L’opera di Elsa Morante è considerata da tempo uno dei vertici della letteratura italiana del Novecento. Tuttavia l’immagine critica dell’autrice risulta ancora condizionata dal preconcetto, non immune da pregiudizi di genere, che la sua qualità prevalente sia un talento istintivo, alimentato soprattutto dalla nativa sensibilità per le emozioni e i sentimenti. Da questa monografia, frutto di un lavoro analitico dei documenti e dei libri morantiani (spesso attentamente postillati) conservati presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, emerge una prospettiva assai diversa. Interessata da sempre a questioni filosofiche (precoci le letture di Platone e Schopenhauer) e antropologiche (centrale la figura dello storico delle religioni Mircea Eliade), nell’intervallo che separa "L’isola di Arturo" (1957) dalla "Storia" (1974) Morante elabora una nuova visione complessiva del mondo, una concezione dell’esistenza cosmica non antropocentrica, che si nutre di una quantità di riferimenti filosofici, mettendo in dialogo il pensiero di Simone Weil e l’ontologia dell’immanenza di Spinoza con la sapienza orientale: l’Induismo, il Buddhismo, il Taoismo, il Buddhismo zen. In questa luce, un ruolo cruciale assumono sia il saggio "Pro o contro la bomba atomica" (1965), sia e soprattutto "Il mondo salvato dai ragazzini" (1968), composita raccolta in versi che non a caso Morante definisce a più riprese, anche negli ultimi anni, il suo libro migliore. Ma forte è l’impronta che questo studio assiduo lascia anche sui due grandi romanzi successivi, "La Storia" e "Aracoeli" (1982), per quanto riguarda sia il disegno d’insieme, sia i caratteri e i destini dei personaggi. Alla luce di questa indagine Elsa Morante si rivela una personalità artistica in cui la creatività letteraria va di pari passo con la riflessione filosofica sul mondo, sul senso degli eventi e dei fenomeni.
Borghesi, A. (2026). Sulle rive del Gange. La cultura filosofica di Elsa Morante. Macerata : Quodlibet.
Sulle rive del Gange. La cultura filosofica di Elsa Morante
Borghesi, A.
2026
Abstract
L’opera di Elsa Morante è considerata da tempo uno dei vertici della letteratura italiana del Novecento. Tuttavia l’immagine critica dell’autrice risulta ancora condizionata dal preconcetto, non immune da pregiudizi di genere, che la sua qualità prevalente sia un talento istintivo, alimentato soprattutto dalla nativa sensibilità per le emozioni e i sentimenti. Da questa monografia, frutto di un lavoro analitico dei documenti e dei libri morantiani (spesso attentamente postillati) conservati presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, emerge una prospettiva assai diversa. Interessata da sempre a questioni filosofiche (precoci le letture di Platone e Schopenhauer) e antropologiche (centrale la figura dello storico delle religioni Mircea Eliade), nell’intervallo che separa "L’isola di Arturo" (1957) dalla "Storia" (1974) Morante elabora una nuova visione complessiva del mondo, una concezione dell’esistenza cosmica non antropocentrica, che si nutre di una quantità di riferimenti filosofici, mettendo in dialogo il pensiero di Simone Weil e l’ontologia dell’immanenza di Spinoza con la sapienza orientale: l’Induismo, il Buddhismo, il Taoismo, il Buddhismo zen. In questa luce, un ruolo cruciale assumono sia il saggio "Pro o contro la bomba atomica" (1965), sia e soprattutto "Il mondo salvato dai ragazzini" (1968), composita raccolta in versi che non a caso Morante definisce a più riprese, anche negli ultimi anni, il suo libro migliore. Ma forte è l’impronta che questo studio assiduo lascia anche sui due grandi romanzi successivi, "La Storia" e "Aracoeli" (1982), per quanto riguarda sia il disegno d’insieme, sia i caratteri e i destini dei personaggi. Alla luce di questa indagine Elsa Morante si rivela una personalità artistica in cui la creatività letteraria va di pari passo con la riflessione filosofica sul mondo, sul senso degli eventi e dei fenomeni.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


