Generally, sexual assault is defined as an unwanted sexual contact. In the Italian penal code the regulation of sexual crimes is the result of a reform that is now twenty years old. The aim of the work is to focus on the controversial issues related to this topic. In particular, the author believes that a new reform is needed. For example, it could be appropriate to diversify the criminal behaviors, by distinguishing sexual harassment from sexual abuse and rape. Then, it could be interesting ad useful to focus on the lack of consent of the victim, in order to punish these kind of crimes. From this point of view it’s really important to make a comparison with the U. S. system. In the U.S.A. a relevant issue concerning the way criminal laws punish sexual assaults is linked to the debate if it should be better focused on the defendant’s use of force or violence, or on the victim’s lack of consent (in this case, it’s important to define which is the best consent standard to use). Some legislations require proof of both: either lack of consent or force by itself isn’t enough to constitute the crime. An interesting food for thought might be found by considering the way in which some U.S. legislations deal with the problem. On September 28, 2014 the State of California, with the goal of addressing the phenomenon of sexual assaults campus colleges, adopted the “Yes means Yes” bill, to amend Section 67386 of the Education code, relating to student safety. This law requires colleges and universities in California to adopt specific policies regarding sexual assault, including the introduction of a new affirmative consent standard in the determination of whether consent was given by a complainant. The law requires colleges and universities to adopt these policies in order to receive state funds for student financial assistance. This new legislation was followed - on July 7, 2015 - by another similar one, adopted in the State of New York, titled “Enough is Enough”, which requires all colleges to adopt a set of comprehensive procedures and guidelines, including a uniform definition of affirmative consent. Affirmative consent is a relatively new concept in the law. In effect, it requires a university student accused of sexual misconduct to establish that the accuser affirmatively consented to the sexual contact. These changes in California and New York do not alter the criminal definition of sexual assault, which continues to require the state to prove the lack of consent. However, the laws also require colleges to create and implement methods for educating students about affirmative consent. Such educational programs likely include clear and frank discussions about sex and about sexual dignity and autonomy. Therefore, it is important to understand whether this new standard could be a significant step towards reforming criminal rape laws and creating a more sensible, compassionate view of sex in society generally.

A ventuno anni dalla riforma che ha riguardato i reati sessuali è opportuno chiedersi se la normativa vigente, sostanzialmente da allora rimasta immutata, sia tuttora (e se lo sia mai stata) efficace a contrastare il fenomeno della violenza sessuale nelle sue forme di manifestazione. Seppur si avverta la necessità di un cambiamento (ne è espressione anche l’approvazione della recente legge 69/2019), tuttavia non si è ancora posto mente ad una rivisitazione complessiva della disciplina. La legge n. 69 del 19 luglio 2019, nota come “Codice Rosso”, infatti, pur contenendo rilevanti modifiche in tema di reati contro la persona, sia sotto il profilo sostanziale che processuale, non impatta sulla struttura base del reato di violenza sessuale. Sollecitazioni in merito ad un mutamento della disciplina provengono anche dalla giurisprudenza di merito. Ciò è quanto emerge dall’indagine empirica condotta su procedimenti penali, con imputazione ex art. 609 bis c.p., definiti dal Tribunale di Milano nell’arco del triennio 2015 – 2017. L’analisi dei casi giurisprudenziali permette di cogliere come gli interpreti, già da tempo, si spingano a letture evolutive del dato teorico, con argomentazioni capaci di offrire nuove prospettive applicative delle fattispecie incriminatrici dei reati sessuali. Riforme in materia sono state peraltro adottate in vari Paesi stranieri. La rilevanza di uno studio comparato si traduce nella possibilità, che il raffronto tra differenti sistemi giuridici offre, di individuare quali profili della normativa di altri ordinamenti siano maggiormente apprezzabili e quali, invece, più criticabili. Il comune denominatore delle riforme succedutesi negli ordinamenti di civil law diversi dal nostro e nei principali sistemi di common law si rinviene nella necessità di realizzare una tutela più pregnante contro i reati sessuali, condividendo principi ispiratori incentrati sull’importanza di valorizzare la libertà di autodeterminazione della persona nella sfera della propria sessualità e di costruire fattispecie di reato incentrate sul requisito della mancanza del consenso della vittima. Significative le modifiche apportate alla disciplina dei reati sessuali in Germania, Spagna e Svezia. Nell’area del common law spiccano l’ordinamento giuridico inglese, nonché quello statunitense. Proprio con riferimento a quest’ultimo, spinte riformistiche negli Stati Uniti d’America si sono diffuse già dalla metà degli anni ‘60 e sono proseguite fino alla metà degli anni ’70 del secolo scorso, anni in cui le rilevazioni statistiche relative al reato di violenza carnale hanno registrato picchi allarmanti tanto da far parlare di “rape epidemic”. Già si insisteva sulla necessità di abbandonare il requisito della resistance come elemento necessario per la sussistenza del reato e sull’opportunità di individuare parametri univoci da cui inferire il non consenso della vittima. In tale ottica, di assoluto rilievo è la modifica compiuta dallo Stato della California, che ha emanato il 28 settembre 2014 una legge dal titolo “Yes means Yes” secondo cui è richiesto “an affirmative consent standard in the determination of wether consent was given by both parties to sexual activity”. Definita dalle testate giornalistiche come “la nuova legge anti-stupro”, è una misura approvata per arginare la piaga delle violenze sessuali commesse nei campus universitari: il silenzio o la mancanza di resistenza da parte della vittima non sono sufficienti a integrare il consenso al rapporto sessuale. L’attenzione posta dall’ordinamento californiano sulla valorizzazione della mancanza del consenso della persona offesa offre spunti di riflessione in un’ottica di riforma del diritto interno in materia di violenza sessuale.

(2020). Violenza sessuale: prassi applicative e prospettive di riforma anche alla luce dell'esperienza statunitense. (Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano-Bicocca, 2020).

Violenza sessuale: prassi applicative e prospettive di riforma anche alla luce dell'esperienza statunitense

TORLASCO, FRANCESCA
2020-02-17

Abstract

A ventuno anni dalla riforma che ha riguardato i reati sessuali è opportuno chiedersi se la normativa vigente, sostanzialmente da allora rimasta immutata, sia tuttora (e se lo sia mai stata) efficace a contrastare il fenomeno della violenza sessuale nelle sue forme di manifestazione. Seppur si avverta la necessità di un cambiamento (ne è espressione anche l’approvazione della recente legge 69/2019), tuttavia non si è ancora posto mente ad una rivisitazione complessiva della disciplina. La legge n. 69 del 19 luglio 2019, nota come “Codice Rosso”, infatti, pur contenendo rilevanti modifiche in tema di reati contro la persona, sia sotto il profilo sostanziale che processuale, non impatta sulla struttura base del reato di violenza sessuale. Sollecitazioni in merito ad un mutamento della disciplina provengono anche dalla giurisprudenza di merito. Ciò è quanto emerge dall’indagine empirica condotta su procedimenti penali, con imputazione ex art. 609 bis c.p., definiti dal Tribunale di Milano nell’arco del triennio 2015 – 2017. L’analisi dei casi giurisprudenziali permette di cogliere come gli interpreti, già da tempo, si spingano a letture evolutive del dato teorico, con argomentazioni capaci di offrire nuove prospettive applicative delle fattispecie incriminatrici dei reati sessuali. Riforme in materia sono state peraltro adottate in vari Paesi stranieri. La rilevanza di uno studio comparato si traduce nella possibilità, che il raffronto tra differenti sistemi giuridici offre, di individuare quali profili della normativa di altri ordinamenti siano maggiormente apprezzabili e quali, invece, più criticabili. Il comune denominatore delle riforme succedutesi negli ordinamenti di civil law diversi dal nostro e nei principali sistemi di common law si rinviene nella necessità di realizzare una tutela più pregnante contro i reati sessuali, condividendo principi ispiratori incentrati sull’importanza di valorizzare la libertà di autodeterminazione della persona nella sfera della propria sessualità e di costruire fattispecie di reato incentrate sul requisito della mancanza del consenso della vittima. Significative le modifiche apportate alla disciplina dei reati sessuali in Germania, Spagna e Svezia. Nell’area del common law spiccano l’ordinamento giuridico inglese, nonché quello statunitense. Proprio con riferimento a quest’ultimo, spinte riformistiche negli Stati Uniti d’America si sono diffuse già dalla metà degli anni ‘60 e sono proseguite fino alla metà degli anni ’70 del secolo scorso, anni in cui le rilevazioni statistiche relative al reato di violenza carnale hanno registrato picchi allarmanti tanto da far parlare di “rape epidemic”. Già si insisteva sulla necessità di abbandonare il requisito della resistance come elemento necessario per la sussistenza del reato e sull’opportunità di individuare parametri univoci da cui inferire il non consenso della vittima. In tale ottica, di assoluto rilievo è la modifica compiuta dallo Stato della California, che ha emanato il 28 settembre 2014 una legge dal titolo “Yes means Yes” secondo cui è richiesto “an affirmative consent standard in the determination of wether consent was given by both parties to sexual activity”. Definita dalle testate giornalistiche come “la nuova legge anti-stupro”, è una misura approvata per arginare la piaga delle violenze sessuali commesse nei campus universitari: il silenzio o la mancanza di resistenza da parte della vittima non sono sufficienti a integrare il consenso al rapporto sessuale. L’attenzione posta dall’ordinamento californiano sulla valorizzazione della mancanza del consenso della persona offesa offre spunti di riflessione in un’ottica di riforma del diritto interno in materia di violenza sessuale.
PECORELLA, CLAUDIA
Generally, sexual assault is defined as an unwanted sexual contact. In the Italian penal code the regulation of sexual crimes is the result of a reform that is now twenty years old. The aim of the work is to focus on the controversial issues related to this topic. In particular, the author believes that a new reform is needed. For example, it could be appropriate to diversify the criminal behaviors, by distinguishing sexual harassment from sexual abuse and rape. Then, it could be interesting ad useful to focus on the lack of consent of the victim, in order to punish these kind of crimes. From this point of view it’s really important to make a comparison with the U. S. system. In the U.S.A. a relevant issue concerning the way criminal laws punish sexual assaults is linked to the debate if it should be better focused on the defendant’s use of force or violence, or on the victim’s lack of consent (in this case, it’s important to define which is the best consent standard to use). Some legislations require proof of both: either lack of consent or force by itself isn’t enough to constitute the crime. An interesting food for thought might be found by considering the way in which some U.S. legislations deal with the problem. On September 28, 2014 the State of California, with the goal of addressing the phenomenon of sexual assaults campus colleges, adopted the “Yes means Yes” bill, to amend Section 67386 of the Education code, relating to student safety. This law requires colleges and universities in California to adopt specific policies regarding sexual assault, including the introduction of a new affirmative consent standard in the determination of whether consent was given by a complainant. The law requires colleges and universities to adopt these policies in order to receive state funds for student financial assistance. This new legislation was followed - on July 7, 2015 - by another similar one, adopted in the State of New York, titled “Enough is Enough”, which requires all colleges to adopt a set of comprehensive procedures and guidelines, including a uniform definition of affirmative consent. Affirmative consent is a relatively new concept in the law. In effect, it requires a university student accused of sexual misconduct to establish that the accuser affirmatively consented to the sexual contact. These changes in California and New York do not alter the criminal definition of sexual assault, which continues to require the state to prove the lack of consent. However, the laws also require colleges to create and implement methods for educating students about affirmative consent. Such educational programs likely include clear and frank discussions about sex and about sexual dignity and autonomy. Therefore, it is important to understand whether this new standard could be a significant step towards reforming criminal rape laws and creating a more sensible, compassionate view of sex in society generally.
violenza sessuale; consenso; stupro; molestie; vittima
sexual violence; consent; rape; sexual harassment; vittima
IUS/17 - DIRITTO PENALE
Italian
32
2018/2019
(2020). Violenza sessuale: prassi applicative e prospettive di riforma anche alla luce dell'esperienza statunitense. (Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano-Bicocca, 2020).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/10281/262947
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