Lo spazio del non dicibile riguarda inevitabilmente il non visibile. Le traduzioni di pensiero che tentano il transito di questi spazi devono inevitabilmente confrontarsi con i loro propri statuti e con le proprie possibilità metariflessive e linguistiche. È dagli altri linguaggi, intesi qui come altri oggetti, ma anche come altre opzioni estetiche nonché come differenze esperienziali di formazione, che lo spazio del pedagogico può attingere per ridiscutere il proprio dire e per rivisitare le possibilità del proprio “detto” e dicibile. La parola che sa dare forma alle cose in un rinnovato spazio di senso sembra poterle far oscillare in un possibile incontro con ciò che mette al bando le apparenze (che si potrebbe identificare con il gesto creatore) e con ciò che riesce a restituire alla cosa la sua eterogeneità strutturale (che potremmo individuare come la possibilità di narrare). La condizione del tramite (della scrittura, della voce, della parola, del racconto, dell’immagine, delle cose) è quella della possibile e rischiosa rivelazione: è la condizione di un “metaxy”, di un ponte che sta in mezzo e che costituisce legame. Il rischio del gesto poetico è quello, dunque, del venire al mondo dei legami

Mancino, E. (2016). La scuola delle cose. O della vita rischiosa della poesia. METIS, Anno VI - 2(12/2016).

La scuola delle cose. O della vita rischiosa della poesia

MANCINO, EMANUELA
2016

Abstract

Lo spazio del non dicibile riguarda inevitabilmente il non visibile. Le traduzioni di pensiero che tentano il transito di questi spazi devono inevitabilmente confrontarsi con i loro propri statuti e con le proprie possibilità metariflessive e linguistiche. È dagli altri linguaggi, intesi qui come altri oggetti, ma anche come altre opzioni estetiche nonché come differenze esperienziali di formazione, che lo spazio del pedagogico può attingere per ridiscutere il proprio dire e per rivisitare le possibilità del proprio “detto” e dicibile. La parola che sa dare forma alle cose in un rinnovato spazio di senso sembra poterle far oscillare in un possibile incontro con ciò che mette al bando le apparenze (che si potrebbe identificare con il gesto creatore) e con ciò che riesce a restituire alla cosa la sua eterogeneità strutturale (che potremmo individuare come la possibilità di narrare). La condizione del tramite (della scrittura, della voce, della parola, del racconto, dell’immagine, delle cose) è quella della possibile e rischiosa rivelazione: è la condizione di un “metaxy”, di un ponte che sta in mezzo e che costituisce legame. Il rischio del gesto poetico è quello, dunque, del venire al mondo dei legami
Articolo in rivista - Articolo scientifico
filosofia dell'educazione, filosofia del quotidiano, estetica, arte, narrazione
Italian
Mancino, E. (2016). La scuola delle cose. O della vita rischiosa della poesia. METIS, Anno VI - 2(12/2016).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10281/147975
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