Negli ultimi decenni, alcuni modelli teorico-clinici hanno rivalutato il ruolo della narrazione autobiografica nei processi di valutazione diagnostica e di trattamento (Angus & McLeod, 2004). Diversi studi hanno dimostrato che l’analisi delle “self-defining memories” (Singer & Salovey, 1993), ossia di ricordi personali emotivamente salienti, indotti o spontaneamente evocati dai pazienti nel corso dei colloqui clinici, facilita e favorisce la “formulazione del caso” e la scelta dell’indicazione al trattamento, perché permette di identificare temi relazionali ripetitivi e pattern di emozioni rilevanti. Il lavoro di ricerca lascia ancora aperte, però, alcune questioni riguardo all’utilizzo che i terapeuti ne posso fare per comprendere il funzionamento del Sé. Questo studio intende indagare la relazione tra alcuni aspetti di funzionamento di personalità di soggetti clinici e il tono emozionale, il grado di specificità e di integrazione delle loro self-defining memories, raccontate spontaneamente durante i colloqui clinici. Sono stati selezionati i colloqui clinici per la raccolta dei dati bio-psico-sociali di 30 soggetti che hanno partecipato a un processo diagnostico presso l’Associazione per la Ricerca in Psicologia clinica (A.R.P., Milano). Il grado di specificità e di integrazione dei ricordi è stato codificato con il Classification and Scoring System for Self-defining Autobiographical Memories (Singer e Blagov, 2001), mentre il tono emozionale attraverso l’applicazione dell’analisi testuale degli Emotion-Abstraction Patterns (Mergenthaler, 2008). Il funzionamento di personalità, invece, è stato misurato con alcuni indici riassuntivi del test di Rorschach, siglato e interpretato secondo il Sistema Comprensivo di Exner (Exner, 2003). L’applicazione delle Equazioni di stima generalizzate (GEEs; Liang and Zeger, 1986) ha permesso di valutare il rapporto tra il livello evolutivo del funzionamento di personalità e le dimensioni dei ricordi autobiografici. Emergono risultati interessanti riguardo alle relazioni tra le capacità introspettive e di rappresentazione interna dei soggetti e il grado di integrazione e tono emotivo dei ricordi

Bonalume, L. (2009). La relazione tra memoria autobiografica e funzionamento di personalità: l’uso dei ricordi autobiografici nel processo di assessment. QUADERNI CPD, 7, 75-90.

La relazione tra memoria autobiografica e funzionamento di personalità: l’uso dei ricordi autobiografici nel processo di assessment

BONALUME, LAURA
2009

Abstract

Negli ultimi decenni, alcuni modelli teorico-clinici hanno rivalutato il ruolo della narrazione autobiografica nei processi di valutazione diagnostica e di trattamento (Angus & McLeod, 2004). Diversi studi hanno dimostrato che l’analisi delle “self-defining memories” (Singer & Salovey, 1993), ossia di ricordi personali emotivamente salienti, indotti o spontaneamente evocati dai pazienti nel corso dei colloqui clinici, facilita e favorisce la “formulazione del caso” e la scelta dell’indicazione al trattamento, perché permette di identificare temi relazionali ripetitivi e pattern di emozioni rilevanti. Il lavoro di ricerca lascia ancora aperte, però, alcune questioni riguardo all’utilizzo che i terapeuti ne posso fare per comprendere il funzionamento del Sé. Questo studio intende indagare la relazione tra alcuni aspetti di funzionamento di personalità di soggetti clinici e il tono emozionale, il grado di specificità e di integrazione delle loro self-defining memories, raccontate spontaneamente durante i colloqui clinici. Sono stati selezionati i colloqui clinici per la raccolta dei dati bio-psico-sociali di 30 soggetti che hanno partecipato a un processo diagnostico presso l’Associazione per la Ricerca in Psicologia clinica (A.R.P., Milano). Il grado di specificità e di integrazione dei ricordi è stato codificato con il Classification and Scoring System for Self-defining Autobiographical Memories (Singer e Blagov, 2001), mentre il tono emozionale attraverso l’applicazione dell’analisi testuale degli Emotion-Abstraction Patterns (Mergenthaler, 2008). Il funzionamento di personalità, invece, è stato misurato con alcuni indici riassuntivi del test di Rorschach, siglato e interpretato secondo il Sistema Comprensivo di Exner (Exner, 2003). L’applicazione delle Equazioni di stima generalizzate (GEEs; Liang and Zeger, 1986) ha permesso di valutare il rapporto tra il livello evolutivo del funzionamento di personalità e le dimensioni dei ricordi autobiografici. Emergono risultati interessanti riguardo alle relazioni tra le capacità introspettive e di rappresentazione interna dei soggetti e il grado di integrazione e tono emotivo dei ricordi
Articolo in rivista - Articolo scientifico
self defining memories, assessment
Italian
75
90
Bonalume, L. (2009). La relazione tra memoria autobiografica e funzionamento di personalità: l’uso dei ricordi autobiografici nel processo di assessment. QUADERNI CPD, 7, 75-90.
Bonalume, L
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10281/10764
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