This research is a multi-situated ethnography of religious, humanitarian and state institutional politics for children living in the slums of Bangkok (Thailand). The issue of the institutional taking charge of slum children is approached here through a field of political anthropology that refers to the so-called “cultural politics of childhood”, namely the political, ideological and social uses of childhood. The slum children I focus on are simultaneously supported by a Catholic foundation, a Buddhist charitable institution, and other “secular” NGOs. Besides, they attend state schools and come back to the slum (their home) to visit their relatives. Each of these places embodies a specific construction and discourse on childhood (the Catholic, the Christian, the Buddhist, the vernacular, and the State one), which is historically, theologically, socially, culturally, and politically specific. In the first part of the thesis, I analyse the relationship among these different institutional and religious discourses and practices as a political competition between the conflicting local, national and international forces which are struggling to shape the social-moral nature of the Thai society's future. In the second part, I look back at the “targets” of such politics – the children themselves – and at the hybrid religious meanings these ideologies and practices assume as part of the children’s subjective experiences. How do children respond to the expectations of institutional contexts that interpret them in different ways? How can they simultaneously play the role of devout Catholics, Buddhists, victims, and citizens? How do they subjectively handle these contradictions? From this micro-analytical angle, I explore the meaning of these different discourses for the children themselves, showing the agency of children in appropriating and strategically using the very discourses that are directed at governing/saving/educating them, and the complexity of the children’s self in a urban local context shaped by the logic of transnational humanitarian compassion.

Questa ricerca esamina l’insieme delle politiche culturali che si rivolgono ai bambini nelle baraccopoli di Bangkok (Tailandia) e ne analizza il ruolo nei processi di soggettivazione infantile e definizione del sé. I bambini di questa ricerca sono nati al Tuek Deang, una delle baraccopoli più antiche di Bangkok. La categoria di dek salam, "bambini delle baraccopoli", alla quale vengono ricondotti dal discorso pubblico consente loro di accedere a numerose istituzioni specificatamente rivolte al sostegno dell’infanzia svantaggiata. Nonostante tutti si proclamino buddhisti, sono ospitati da una struttura caritatevole cattolica coordinata da missionari italiani del PIME, il centro Saint Martin, dove vivono in regime semi-residenziale. Grazie al sostegno economico del Saint Martin, frequentano scuole statali e private (cattoliche). Si recano spesso nei templi buddhisti, dove monaci tailandesi impegnati nella “riabilitazione socio-morale” dei bambini poveri li addestrano ai principi del dharma e della meditazione buddhista. Durante i periodi di interruzione delle attività scolastiche, o in occasione delle festività nazionali, tornano a casa. Nella baraccopoli vivono con i genitori (biologici o adottivi), i familiari o con amici di qualche anno più grandi, e partecipano alle attività di sviluppo sociale organizzate in loco dagli operatori umanitari delle diverse ONG, laiche e religiose, locali e internazionali, che dagli anni settanta-ottanta del Novecento intasano gli spazi urbani marginali della capitale tailandese. In ciascuno di questi luoghi i discorsi e le pratiche degli adulti sottendono specifiche costruzioni culturali dell’infanzia. Nella prima parte della tesi, concettualizzo la relazione fra le costruzioni dell’infanzia cui i dek salam sono esposti come una competizione politica fra le differenti forze locali, nazionali e internazionali in gioco nel tentativo di modellare il futuro socio-morale della società tailandese. Nella seconda parte, analizzo le diverse ideologie in campo come parte dell’esperienza sociale dei bambini medesimi. In che modo questi ultimi, in quanto “target” di politiche culturali concorrenti, rispondono alle aspettative di contesti istituzionali che tendono ad interpretarli in modo divergente? Come possono giocare simultaneamente il ruolo di cattolici, buddhisti, vittime e cittadini? Come gestiscono, sul piano soggettivo, le contraddizioni ideologiche cui sono esposti? Questa parte della ricerca esplora l’impatto esercitato dai diversi discorsi sui processi del sé individuale. Mostra l’agency di cui i bambini sono capaci nell’appropriarsi e utilizzare strategicamente quegli stessi discorsi che pretendono di governarli, salvarli o educarli, ed evidenzia la complessità del sè infantile in un contesto urbano (locale) plasmato dalla logica (transnazionale) della compassione umanitaria.

(2015). I bambini delle baraccopoli: politiche culturali dell’infanzia marginale a Bangkok (Tailandia). (Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano-Bicocca, 2015).

I bambini delle baraccopoli: politiche culturali dell’infanzia marginale a Bangkok (Tailandia)

BOLOTTA, GIUSEPPE
2015

Abstract

Questa ricerca esamina l’insieme delle politiche culturali che si rivolgono ai bambini nelle baraccopoli di Bangkok (Tailandia) e ne analizza il ruolo nei processi di soggettivazione infantile e definizione del sé. I bambini di questa ricerca sono nati al Tuek Deang, una delle baraccopoli più antiche di Bangkok. La categoria di dek salam, "bambini delle baraccopoli", alla quale vengono ricondotti dal discorso pubblico consente loro di accedere a numerose istituzioni specificatamente rivolte al sostegno dell’infanzia svantaggiata. Nonostante tutti si proclamino buddhisti, sono ospitati da una struttura caritatevole cattolica coordinata da missionari italiani del PIME, il centro Saint Martin, dove vivono in regime semi-residenziale. Grazie al sostegno economico del Saint Martin, frequentano scuole statali e private (cattoliche). Si recano spesso nei templi buddhisti, dove monaci tailandesi impegnati nella “riabilitazione socio-morale” dei bambini poveri li addestrano ai principi del dharma e della meditazione buddhista. Durante i periodi di interruzione delle attività scolastiche, o in occasione delle festività nazionali, tornano a casa. Nella baraccopoli vivono con i genitori (biologici o adottivi), i familiari o con amici di qualche anno più grandi, e partecipano alle attività di sviluppo sociale organizzate in loco dagli operatori umanitari delle diverse ONG, laiche e religiose, locali e internazionali, che dagli anni settanta-ottanta del Novecento intasano gli spazi urbani marginali della capitale tailandese. In ciascuno di questi luoghi i discorsi e le pratiche degli adulti sottendono specifiche costruzioni culturali dell’infanzia. Nella prima parte della tesi, concettualizzo la relazione fra le costruzioni dell’infanzia cui i dek salam sono esposti come una competizione politica fra le differenti forze locali, nazionali e internazionali in gioco nel tentativo di modellare il futuro socio-morale della società tailandese. Nella seconda parte, analizzo le diverse ideologie in campo come parte dell’esperienza sociale dei bambini medesimi. In che modo questi ultimi, in quanto “target” di politiche culturali concorrenti, rispondono alle aspettative di contesti istituzionali che tendono ad interpretarli in modo divergente? Come possono giocare simultaneamente il ruolo di cattolici, buddhisti, vittime e cittadini? Come gestiscono, sul piano soggettivo, le contraddizioni ideologiche cui sono esposti? Questa parte della ricerca esplora l’impatto esercitato dai diversi discorsi sui processi del sé individuale. Mostra l’agency di cui i bambini sono capaci nell’appropriarsi e utilizzare strategicamente quegli stessi discorsi che pretendono di governarli, salvarli o educarli, ed evidenzia la complessità del sè infantile in un contesto urbano (locale) plasmato dalla logica (transnazionale) della compassione umanitaria.
VIGNATO, SILVIA
This research is a multi-situated ethnography of religious, humanitarian and state institutional politics for children living in the slums of Bangkok (Thailand). The issue of the institutional taking charge of slum children is approached here through a field of political anthropology that refers to the so-called “cultural politics of childhood”, namely the political, ideological and social uses of childhood. The slum children I focus on are simultaneously supported by a Catholic foundation, a Buddhist charitable institution, and other “secular” NGOs. Besides, they attend state schools and come back to the slum (their home) to visit their relatives. Each of these places embodies a specific construction and discourse on childhood (the Catholic, the Christian, the Buddhist, the vernacular, and the State one), which is historically, theologically, socially, culturally, and politically specific. In the first part of the thesis, I analyse the relationship among these different institutional and religious discourses and practices as a political competition between the conflicting local, national and international forces which are struggling to shape the social-moral nature of the Thai society's future. In the second part, I look back at the “targets” of such politics – the children themselves – and at the hybrid religious meanings these ideologies and practices assume as part of the children’s subjective experiences. How do children respond to the expectations of institutional contexts that interpret them in different ways? How can they simultaneously play the role of devout Catholics, Buddhists, victims, and citizens? How do they subjectively handle these contradictions? From this micro-analytical angle, I explore the meaning of these different discourses for the children themselves, showing the agency of children in appropriating and strategically using the very discourses that are directed at governing/saving/educating them, and the complexity of the children’s self in a urban local context shaped by the logic of transnational humanitarian compassion.
Anthropology, Thailand, Bangkok, Slums, Childhood
Antropologia, Tailandia, Bangkok, Baraccopoli, Infanzia
M-DEA/01 - DISCIPLINE DEMOETNOANTROPOLOGICHE
Italian
Scuola di Dottorato in Scienze Umane
ANTROPOLOGIA DELLA CONTEMPORANEITA': ETNOGRAFIA DELLE DIVERSITA' E DELLE CONVERGENZE CULTURALI - 40R
26
2013/2014
(2015). I bambini delle baraccopoli: politiche culturali dell’infanzia marginale a Bangkok (Tailandia). (Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano-Bicocca, 2015).
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