L’incontinenza dopo interventi di emorroidectomia è una realtà clinica significativa, potendo occorrere in circa il 5% di pazienti operati e alterandone significativamente la qualità di vita. Si tratta più spesso di un’incontinenza minore, che si dimostra con perdite di gas o di muco. Varia a seconda del tipo di intervento: più frequente nelle emorroidectomie aperte (Milligan-Morgan) rispetto alle chiuse (Ferguson); è ancora più significativa dopo tecnica di Whitehead. Nella patogenesi, si configura la possibilità di un danno iatrogeno sfinteriale (sfintere interno) e il sovvertimento della normale fisiologia del canale anale (danno neurogeno con perdita della sensibilità propriocettiva). La nostra esperienza con le prolassectomie con “stapler” (tecnica di Longo) dimostra la superiorità di tale metodica non solo nel minor dolore postoperatorio ma anche nel garantire a distanza un miglior risultato funzionale, con miglior continenza a gas e feci. Ciò è stato osservato sia con gli “score” chirurgici che con la manometria ano-rettale.
Gabrielli, F., Guttadauro, A., Pecora, N. (2004). Il problema dell'incontinenza dopo interventi chirurgici per malattia emorroidaria. CHIRURGIA ITALIANA, 256-266.
Il problema dell'incontinenza dopo interventi chirurgici per malattia emorroidaria
GABRIELLI, FRANCESCO;GUTTADAURO, ANGELO;
2004
Abstract
L’incontinenza dopo interventi di emorroidectomia è una realtà clinica significativa, potendo occorrere in circa il 5% di pazienti operati e alterandone significativamente la qualità di vita. Si tratta più spesso di un’incontinenza minore, che si dimostra con perdite di gas o di muco. Varia a seconda del tipo di intervento: più frequente nelle emorroidectomie aperte (Milligan-Morgan) rispetto alle chiuse (Ferguson); è ancora più significativa dopo tecnica di Whitehead. Nella patogenesi, si configura la possibilità di un danno iatrogeno sfinteriale (sfintere interno) e il sovvertimento della normale fisiologia del canale anale (danno neurogeno con perdita della sensibilità propriocettiva). La nostra esperienza con le prolassectomie con “stapler” (tecnica di Longo) dimostra la superiorità di tale metodica non solo nel minor dolore postoperatorio ma anche nel garantire a distanza un miglior risultato funzionale, con miglior continenza a gas e feci. Ciò è stato osservato sia con gli “score” chirurgici che con la manometria ano-rettale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.