposing it to a life of duty and work, but showing how it can represent a real alternative to the literality of the experience, to the fixity of the dynamics and relations, generating pleasure and well-being. It is possible to teach how to play not as a waste of time or source of alienation, nihilism or dependence but as an expression of vivifying and transformative tensions: competition in sport, defying chance in board games, identification in role play and exhilaration in rafting.

L’articolo si accosta al gioco come a un’esperienza complessa, per comprenderne i legami con il fenomeno azzardo, grazie ad alcune immagini, emblemi di forze che vengono indagate con strumenti di tipo ermeneutico. Tale lettura vuole contribuire a diffondere una problematizzazione pedagogica dell’azzardo, un tema che ha importanti ripercussioni sulle fasce più fragili della popolazione e che oggi è quasi esclusivamente appannaggio di psicologi, sociologi ed economisti. In tale direzione si propone, nei contesti sensibili del gioco patologico, la possibilità di avviare percorsi educativi che, grazie a un contatto con l’operatività artistica, concorrano a trasformare l’immaginario del gioco, non semplicemente contrapponendolo a una vita fatta di doveri e lavoro, ma mostrando come possa rappresentare una reale alternativa alla letteralità dell’esperienza, alla fissità delle dinamiche e delle relazioni, generando piacere e benessere. È possibile insegnare a giocare non come perdita di tempo o fonte di alienazione, nichilismo o dipendenza, ma come espressione di tensioni vivificanti e trasformative: la competizione nello sport, la sfida della sorte nei boardgame, l’immedesimazione nei giochi di ruolo, l’ebbrezza nel rafting.

Antonacci, F. (2017). Images as ramparts against the demons of gambling [Immagini come baluardi per i demoni del gioco]. ENCYCLOPAIDEIA, 21(47), 5-28 [10.6092/issn.1825-8670/6943].

Images as ramparts against the demons of gambling [Immagini come baluardi per i demoni del gioco]

ANTONACCI, FRANCESCA
2017

Abstract

L’articolo si accosta al gioco come a un’esperienza complessa, per comprenderne i legami con il fenomeno azzardo, grazie ad alcune immagini, emblemi di forze che vengono indagate con strumenti di tipo ermeneutico. Tale lettura vuole contribuire a diffondere una problematizzazione pedagogica dell’azzardo, un tema che ha importanti ripercussioni sulle fasce più fragili della popolazione e che oggi è quasi esclusivamente appannaggio di psicologi, sociologi ed economisti. In tale direzione si propone, nei contesti sensibili del gioco patologico, la possibilità di avviare percorsi educativi che, grazie a un contatto con l’operatività artistica, concorrano a trasformare l’immaginario del gioco, non semplicemente contrapponendolo a una vita fatta di doveri e lavoro, ma mostrando come possa rappresentare una reale alternativa alla letteralità dell’esperienza, alla fissità delle dinamiche e delle relazioni, generando piacere e benessere. È possibile insegnare a giocare non come perdita di tempo o fonte di alienazione, nichilismo o dipendenza, ma come espressione di tensioni vivificanti e trasformative: la competizione nello sport, la sfida della sorte nei boardgame, l’immedesimazione nei giochi di ruolo, l’ebbrezza nel rafting.
Articolo in rivista - Articolo scientifico
The article approaches playing as a complex experience, to understand its links with the phenomenon of gambling, thanks to some images, emblems of elements and forces which are investigated with instruments of a hermeneutic type. This interpretation aims to contribute to spreading a pedagogical problematization of gambling, a topic which has important repercussions on the most fragile sectors of the population and which today is almost exclusively the prerogative of psychologists, sociologists and economists. In this direction, in the contexts sensitive to pathological gambling, the possibility is proposed of starting up educational paths which, thanks to operating artistically, contribute to transforming the imagery of play, not simply by opposing it to a life of duty and work, but showing how it can represent a real alternative to the literality of the experience, to the fixity of the dynamics and relations, generating pleasure and well-being. It is possible to teach how to play not as a waste of time or source of alienation, nihilism or dependence but as an expression of vivifying and transformative tensions: competition in sport, defying chance in board games, identification in role play and exhilaration in rafting.
Play; Gambling; Imagination; Art and Education; Imaginary
Gioco, Gioco d’azzardo; immaginazione, arte e educazione
Italian
5
28
24
Antonacci, F. (2017). Images as ramparts against the demons of gambling [Immagini come baluardi per i demoni del gioco]. ENCYCLOPAIDEIA, 21(47), 5-28 [10.6092/issn.1825-8670/6943].
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10281/158349
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