Our impressions of others are often based on limited information that is spontaneously and automatically extracted from their faces. An important class of inferences concerns judgments of trustworthiness. As such, people start discriminating trustworthiness after 33ms of exposure to a face and the detection of trustworthiness in faces is faster than the detection of a variety of other characteristics, including dominance, likeability, and competence. People show a memory advantage for faces varying on trustworthiness compared with those varying on likeability, friendliness, and dominance and facial trustworthiness predicts basic approach/avoidance responses. In the vast majority of studies examining facial trustworthiness, faces are flashed on the computer screen, and categorization of trustworthiness quickly ensues. In other words, evaluation of facial trustworthiness is often thought to be based on facial features and relatively immune to context cues. However, we rarely encounter an isolated facial expression in the real world. The present dissertation aimed at complementing and extending prior research evidence by investigating whether contextual information may impact the perception of facial trustworthiness. We conducted 8 main experiments and 5 pretests (N = 691) combining outcome based measures (i.e., ratings and explicit evaluations) with process-sensitive measures (i.e., mouse tracking). Results of each single experiment and the meta-analysis of the whole experimental data show that contextual threat information influences the evaluation of facial trustworthiness. We showed the specificity of threat information proving that the effects we found goes over and beyond negative information more in general. Thus, contextual threat information promoted the evaluation and categorization of facial untrustworthiness. By contrast, threatening contextual cues disrupted the processing of trustworthy faces. Moreover, our data suggested that such an integration occurs at a low cognitive level, in accordance with an evolutionary perspective, by showing that the integration is possible when information to be integrated lay in the same perceptual system but not when information is stored on different perceptual systems. Taken together, our findings reveal the malleable nature of trustworthiness such that its perception is readily pushed around by scene context.

La prima impressione è spesso basata su informazioni limitate che sono estratte automaticamente dall’aspetto dei target. Una classe di giudizi particolarmente importante è quella relativa al giudizio di trustworthiness. Data la sua importanza, siamo in grado di formarci un’impressione di trustworthiness già dopo 33ms di esposizione al volto della persona target. Inoltre il giudizio riguardante la trustworthiness si forma più velocemente dei giudizi riguardanti altre dimensioni della percezione sociale (eg. Dominanza, competenza e piacevolezza). In letteratura altri studi mostrano evidenze riguardanti un vantaggio nel ricordo di volti untrustworthy che supera il vantaggio attribuito a volti che variano lungo altre dimensioni di percezione sociale. In aggiunta è stato dimostrato che la trustworthiness di un volto può predire risposte di approccio o evitamento nell’osservatore. Nella maggior parte degli studi che indagano la percezione di trustworthiness i volti vengono presentati per un breve momento sullo schermo del computer e ai partecipanti è chiesto di categorizzarli. Di conseguenza la percezione di trustworthiness estratta dal volto è spesso considerata come una caratteristica che viene elaborata in maniera relativamente indipendente dal contesto. Tuttavia i volti non vengono mai incontrati in assenza di un contesto nella vita di tutti i giorni. Il presente lavoro cerca di estendere la letteratura precedente indagando come informazioni contestuali possano impattare la percezione di trustworthiness estratta dai volti. A tal scopo abbiamo condotto 8 esperimenti e 5 pretest (N = 691) basati sia su misure che rilevano l’outcome della percezione (eg. Giudizi espliciti e categorizzazioni) che su misure sensibili al processo sottostante (eg. Mouse-tracking). I risultati dei singoli esperimenti e una meta-analisi condotta sull’intero set di dati mostrano che le informazioni contestuali collegate alla minacciosità influenzano il giudizio di trustworthiness. Il presente lavoro dimostra la specificità delle informazioni di minaccia e mette in evidenza come l’effetto della minaccia vada ben oltre l’effetto della semplice valenza. Sembra quindi che la presenza nel contesto di informazioni di minaccia promuova la categorizzazione di un volto come untrustworthy. Al contrario le stesse informazioni contestuali di minaccia sembrano interferire con il processo di percezione rendendo la categorizzazione di volti trustowrthy meno fluida. Un altro aspetto che i nostri dati suggeriscono è che l’integrazione tra la trustworthiness e le informazioni di minaccia avvenga ad un profondo livello dell’architettura cognitiva. Tale risultato è in linea con una prospettiva evolutiva ed è ottenuto dimostrando che l’integrazione di informazioni avviene solo quando tali informazioni sono presenti nello stesso sistema percettivo e non quando le informazioni da integrare provengono da sistemi percettivi differenti. Il quadro generale dei nostri risultati rivela la flessibilità della percezione di trustworthiness e come questa possa essere influenzata da informazioni contestuali allo stimolo percepito.

(2019). Dynamics of Face-Context Integration: How Threat Cues Influence the Processing of Facial Trustworthiness. (Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano-Bicocca, 2019).

Dynamics of Face-Context Integration: How Threat Cues Influence the Processing of Facial Trustworthiness

BIELLA, MARCO
2019

Abstract

La prima impressione è spesso basata su informazioni limitate che sono estratte automaticamente dall’aspetto dei target. Una classe di giudizi particolarmente importante è quella relativa al giudizio di trustworthiness. Data la sua importanza, siamo in grado di formarci un’impressione di trustworthiness già dopo 33ms di esposizione al volto della persona target. Inoltre il giudizio riguardante la trustworthiness si forma più velocemente dei giudizi riguardanti altre dimensioni della percezione sociale (eg. Dominanza, competenza e piacevolezza). In letteratura altri studi mostrano evidenze riguardanti un vantaggio nel ricordo di volti untrustworthy che supera il vantaggio attribuito a volti che variano lungo altre dimensioni di percezione sociale. In aggiunta è stato dimostrato che la trustworthiness di un volto può predire risposte di approccio o evitamento nell’osservatore. Nella maggior parte degli studi che indagano la percezione di trustworthiness i volti vengono presentati per un breve momento sullo schermo del computer e ai partecipanti è chiesto di categorizzarli. Di conseguenza la percezione di trustworthiness estratta dal volto è spesso considerata come una caratteristica che viene elaborata in maniera relativamente indipendente dal contesto. Tuttavia i volti non vengono mai incontrati in assenza di un contesto nella vita di tutti i giorni. Il presente lavoro cerca di estendere la letteratura precedente indagando come informazioni contestuali possano impattare la percezione di trustworthiness estratta dai volti. A tal scopo abbiamo condotto 8 esperimenti e 5 pretest (N = 691) basati sia su misure che rilevano l’outcome della percezione (eg. Giudizi espliciti e categorizzazioni) che su misure sensibili al processo sottostante (eg. Mouse-tracking). I risultati dei singoli esperimenti e una meta-analisi condotta sull’intero set di dati mostrano che le informazioni contestuali collegate alla minacciosità influenzano il giudizio di trustworthiness. Il presente lavoro dimostra la specificità delle informazioni di minaccia e mette in evidenza come l’effetto della minaccia vada ben oltre l’effetto della semplice valenza. Sembra quindi che la presenza nel contesto di informazioni di minaccia promuova la categorizzazione di un volto come untrustworthy. Al contrario le stesse informazioni contestuali di minaccia sembrano interferire con il processo di percezione rendendo la categorizzazione di volti trustowrthy meno fluida. Un altro aspetto che i nostri dati suggeriscono è che l’integrazione tra la trustworthiness e le informazioni di minaccia avvenga ad un profondo livello dell’architettura cognitiva. Tale risultato è in linea con una prospettiva evolutiva ed è ottenuto dimostrando che l’integrazione di informazioni avviene solo quando tali informazioni sono presenti nello stesso sistema percettivo e non quando le informazioni da integrare provengono da sistemi percettivi differenti. Il quadro generale dei nostri risultati rivela la flessibilità della percezione di trustworthiness e come questa possa essere influenzata da informazioni contestuali allo stimolo percepito.
BRAMBILLA, MARCO
Our impressions of others are often based on limited information that is spontaneously and automatically extracted from their faces. An important class of inferences concerns judgments of trustworthiness. As such, people start discriminating trustworthiness after 33ms of exposure to a face and the detection of trustworthiness in faces is faster than the detection of a variety of other characteristics, including dominance, likeability, and competence. People show a memory advantage for faces varying on trustworthiness compared with those varying on likeability, friendliness, and dominance and facial trustworthiness predicts basic approach/avoidance responses. In the vast majority of studies examining facial trustworthiness, faces are flashed on the computer screen, and categorization of trustworthiness quickly ensues. In other words, evaluation of facial trustworthiness is often thought to be based on facial features and relatively immune to context cues. However, we rarely encounter an isolated facial expression in the real world. The present dissertation aimed at complementing and extending prior research evidence by investigating whether contextual information may impact the perception of facial trustworthiness. We conducted 8 main experiments and 5 pretests (N = 691) combining outcome based measures (i.e., ratings and explicit evaluations) with process-sensitive measures (i.e., mouse tracking). Results of each single experiment and the meta-analysis of the whole experimental data show that contextual threat information influences the evaluation of facial trustworthiness. We showed the specificity of threat information proving that the effects we found goes over and beyond negative information more in general. Thus, contextual threat information promoted the evaluation and categorization of facial untrustworthiness. By contrast, threatening contextual cues disrupted the processing of trustworthy faces. Moreover, our data suggested that such an integration occurs at a low cognitive level, in accordance with an evolutionary perspective, by showing that the integration is possible when information to be integrated lay in the same perceptual system but not when information is stored on different perceptual systems. Taken together, our findings reveal the malleable nature of trustworthiness such that its perception is readily pushed around by scene context.
percezione sociale; trustworthiness; integrazione; cognizione sociale; processamento volti
social perception; trustworthiness; integration dynamics; social cognition; processamento volti
M-PSI/05 - PSICOLOGIA SOCIALE
English
PSICOLOGIA, LINGUISTICA E NEUROSCIENZE COGNITIVE - 77R
31
2017/2018
(2019). Dynamics of Face-Context Integration: How Threat Cues Influence the Processing of Facial Trustworthiness. (Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano-Bicocca, 2019).
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/10281/241067
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