The food system crisis and the urgent need to develop a different socio-economic model for the organization of food production and consumption practices are analytical constructs about which a growing scientific consensus is coupled with increasing media attention. The application of intensive industrial models in food production and distribution together with ever growing liberalization of exchanges in international markets have spurred the development of a highly-concentrated and capital-intensive global food market, in which prominent power imbalances grant immense directional and decisional leadership to a restricted number of big international players. This type of food chain management has shown a marked incapacity to satisfy the requirements of sustainability, thus calling for a reform process which aims to re-internalize the economic processes linked to production, distribution and consumption of food within social and environmental frameworks able to protect the (human, cultural, social, economic, and ecosystem) resources which are mobilized by the agri-food chain. In this critical scenario, in the last years we have been witnessing the construction and consolidation of new ‘grassroots’ organizational structures, aiming at re-embedding (through processes of ‘re-socialization’ and ‘re-localization’) food production, distribution and consumption practices within the frame of local and sustainable systems. These initiatives have been labeled as alternative food networks (AFNs): they are food chain organizational schemes setting up and managing short circuits to re-valorize local, traditional and sustainable productions. They are seen as carrying a promise of facilitating access to healthy, nutritionally-adequate and ethically correct foods, while providing an opportunity to revive the local rural fabric by building a viable alternative to the productivist structures of current capitalism and to the predatory relationships inherent in them. In the last two decades, a great effort in research has brought about robust literature on the phenomena of re-localization and on AFNs. Many analysts have focused on the transition of consumption models towards the re-discovery of local or ethical production and others have concentrated on the values, ideologies and relations underlying the building and working of networks and alternative economies. However, the productive component of these networks remains relatively unexplored, i. e. the productive-entrepreneurial archipelago which is mobilized by these networks and which finds in them a new center of gravity. My study aims to occupy this field, and attempts to advance the knowledge of the social and economic world of small food producers selling their products through AFNs-related commercial circuits in and around the city of Milan and, in a comparative perspective, in the cities of Manchester, Lancaster and the whole region of the North-West of England. By employing qualitative methods, then, this thesis tries to provide an interpretation of the reality of ‘alternative' producers in these two cities. The objective is to bring out their identity and their story, their representations of the problems affecting the food system and their personal strategies to cope with them, plus the requirements, logics and mechanisms of action which define the participation to an AFN and make it possible. I tried to analyze the set of values and ideological references inspiring their actions, their opportunities, and the critical points and obstacles which threaten their development and that of the AFNs themselves. By investigating the habitus of this emerging field and the operations of its players, my attempt is to objectify the presence and practices of these ‘new’ food producers, along with the corresponding ‘de-commodification’ modalities with which their activities are re-integrated within an innovative system of social relations.

L’applicazione di modelli industriali intensivi alla produzione e alla distribuzione degli alimenti e la liberalizzazione degli scambi sui mercati internazionali hanno portato alla costituzione di un mercato globale del cibo ad alta intensità di capitale e fortemente concentrato, in cui evidenti squilibri di potere concedono enormi capacità direzionali e decisionali a un numero ristretto di grandi player internazionali. Ciò ha generato gravi esternalità che hanno provocato un impatto sulla vita umana, sociale ed ecosistemica, rendendo manifesta la necessità di un processo di re-interiorizzazione dei processi economici legati alla produzione, alla distribuzione e al consumo di cibo entro schemi sociali e ambientali in grado di proteggere le risorse (umane, culturali, sociali, economiche ed ecosistemiche) mobilizzate dalla filiera agro-alimentare. In questo quadro critico, assistiamo ormai da alcuni anni alla nascita e al consolidamento di strutture organizzative ‘dal basso’ che mirano alla re-incorporazione (intesa come ‘ri-socializzazione’ e ‘ri-localizzazione’) delle pratiche di produzione, distribuzione e consumo di cibo entro sistemi sostenibili e locali. Si tratta di quelli che nella letteratura internazionale sono denominati alternative food networks (AFNs), ossia schemi organizzativi di filiera alimentare che puntano alla creazione di circuiti corti di ri-valorizzazione delle produzioni locali, tradizionali e sostenibili, con la promessa di potenziare l’accesso a cibi sani, nutrizionalmente adeguati ed eticamente corretti, ed al contempo costruire un’alternativa viabile alle strutture produttiviste e predatorie del capitalismo attuale. Negli ultimi due decenni, un imponente sforzo di ricerca ha permesso la creazione di una robusta letteratura sui fenomeni di ri-localizzazione e sugli alternative food networks. Molte analisi hanno avuto ad oggetto la transizione dei modelli di consumo verso la riscoperta delle produzioni locali o etiche, o altrettanto si sono occupate dei presupposti valoriali, ideologici e relazionali di funzionamento dei network e delle economie alternative, analizzando queste reti in termini di innovazione sociale o driver di sviluppo rurale. Rimane tuttavia relativamente poco esplorata la componente produttiva, ossia l’arcipelago produttivo-imprenditoriale che viene mobilizzato da queste reti e che in esse trova un nuovo centro di gravità. Il mio studio vuole inserirsi proprio in questo solco, e tentare di avanzare la conoscenza del mondo sociale ed economico dei piccoli produttori alimentari che vendono i loro prodotti attraverso i circuiti commerciali stabiliti dagli AFN nella città di Milano e, in un’ottica comparativa, nelle città di Manchester e Lancaster nel Nord Ovest dell’Inghilterra. Attraverso metodi qualitativi, dunque, si cercherà di fornire un’interpretazione della realtà dei produttori ‘alternativi’ nei due territori. L’obiettivo è di mettere in evidenza le loro identità e le loro storie, le loro rappresentazioni dei problemi del sistema alimentare e le strategie per venirne a capo, i requisiti, le logiche e i meccanismi d’azione che definiscono e rendono possibile la partecipazione a un AFN, l’insieme di riferimenti valoriali e ideologici che ispirano la loro azione, le opportunità, i punti critici e gli ostacoli che minacciano il proprio sviluppo personale-imprenditoriale e quello degli AFN stessi. Indagando l’habitus di questo campo emergente e le operazioni dei suoi attori, dunque, si tenterà di oggettivare la presenza e le pratiche dei ‘nuovi’ produttori alimentari e le modalità di ‘demercificazione’ tramite le quali le loro attività sono reintegrate entro un sistema innovativo di relazioni sociali.

(2018). Exploring the production side: Small scale food producers and alternative food networks in European urban contexts Raffaele Matacena. (Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano-Bicocca, 2018).

Exploring the production side: Small scale food producers and alternative food networks in European urban contexts Raffaele Matacena

MATACENA, RAFFAELE
2018

Abstract

L’applicazione di modelli industriali intensivi alla produzione e alla distribuzione degli alimenti e la liberalizzazione degli scambi sui mercati internazionali hanno portato alla costituzione di un mercato globale del cibo ad alta intensità di capitale e fortemente concentrato, in cui evidenti squilibri di potere concedono enormi capacità direzionali e decisionali a un numero ristretto di grandi player internazionali. Ciò ha generato gravi esternalità che hanno provocato un impatto sulla vita umana, sociale ed ecosistemica, rendendo manifesta la necessità di un processo di re-interiorizzazione dei processi economici legati alla produzione, alla distribuzione e al consumo di cibo entro schemi sociali e ambientali in grado di proteggere le risorse (umane, culturali, sociali, economiche ed ecosistemiche) mobilizzate dalla filiera agro-alimentare. In questo quadro critico, assistiamo ormai da alcuni anni alla nascita e al consolidamento di strutture organizzative ‘dal basso’ che mirano alla re-incorporazione (intesa come ‘ri-socializzazione’ e ‘ri-localizzazione’) delle pratiche di produzione, distribuzione e consumo di cibo entro sistemi sostenibili e locali. Si tratta di quelli che nella letteratura internazionale sono denominati alternative food networks (AFNs), ossia schemi organizzativi di filiera alimentare che puntano alla creazione di circuiti corti di ri-valorizzazione delle produzioni locali, tradizionali e sostenibili, con la promessa di potenziare l’accesso a cibi sani, nutrizionalmente adeguati ed eticamente corretti, ed al contempo costruire un’alternativa viabile alle strutture produttiviste e predatorie del capitalismo attuale. Negli ultimi due decenni, un imponente sforzo di ricerca ha permesso la creazione di una robusta letteratura sui fenomeni di ri-localizzazione e sugli alternative food networks. Molte analisi hanno avuto ad oggetto la transizione dei modelli di consumo verso la riscoperta delle produzioni locali o etiche, o altrettanto si sono occupate dei presupposti valoriali, ideologici e relazionali di funzionamento dei network e delle economie alternative, analizzando queste reti in termini di innovazione sociale o driver di sviluppo rurale. Rimane tuttavia relativamente poco esplorata la componente produttiva, ossia l’arcipelago produttivo-imprenditoriale che viene mobilizzato da queste reti e che in esse trova un nuovo centro di gravità. Il mio studio vuole inserirsi proprio in questo solco, e tentare di avanzare la conoscenza del mondo sociale ed economico dei piccoli produttori alimentari che vendono i loro prodotti attraverso i circuiti commerciali stabiliti dagli AFN nella città di Milano e, in un’ottica comparativa, nelle città di Manchester e Lancaster nel Nord Ovest dell’Inghilterra. Attraverso metodi qualitativi, dunque, si cercherà di fornire un’interpretazione della realtà dei produttori ‘alternativi’ nei due territori. L’obiettivo è di mettere in evidenza le loro identità e le loro storie, le loro rappresentazioni dei problemi del sistema alimentare e le strategie per venirne a capo, i requisiti, le logiche e i meccanismi d’azione che definiscono e rendono possibile la partecipazione a un AFN, l’insieme di riferimenti valoriali e ideologici che ispirano la loro azione, le opportunità, i punti critici e gli ostacoli che minacciano il proprio sviluppo personale-imprenditoriale e quello degli AFN stessi. Indagando l’habitus di questo campo emergente e le operazioni dei suoi attori, dunque, si tenterà di oggettivare la presenza e le pratiche dei ‘nuovi’ produttori alimentari e le modalità di ‘demercificazione’ tramite le quali le loro attività sono reintegrate entro un sistema innovativo di relazioni sociali.
MINGIONE, TERENZIO ROBERTO
The food system crisis and the urgent need to develop a different socio-economic model for the organization of food production and consumption practices are analytical constructs about which a growing scientific consensus is coupled with increasing media attention. The application of intensive industrial models in food production and distribution together with ever growing liberalization of exchanges in international markets have spurred the development of a highly-concentrated and capital-intensive global food market, in which prominent power imbalances grant immense directional and decisional leadership to a restricted number of big international players. This type of food chain management has shown a marked incapacity to satisfy the requirements of sustainability, thus calling for a reform process which aims to re-internalize the economic processes linked to production, distribution and consumption of food within social and environmental frameworks able to protect the (human, cultural, social, economic, and ecosystem) resources which are mobilized by the agri-food chain. In this critical scenario, in the last years we have been witnessing the construction and consolidation of new ‘grassroots’ organizational structures, aiming at re-embedding (through processes of ‘re-socialization’ and ‘re-localization’) food production, distribution and consumption practices within the frame of local and sustainable systems. These initiatives have been labeled as alternative food networks (AFNs): they are food chain organizational schemes setting up and managing short circuits to re-valorize local, traditional and sustainable productions. They are seen as carrying a promise of facilitating access to healthy, nutritionally-adequate and ethically correct foods, while providing an opportunity to revive the local rural fabric by building a viable alternative to the productivist structures of current capitalism and to the predatory relationships inherent in them. In the last two decades, a great effort in research has brought about robust literature on the phenomena of re-localization and on AFNs. Many analysts have focused on the transition of consumption models towards the re-discovery of local or ethical production and others have concentrated on the values, ideologies and relations underlying the building and working of networks and alternative economies. However, the productive component of these networks remains relatively unexplored, i. e. the productive-entrepreneurial archipelago which is mobilized by these networks and which finds in them a new center of gravity. My study aims to occupy this field, and attempts to advance the knowledge of the social and economic world of small food producers selling their products through AFNs-related commercial circuits in and around the city of Milan and, in a comparative perspective, in the cities of Manchester, Lancaster and the whole region of the North-West of England. By employing qualitative methods, then, this thesis tries to provide an interpretation of the reality of ‘alternative' producers in these two cities. The objective is to bring out their identity and their story, their representations of the problems affecting the food system and their personal strategies to cope with them, plus the requirements, logics and mechanisms of action which define the participation to an AFN and make it possible. I tried to analyze the set of values and ideological references inspiring their actions, their opportunities, and the critical points and obstacles which threaten their development and that of the AFNs themselves. By investigating the habitus of this emerging field and the operations of its players, my attempt is to objectify the presence and practices of these ‘new’ food producers, along with the corresponding ‘de-commodification’ modalities with which their activities are re-integrated within an innovative system of social relations.
AFNs; food; agriculture; de-commodification; comparison
AFNs; food; agriculture; de-commodification; comparison
SPS/10 - SOCIOLOGIA DELL'AMBIENTE E DEL TERRITORIO
English
URBEUR_QUASI, CITTA' E SOCIETA' DELL'INFORMAZIONE - 83R
30
2016/2017
(2018). Exploring the production side: Small scale food producers and alternative food networks in European urban contexts Raffaele Matacena. (Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano-Bicocca, 2018).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10281/241153
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