Quante volte ci siamo chiesti quale fosse il metodo migliore per insegnare ad un bambino sordo a leggere e a scrivere; quante volte abbiamo creduto che liberando il bambino sordo nel mare della comunicazione scritta e letta, al pari dei suoi compagni, potesse, con difficoltà maggiore, annaspando forse, imparare a nuotare autonomamente. L’abbiamo creduto e abbiamo provato a declinare gli obiettivi generali del comunicare, conoscere ed esprimersi anche nei confronti di un bambino che ha difficoltà all’ascolto e alla parola, un bambino che utilizza la Lingua dei Segni come strumento naturale e diretto per apprendere e comunicare. Questo libro, essendo consapevoli che nessuno strumento didattico è assolutamente efficiente pur se calibrato ai diversi bisogni formativi di ciascun bambino, nasce dal tentativo di dare agli insegnanti uno strumento snello ed efficace che si pone nell’ambito di quella che noi definiamo “didattica intramorfica”, ovvero l’avviamento alla letto scrittura attraverso la differente forma e matericità dei sistemi simbolici, da una parte quello tridimensionale visivo della Lingua dei segni, dall’altra quello bidimensionale grafico della scrittura. Un processo graduale di trasformazione non solo del sistema di simboli ma anche della materia di cui quei simboli stessi sono composti. Altri metodi e altri tentativi hanno ottenuto buoni risultati sul fronte dell’apprendimento della lettura e della scrittura da parte dei bambini sordi; il Metodo Bimodale , introdotto in Italia negli anni ’80 del secolo scorso, che prevede l’utilizzo dell’Italiano Segnato Esatto come strumento per l’apprendimento della sintassi dell’Italiano scritto e in parte per la correttezza ortografica delle parole. Su un piano diverso la Dattilologia ; una translitterazione dei grafemi dell’Italiano in una forma visiva, una scrittura aerea dell’Italiano appunto che permette un rapido passaggio dalla materia aerea a quella grafica. Un approccio visivo legato alle immagini degli oggetti e delle idee utilizzate per l’apprendimento , lo sviluppo di mappe concettuali circa alcuni argomenti; a volte la drammatizzazione, il mimo o la pantomima e tutto quello che la sensibilità e la professionalità pedagogica, didattica ed educativa degli insegnanti suggeriva. Metodi e strumenti differenti, tra loro contigui, talvolta sovrapposti che concorrono spesso, in una sorta di total comunication all’apprendimento della lettura e della scrittura. La didattica intramaterica suggerisce che esista una continuità ideale tra questi strumenti e questi metodi; che ci sia un passaggio materico nel sistema di espressione tra l’oggetto disegnato, la Lingua dei Segni, l’Italiano segnato esatto, la dattilologia sillabica e i grafemi dell’italiano; un filo conduttore che va dall’icona dell’oggetto o dell’azione o del pensiero che si vuole esprimere al simbolo grafico della stesso oggetto-azione-pensiero. Il cambiamento è nella rappresentazione superficiale, espressiva, dell’immagine mentale che nei bambini sordi è fatta di sembianze che le parole non riescono a tradurre perché spesso impossibilitate ad esprimersi; il processo di cambiamento materico dell’espressione stabilizza la comprensione e la formazione di tali immagini e ottiene lo scopo di rendere scritte queste parvenze; contiene emotivamente il bambino che si riconosce in questo passaggio materico, che pone fiducia nella graduale trasformazione dell’espressione partendo da un piano linguistico visivo, la lingua dei segni, naturalmente a lui vicino, per approdare alla distanza della scrittura dell’Italiano vocale. La coerenza e la gradualità del cambiamento favorisce l’apprendimento nella misura in cui il bambino si fida, così come inconsciamente fa, del proprio mondo visivo e delle conoscenze che da questa modalità ha tratto. Coerente con questa impostazione abbiamo indicato una apprendimento globale della letto scrittura, anche qui un approccio che vada progredendo dal generale al particolare, un approccio globale e non sillabico, visivo e non acustico alla letto scrittura. Generalmente la didattica della letto scrittura è legata al mondo conoscitivo del bambino, circa le sue esperienze e la sua quotidianità, empiricamente diamo senso grafico all’esperienza acustica fornendo un quadro di aspettative circa la traducibilità intersemiotica fra sistemi di simboli, da una parte i suoni e dall’altra i grafemi della lingua vocale a cui si riferiscono. La didattica intramorfica, in assenza di fonemi, teorizza che i segni linguistici della LIS vengano scelti per coerenza di forma della mano, di configurazione, con i simboli manuali alfabetici della dattilologia, un filo conduttore che permette al bambino sordo di riconoscere nei segni eseguiti la forma della lettera dell’alfabeto che sta imparando a scrivere graficamente, di nuovo un passaggio sotteso tra una forma e una materia simbolica diversa. Un po’ come imparare una lingua straniera cercando nell’italiano quelle parole che contengano i suoni di quella lingua, con la differenza che, nel caso della didattica intramorfica, la somiglianza debba fare un salto semiotico e materico importante: dalla lingua dei segni alla scrittura. Il cambiamento della forma, o meglio, la didattica intramorfica, necessita a nostro parere di strumenti visivi e concettuali di contorno che rivestono comunque un ruolo importante. Ad esempio i disegni della famiglia Guanti Rossi sono stati creati non come singole immagini ma in un filo narrativo che narra una giornata di questa famiglia; la mamma che lava l’auto e che accompagna i figli a scuola, il padre in motocicletta e il cane che scorazza nel giardino della casetta. Ogni immagine, specialmente quelle degli esercizi alla fine di ciascuna unità, è contestualizzata, inserita nel suo ambiente semantico, la mela quindi è sul melo, il lupo nel bosco e l’uva nella vigna. E’ facilmente intuibile che la contestualizzazione, l’ambientazione serve a offrire un senso vero, quasi funzionale all’immagine dell’oggetto che verrà digitata e poi scritta. I personaggi hanno caratteristiche omogenee circa il colore e la forma del disegno; sia la famiglia Guanti Rossi sia le immagini funzionali alla lezione hanno lo stesso tratto distintivo, finanche gli stessi occhi, la stessa espressione coloristica. L’acquerellato dello sfondo ha un senso didascalico che attiene alla ripartizione tra lezione ed esercizi: lo sfondo arancione è stato scelto per l’introduzione, il rosa per la spiegazione e il verde per gli esercizi. Si tratta di un riconoscimento e di un contenimento emotivo. Il bambino si organizza e si rassicura rispetto alle fasi del lavoro e quindi dell’apprendimento, riconosce i passaggi attraverso il colore delle icone che trova sul libro e che rincontra sullo schermo del computer. La lezione, le pagine sono impostate con semplicità, cercano di attirare l’attenzione con pochi elementi iconici adatti alle capacità visive del bambino e, perché no, al suo gusto infantile. Le parole scritte sono solo quelle che servono all’apprendimento dell’unità didattica, non sono invasive, ingombranti. Vengono presentati tutti i caratteri contemporaneamente: la maiuscola, la minuscola e il corsivo nell’ottica, come già detto, di un approccio visivo globale all’apprendimento. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare, in un pomeriggio d’autunno, Patch Adams durante una conferenza universitaria in Italia; ci siamo presentati con il naso rosso da clown e tra le mille suggestioni che questo uomo ci ha regalato abbiamo conservato la sensazione di poter fare qualcosa per rendere, se possibile, meno difficile ai bambini sordi, ma anche a bambini che hanno difficoltà specifiche nell’apprendimento, l’acquisizione della lettura e della scrittura in Italiano. I guanti rossi nascono proprio da questa speranza; delle mani guantate di rosso che si muovono nell’aria, che traducono e che fanno sorridere.

Celo, P., Vian, N., Tarella, A. (2013). Guanti rossi 1. Percorso di lettura e scrittura con l'apprendimento intramorfico per bambini sordi. Milano : Ancora Arti Grafiche.

Guanti rossi 1. Percorso di lettura e scrittura con l'apprendimento intramorfico per bambini sordi

CELO, PIETRO;VIAN, NICOLE;
2013

Abstract

Quante volte ci siamo chiesti quale fosse il metodo migliore per insegnare ad un bambino sordo a leggere e a scrivere; quante volte abbiamo creduto che liberando il bambino sordo nel mare della comunicazione scritta e letta, al pari dei suoi compagni, potesse, con difficoltà maggiore, annaspando forse, imparare a nuotare autonomamente. L’abbiamo creduto e abbiamo provato a declinare gli obiettivi generali del comunicare, conoscere ed esprimersi anche nei confronti di un bambino che ha difficoltà all’ascolto e alla parola, un bambino che utilizza la Lingua dei Segni come strumento naturale e diretto per apprendere e comunicare. Questo libro, essendo consapevoli che nessuno strumento didattico è assolutamente efficiente pur se calibrato ai diversi bisogni formativi di ciascun bambino, nasce dal tentativo di dare agli insegnanti uno strumento snello ed efficace che si pone nell’ambito di quella che noi definiamo “didattica intramorfica”, ovvero l’avviamento alla letto scrittura attraverso la differente forma e matericità dei sistemi simbolici, da una parte quello tridimensionale visivo della Lingua dei segni, dall’altra quello bidimensionale grafico della scrittura. Un processo graduale di trasformazione non solo del sistema di simboli ma anche della materia di cui quei simboli stessi sono composti. Altri metodi e altri tentativi hanno ottenuto buoni risultati sul fronte dell’apprendimento della lettura e della scrittura da parte dei bambini sordi; il Metodo Bimodale , introdotto in Italia negli anni ’80 del secolo scorso, che prevede l’utilizzo dell’Italiano Segnato Esatto come strumento per l’apprendimento della sintassi dell’Italiano scritto e in parte per la correttezza ortografica delle parole. Su un piano diverso la Dattilologia ; una translitterazione dei grafemi dell’Italiano in una forma visiva, una scrittura aerea dell’Italiano appunto che permette un rapido passaggio dalla materia aerea a quella grafica. Un approccio visivo legato alle immagini degli oggetti e delle idee utilizzate per l’apprendimento , lo sviluppo di mappe concettuali circa alcuni argomenti; a volte la drammatizzazione, il mimo o la pantomima e tutto quello che la sensibilità e la professionalità pedagogica, didattica ed educativa degli insegnanti suggeriva. Metodi e strumenti differenti, tra loro contigui, talvolta sovrapposti che concorrono spesso, in una sorta di total comunication all’apprendimento della lettura e della scrittura. La didattica intramaterica suggerisce che esista una continuità ideale tra questi strumenti e questi metodi; che ci sia un passaggio materico nel sistema di espressione tra l’oggetto disegnato, la Lingua dei Segni, l’Italiano segnato esatto, la dattilologia sillabica e i grafemi dell’italiano; un filo conduttore che va dall’icona dell’oggetto o dell’azione o del pensiero che si vuole esprimere al simbolo grafico della stesso oggetto-azione-pensiero. Il cambiamento è nella rappresentazione superficiale, espressiva, dell’immagine mentale che nei bambini sordi è fatta di sembianze che le parole non riescono a tradurre perché spesso impossibilitate ad esprimersi; il processo di cambiamento materico dell’espressione stabilizza la comprensione e la formazione di tali immagini e ottiene lo scopo di rendere scritte queste parvenze; contiene emotivamente il bambino che si riconosce in questo passaggio materico, che pone fiducia nella graduale trasformazione dell’espressione partendo da un piano linguistico visivo, la lingua dei segni, naturalmente a lui vicino, per approdare alla distanza della scrittura dell’Italiano vocale. La coerenza e la gradualità del cambiamento favorisce l’apprendimento nella misura in cui il bambino si fida, così come inconsciamente fa, del proprio mondo visivo e delle conoscenze che da questa modalità ha tratto. Coerente con questa impostazione abbiamo indicato una apprendimento globale della letto scrittura, anche qui un approccio che vada progredendo dal generale al particolare, un approccio globale e non sillabico, visivo e non acustico alla letto scrittura. Generalmente la didattica della letto scrittura è legata al mondo conoscitivo del bambino, circa le sue esperienze e la sua quotidianità, empiricamente diamo senso grafico all’esperienza acustica fornendo un quadro di aspettative circa la traducibilità intersemiotica fra sistemi di simboli, da una parte i suoni e dall’altra i grafemi della lingua vocale a cui si riferiscono. La didattica intramorfica, in assenza di fonemi, teorizza che i segni linguistici della LIS vengano scelti per coerenza di forma della mano, di configurazione, con i simboli manuali alfabetici della dattilologia, un filo conduttore che permette al bambino sordo di riconoscere nei segni eseguiti la forma della lettera dell’alfabeto che sta imparando a scrivere graficamente, di nuovo un passaggio sotteso tra una forma e una materia simbolica diversa. Un po’ come imparare una lingua straniera cercando nell’italiano quelle parole che contengano i suoni di quella lingua, con la differenza che, nel caso della didattica intramorfica, la somiglianza debba fare un salto semiotico e materico importante: dalla lingua dei segni alla scrittura. Il cambiamento della forma, o meglio, la didattica intramorfica, necessita a nostro parere di strumenti visivi e concettuali di contorno che rivestono comunque un ruolo importante. Ad esempio i disegni della famiglia Guanti Rossi sono stati creati non come singole immagini ma in un filo narrativo che narra una giornata di questa famiglia; la mamma che lava l’auto e che accompagna i figli a scuola, il padre in motocicletta e il cane che scorazza nel giardino della casetta. Ogni immagine, specialmente quelle degli esercizi alla fine di ciascuna unità, è contestualizzata, inserita nel suo ambiente semantico, la mela quindi è sul melo, il lupo nel bosco e l’uva nella vigna. E’ facilmente intuibile che la contestualizzazione, l’ambientazione serve a offrire un senso vero, quasi funzionale all’immagine dell’oggetto che verrà digitata e poi scritta. I personaggi hanno caratteristiche omogenee circa il colore e la forma del disegno; sia la famiglia Guanti Rossi sia le immagini funzionali alla lezione hanno lo stesso tratto distintivo, finanche gli stessi occhi, la stessa espressione coloristica. L’acquerellato dello sfondo ha un senso didascalico che attiene alla ripartizione tra lezione ed esercizi: lo sfondo arancione è stato scelto per l’introduzione, il rosa per la spiegazione e il verde per gli esercizi. Si tratta di un riconoscimento e di un contenimento emotivo. Il bambino si organizza e si rassicura rispetto alle fasi del lavoro e quindi dell’apprendimento, riconosce i passaggi attraverso il colore delle icone che trova sul libro e che rincontra sullo schermo del computer. La lezione, le pagine sono impostate con semplicità, cercano di attirare l’attenzione con pochi elementi iconici adatti alle capacità visive del bambino e, perché no, al suo gusto infantile. Le parole scritte sono solo quelle che servono all’apprendimento dell’unità didattica, non sono invasive, ingombranti. Vengono presentati tutti i caratteri contemporaneamente: la maiuscola, la minuscola e il corsivo nell’ottica, come già detto, di un approccio visivo globale all’apprendimento. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare, in un pomeriggio d’autunno, Patch Adams durante una conferenza universitaria in Italia; ci siamo presentati con il naso rosso da clown e tra le mille suggestioni che questo uomo ci ha regalato abbiamo conservato la sensazione di poter fare qualcosa per rendere, se possibile, meno difficile ai bambini sordi, ma anche a bambini che hanno difficoltà specifiche nell’apprendimento, l’acquisizione della lettura e della scrittura in Italiano. I guanti rossi nascono proprio da questa speranza; delle mani guantate di rosso che si muovono nell’aria, che traducono e che fanno sorridere.
Monografia o trattato scientifico - Monografia di Ricerca - Prima edizione
Lettura, scrittura, bambini, sordità, lingua dei segni, LIS, didattica, abbecedario
Italian
978-88-514-1082-7
Celo, P., Vian, N., Tarella, A. (2013). Guanti rossi 1. Percorso di lettura e scrittura con l'apprendimento intramorfico per bambini sordi. Milano : Ancora Arti Grafiche.
Celo, P; Vian, N; Tarella, A
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