The concept of exploration concerns many, if not all fields of knowledge, for example science, anthropology, history and geography. More in particular, it is recurrent in educational literature, where it usually indicates an initial phase in the learner’s processes of enquiry. The in-depth analysis of the concept offered in this paper suggests that exploration is an exhaustive rather than a partial methodological approach, is deeply embedded in the context in which it takes place and is well-suited to engaging with the questions posed by that context, referring specifically to art-based methods, such as that suggested by Keri Smith in some of her works and in particular in How to be an explorer of the world. Portable art life museum (2008/2011). Smith’s suggestion, in this new situation, is discussed in the light of an experiment of research-education conducted for a number of years with students educators and teachers, as well as of an example of exploration carried out and analysed through questions of a methodological nature: it follows on that this practice can be read not only as an interesting personal exercise aimed at building up a habitus oriented at listening to the contexts, but also as an empirical-reflective strategy which supports both educational and teaching in-depth analyses and repercussions. The translation in educational circles of this proposal, outlined as material-based and reflective research because it originates from an encounter with the things of the world, is interesting from the point of view of educational mediation, if this means dispensing actions useful for subjects to meet the cultural dimension they belong to, as well as concerned by human education, as an accessible and simultaneously provocative possibility of questioning life and the world (Guerra, 2015), not so much as looking for a meaning, but in inviting different ones to be used to access several contemporary interpretations. The result is a different education, which solicits reflection around the construction of good questions more than good paths: an education of small things which – like the exploratory approach – is redefined as an occasion which is not invasive, can be dispensed individually and yet is radically transformative.

Il concetto di esplorazione interessa molti, se non tutti, gli ambiti del sapere, riguardando ad esempio la scienza, l'antropologia, la storia e la geografia. Più in particolare, esso attraversa la letteratura pedagogica e didattica, nella quale viene solitamente ad indicare una fase iniziale nei processi di ricerca di quanti apprendono. Il presente contributo intende approfondire il concetto in una direzione che lo qualifichi come approccio metodologico esaustivo e non parziale, profondamente connesso al contesto e capace di raccogliere le domande che esso pone. A tal fine viene presentata la traduzione pedagogica e didattica di una proposta esplorativa proveniente dall'ambito artistico, quella formulata da Keri Smith in alcuni dei suoi lavori e in particolare nel volume Come diventare un esploratore del mondo. Manuale d’arte di vita tascabile (2008/2011). La proposta della Smith, così ricollocata, viene discussa alla luce di un'esperienza di ricerca-formazione condotta da alcuni anni con studenti, educatori e insegnanti, oltre che di un esempio di esplorazione condotta e analizzata attraverso domande di carattere metodologico: ne consegue la possibilità di leggere questa pratica non solo come un interessante esercizio personale volto alla costruzione di un habitus orientato all'ascolto dei contesti, ma anche come una strategia empirico-riflessiva che sostiene approfondimenti e ricadute sia pedagogici che didattici. La traduzione in ambito educativo di tale proposta, delineata come una ricerca materico-riflessiva perché originata dall'incontro con le cose del mondo, risulta interessante nell’ottica della mediazione didattica, se con essa si intende la declinazione di azioni utili a far incontrare i soggetti con la dimensione culturale cui appartengono, oltre che interessata alla formazione dell’uomo, in quanto possibilità accessibile e contemporaneamente provocante di interrogare la vita e il mondo (Guerra, 2015), non tanto alla ricerca di un senso, quanto nell’invito ad utilizzarne diversi per accedere a più e contemporanee interpretazioni. Ne emerge una didattica altra, che sollecita la riflessione intorno alla costruzione di buone domande più che di buoni percorsi: una didattica di piccole cose, che - come l’approccio esplorativo - si ridefinisce come occasione non invadente, declinabile individualmente, eppure radicalmente trasformativa.

Guerra, M. (2016). Piccole cose. Esplorazioni di un’altra didattica. METIS, VI(2) [10.12897/01.00145].

Piccole cose. Esplorazioni di un’altra didattica

GUERRA, MONICA
2016

Abstract

Il concetto di esplorazione interessa molti, se non tutti, gli ambiti del sapere, riguardando ad esempio la scienza, l'antropologia, la storia e la geografia. Più in particolare, esso attraversa la letteratura pedagogica e didattica, nella quale viene solitamente ad indicare una fase iniziale nei processi di ricerca di quanti apprendono. Il presente contributo intende approfondire il concetto in una direzione che lo qualifichi come approccio metodologico esaustivo e non parziale, profondamente connesso al contesto e capace di raccogliere le domande che esso pone. A tal fine viene presentata la traduzione pedagogica e didattica di una proposta esplorativa proveniente dall'ambito artistico, quella formulata da Keri Smith in alcuni dei suoi lavori e in particolare nel volume Come diventare un esploratore del mondo. Manuale d’arte di vita tascabile (2008/2011). La proposta della Smith, così ricollocata, viene discussa alla luce di un'esperienza di ricerca-formazione condotta da alcuni anni con studenti, educatori e insegnanti, oltre che di un esempio di esplorazione condotta e analizzata attraverso domande di carattere metodologico: ne consegue la possibilità di leggere questa pratica non solo come un interessante esercizio personale volto alla costruzione di un habitus orientato all'ascolto dei contesti, ma anche come una strategia empirico-riflessiva che sostiene approfondimenti e ricadute sia pedagogici che didattici. La traduzione in ambito educativo di tale proposta, delineata come una ricerca materico-riflessiva perché originata dall'incontro con le cose del mondo, risulta interessante nell’ottica della mediazione didattica, se con essa si intende la declinazione di azioni utili a far incontrare i soggetti con la dimensione culturale cui appartengono, oltre che interessata alla formazione dell’uomo, in quanto possibilità accessibile e contemporaneamente provocante di interrogare la vita e il mondo (Guerra, 2015), non tanto alla ricerca di un senso, quanto nell’invito ad utilizzarne diversi per accedere a più e contemporanee interpretazioni. Ne emerge una didattica altra, che sollecita la riflessione intorno alla costruzione di buone domande più che di buoni percorsi: una didattica di piccole cose, che - come l’approccio esplorativo - si ridefinisce come occasione non invadente, declinabile individualmente, eppure radicalmente trasformativa.
Articolo in rivista - Articolo scientifico
The concept of exploration concerns many, if not all fields of knowledge, for example science, anthropology, history and geography. More in particular, it is recurrent in educational literature, where it usually indicates an initial phase in the learner’s processes of enquiry. The in-depth analysis of the concept offered in this paper suggests that exploration is an exhaustive rather than a partial methodological approach, is deeply embedded in the context in which it takes place and is well-suited to engaging with the questions posed by that context, referring specifically to art-based methods, such as that suggested by Keri Smith in some of her works and in particular in How to be an explorer of the world. Portable art life museum (2008/2011). Smith’s suggestion, in this new situation, is discussed in the light of an experiment of research-education conducted for a number of years with students educators and teachers, as well as of an example of exploration carried out and analysed through questions of a methodological nature: it follows on that this practice can be read not only as an interesting personal exercise aimed at building up a habitus oriented at listening to the contexts, but also as an empirical-reflective strategy which supports both educational and teaching in-depth analyses and repercussions. The translation in educational circles of this proposal, outlined as material-based and reflective research because it originates from an encounter with the things of the world, is interesting from the point of view of educational mediation, if this means dispensing actions useful for subjects to meet the cultural dimension they belong to, as well as concerned by human education, as an accessible and simultaneously provocative possibility of questioning life and the world (Guerra, 2015), not so much as looking for a meaning, but in inviting different ones to be used to access several contemporary interpretations. The result is a different education, which solicits reflection around the construction of good questions more than good paths: an education of small things which – like the exploratory approach – is redefined as an occasion which is not invasive, can be dispensed individually and yet is radically transformative.
exploration, learning strategies, school
esplorazione, strategie di apprendimento, scuola
Italian
Guerra, M. (2016). Piccole cose. Esplorazioni di un’altra didattica. METIS, VI(2) [10.12897/01.00145].
Guerra, M
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10281/140131
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