In passato gli storici hanno sostenuto che la trasformazione fondamentale nell’amministrazione della giustizia nell’Italia del tardo-medioevo sia consistita nello spossessamento delle responsabilità esercitate dalle comunità cittadine e rurali, a vantaggio delle competenze dei tribunali dello stato. Più recentemente, altri studi hanno invece ravvisato la forza di pratiche e culture di una giustizia comunitaria distinta dalla giustizia d’apparato. L’analisi delle concrete procedure di giustizia suggerisce un punto di vista ulteriore. La nozione di giustizia di stato è infatti molto dubbia, se molta parte dell’attività dei tribunali pure impiantati dal duca di Milano era infatti assolta dalle comunità. Nel XIV secolo, i Visconti promossero una capillare disseminazione di corti nei territori sottoposti alla giurisdizione cittadina. Il giudice era di norma nominato dal principe, la sua identità era però ambivalente: egli era al contempo un agente del signore e un magistrato della comunità. Inoltre egli doveva prendere in considerazione l’opinione locale a proposito dei fatti e delle persone sottoposte al suo giudizio, interpretata dagli organismi consiliari. I suoi collaboratori (cancellieri, vicari, famuli armati) erano designati perlomeno con il concorso della comunità. Talvolta giurati locali lo affiancavano nelle sentenze. L’investigazione e la denuncia dei crimini, la stima dei beni contesi, la detenzione, l’esecuzione delle condanne corporali, la riscossione delle condanne pecuniarie, la rinegoziazione della loro entità erano responsabilità di uffici comunitari. Questi ultimi conducevano le persone in lite a cercare la mediazione di arbitri e a stipulare impegni di paci. Nel complesso, dunque, la giustizia tardo-medievale non si configura come un dispositivo statale di disciplinamento dei comportamenti cui si contrapponesse una giustizia negoziata o consuetudinaria, ma come un sistema molto frammentato attraversato in ogni momento da valori di diversa matrice, di ascendenza statale, ma anche locale. Traditionally, historians argued that the fundamental transformation in the administration of justice in the Renaissance Italy is the dispossessing of responsibilities exercised by urban and rural communities, and the rise of state courts and their interventions. More recently other scholars recognized a longterm vitality of consuetudinary culture of law, sharply different from state justice. The analysis of the actual court procedures suggests a further point of view. The notion of state justice is indeed very doubtful: much of the activity of the courts of the Duchy of Milan was in fact managed by the community. In the fourteenth century, the lords of Milan promoted a dissemination of courts in the country, previously submitted to the municipal jurisdiction. The judge was usually appointed by the prince. His identity, however, was ambiguous: he was both an agent of the duke and a magistrate of the local community. He also had to take into account people’s opinion about the accused and the crimes, and local councils spoke in this regard on behalf of the whole people. His staff (chancellors, vicars, soldiers) was often appointed or controlled by the communities. Sometimes jurors local flanked him in the judgments. Investigation and denunciation of crimes, capture and detention of criminals, estimate of disputed properties, negotiation of punishment, sentence execution, collection of fines was once more under the control of community officers. They were thus able to heavily influence the actual condemnation or tollerance of the social behavior. They also led people in dispute to agreement and reconciliation. Therefore, late-medieval justice does not appear as a device to discipline behaviors of subjects from upper, opposed to an ancient, local and negotiated model of law; it’s was on the contrary a very fragmented system, crossed at all times by different values, also local customs and beliefs.

DELLA MISERICORDIA, M. (2016). «Bona iusticia» nelle periferie dello stato di Milano. Comunità, ufficiali ducali, norme e valori nel tardo Medioevo. In P. Boucheron, L. Gaffuri, J.P. Genet (a cura di), Valeurs et systèmes de valeurs (Moyen Âge et Temps modernes) (pp. 201-251). Paris : Publications de la Sorbonne.

«Bona iusticia» nelle periferie dello stato di Milano. Comunità, ufficiali ducali, norme e valori nel tardo Medioevo

DELLA MISERICORDIA, MASSIMO GIUSEPPE
2016

Abstract

In passato gli storici hanno sostenuto che la trasformazione fondamentale nell’amministrazione della giustizia nell’Italia del tardo-medioevo sia consistita nello spossessamento delle responsabilità esercitate dalle comunità cittadine e rurali, a vantaggio delle competenze dei tribunali dello stato. Più recentemente, altri studi hanno invece ravvisato la forza di pratiche e culture di una giustizia comunitaria distinta dalla giustizia d’apparato. L’analisi delle concrete procedure di giustizia suggerisce un punto di vista ulteriore. La nozione di giustizia di stato è infatti molto dubbia, se molta parte dell’attività dei tribunali pure impiantati dal duca di Milano era infatti assolta dalle comunità. Nel XIV secolo, i Visconti promossero una capillare disseminazione di corti nei territori sottoposti alla giurisdizione cittadina. Il giudice era di norma nominato dal principe, la sua identità era però ambivalente: egli era al contempo un agente del signore e un magistrato della comunità. Inoltre egli doveva prendere in considerazione l’opinione locale a proposito dei fatti e delle persone sottoposte al suo giudizio, interpretata dagli organismi consiliari. I suoi collaboratori (cancellieri, vicari, famuli armati) erano designati perlomeno con il concorso della comunità. Talvolta giurati locali lo affiancavano nelle sentenze. L’investigazione e la denuncia dei crimini, la stima dei beni contesi, la detenzione, l’esecuzione delle condanne corporali, la riscossione delle condanne pecuniarie, la rinegoziazione della loro entità erano responsabilità di uffici comunitari. Questi ultimi conducevano le persone in lite a cercare la mediazione di arbitri e a stipulare impegni di paci. Nel complesso, dunque, la giustizia tardo-medievale non si configura come un dispositivo statale di disciplinamento dei comportamenti cui si contrapponesse una giustizia negoziata o consuetudinaria, ma come un sistema molto frammentato attraversato in ogni momento da valori di diversa matrice, di ascendenza statale, ma anche locale. Traditionally, historians argued that the fundamental transformation in the administration of justice in the Renaissance Italy is the dispossessing of responsibilities exercised by urban and rural communities, and the rise of state courts and their interventions. More recently other scholars recognized a longterm vitality of consuetudinary culture of law, sharply different from state justice. The analysis of the actual court procedures suggests a further point of view. The notion of state justice is indeed very doubtful: much of the activity of the courts of the Duchy of Milan was in fact managed by the community. In the fourteenth century, the lords of Milan promoted a dissemination of courts in the country, previously submitted to the municipal jurisdiction. The judge was usually appointed by the prince. His identity, however, was ambiguous: he was both an agent of the duke and a magistrate of the local community. He also had to take into account people’s opinion about the accused and the crimes, and local councils spoke in this regard on behalf of the whole people. His staff (chancellors, vicars, soldiers) was often appointed or controlled by the communities. Sometimes jurors local flanked him in the judgments. Investigation and denunciation of crimes, capture and detention of criminals, estimate of disputed properties, negotiation of punishment, sentence execution, collection of fines was once more under the control of community officers. They were thus able to heavily influence the actual condemnation or tollerance of the social behavior. They also led people in dispute to agreement and reconciliation. Therefore, late-medieval justice does not appear as a device to discipline behaviors of subjects from upper, opposed to an ancient, local and negotiated model of law; it’s was on the contrary a very fragmented system, crossed at all times by different values, also local customs and beliefs.
Capitolo o saggio
Giustizia, diritto, stato, comunità
Italian
Valeurs et systèmes de valeurs (Moyen Âge et Temps modernes)
978-2-85944-955-1
DELLA MISERICORDIA, M. (2016). «Bona iusticia» nelle periferie dello stato di Milano. Comunità, ufficiali ducali, norme e valori nel tardo Medioevo. In P. Boucheron, L. Gaffuri, J.P. Genet (a cura di), Valeurs et systèmes de valeurs (Moyen Âge et Temps modernes) (pp. 201-251). Paris : Publications de la Sorbonne.
DELLA MISERICORDIA, M
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10281/141895
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